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giovedì 31 agosto 2017

Humpty Dumpty - Oleandri

Agosto e Settembre si mescolano, il caldo e la pioggia. Sudo. Colgo le more dai rovi ormai secchi. Per alleviare tutto ciò, però, c'è Il Diciassettesimo Difficile Album di Humpty Dumpty. Ogni due o tre brani mi blocco, riascolto. Ripeto. Come sempre accade nei dischi del prolifico artista messinese, tendi l'orecchio. Mastichi le parole. Qui sotto vi ho messo Oleandri, forse la voce prestata di Calogero Incandela, forse il ritmo frenetico, sicuramente il testo è quello che ti inchioda.



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sabato 9 aprile 2016

La Nevicata dell'85 - Secolo - 2013 [Streaming]

Secolo rivela con grazia la sua trama come una ragnatela nella mattina imperlata di rugiada, una bellezza prima quasi invisibile ma che dopo non puoi più ignorare. Con questo secondo album La Nevicata dell'85 affonda i suoi denti nella carne cruda dell'attuale e con le sue canzoni ci racconta momenti singoli di una vita, di tante vite, che si stratificano nelle invalicabili montagne del quotidiano. Secolo può sembrare composto di sole otto canzoni ma è piuttosto un'unico possente jodel, un'unica voce che parla a quella parte di noi che di tanto in tanto si ferma a riflettere sulle routine cui siamo costretti, sui meccanismi sociali accettati passivamente. E scuote la testa. (Ottobre 2013)


La Nevicata dell'85
Secolo
2013
Fumaio Records / DreaminGorilla Records

Tracklist:
1. Attuale
2. Nostalghia
3. Secolo
4. Frammenti
5. Diorama
6. Terra che Attendo
7. Sabato
8. Terra che Trovo



Secolo (Video) ▲ FBSoundcloud

giovedì 6 agosto 2015

El Muniria - Stanza 218 - 2004 [Streaming]

Dopo lo scioglimento (per fortuna oggi possiamo aggiungere "temporaneo") dei Massimo Volume nel 2002, Emidio Clementi si dedica, insieme a Massimo Carozzi e Dario Parisini, al progetto El Muniria; della formazione iniziale fa parte anche Theo Teardo, il gruppo però decide di non continuare con questa line-up  per via di alcune divergenze tra Teardo, Clementi e Parisini. L'idea iniziale consisteva nel partire per Tangeri con una strumenatazione minimale e registrare un disco di elettronica e recitato in una camera d'albergo lasciandosi trasportare dalle atmosfere del posto. L'esperienza marocchina si rivela un mezzo disastro e sul disco del 2004 possiamo sentire solo inserti di field recordings relativi al periodo di permanenza a Tangeri. Carozzi, Parisini e Clementi decidono allora di registrare Stanza 218 in studio a Bologna, aiutati dagli amici Steve Piccolo, Luca Gemma, Mauro Rigoni, Vittoria Burattini e Giacomo Fiorenza. Ne viene fuori un disco probabilmente meno elettronico rispetto alle intenzioni iniziali, comunque toccante nel suo intimo minimalismo, a tratti cinematografico. I testi di Clementi prendono una direzione diversa rispetto a quelli scritti per i Massimo Volume, sono sicuramente meno narrativi e costruiti più per immagini, come sempre di altissimo livello (ritengo Stanza 218 e Insieme due dei migliori testi mai scritti da Mimì). Ricordo che all'epoca dell'uscita Stanza 218 venne abbastanza snobbato, ma per fortuna i dischi non hanno una data di scadenza quindi non siate sciocchi e, se per caso in questi anni gli El Muniria vi sono sfuggiti, rimediate. (Ottobre 2012)


El Muniria
Stanza 218
2004
Homesleep

Tracklist:
1. Santo
2. Shalimar Hotel
3. Stanza 218
4. Fermati qui (Dubash marg)
5. Fino in fondo
6. Sotto il sole
7. Forse tra un attimo
8. Dentro questo bicchiere
9. Narrating a photograph (over the phone)
10. Insieme



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mercoledì 1 luglio 2015

ZiDima - Buona Sopravvivenza - 2015

Uscito ad Aprile per I Dischi del Minollo, NelMioNome Dischi e Rumori in Cantina Records, Buona Sopravvivenza è l'ultimo disco dei milanesi ZiDima. La band, formatasi alla fine degli anni novanta, mescola recitato ed esplosioni sonore, rabbia e urla in nove brani dai testi sanguigni che si fanno cantare a squarciagola. Possiedilo, in cd o vinile, qui oppure scaricalo come se non ci fosse domani.


ZiDima
Buona Sopravvivenza
2015
I Dischi del Minollo / NelMioNome Dischi
Rumori in Cantina Records

Tracklist:
1. Un oceano di fiati distrutti
2. Inerti, comodi e vermi
3. Trema carne mia debole
4. L'autodistruzione
5. Sette sassi
6. Yogurt
7. Saziati
8. Come farvi lentamente a pezzi
9. Buona sopravvivenza



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sabato 21 dicembre 2013

Kairo - Kairo - 2012

Torno a recuperare qualcosa dal catalogo di una delle etichette DIY (diaiuai) che mi ha dato più soddisfazioni negli ultimi anni. Mario, Daniele e Alessandro sono i Kairo e vengono da Napoli, fucina di quella musica urlatrice che ci manda in visibilio ed esorcizza quei pensieri che altrimenti ci lascerebbe un gusto amaro in bocca. Kairo è il loro primo Ep e contiene quattro tracce, un frullato tra i Massimo Volume, i Karate e i Raein. Non saprei di preciso dire il perchè. Ciò che per me è certo è che questo disco segna un nuovo passo avanti, un nuovo scalino per la Fallo Dischi nella sua scalata a etichetta della vita. Vi stimo, ragazzi. (Marzo 2012)


Kairo
Kairo
2012
Fallo Dischi

Tracklist:
1. Catullo
2. Poetessa
3. Jacopo
4. Mai Più



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sabato 14 dicembre 2013

Humpty Dumpty - Finestre alte - 2012

''Quando vedo una coppia di ragazzi
e penso che lui se la scopa e che lei
prende la pillola o si mette il diaframma,
so che questo è il paradiso
che ogni vecchio ha sognato per tutta la vita [...]''

Le ''finestre alte'' Humty Dumpty le ha prese in prestito dai versi di Philip Larkin - poeta britannico del secolo scorso - e ne ha fatto il titolo del suo ultimo e coraggioso album. ''Coraggioso'' perché prendere 15 componimenti poetici (in larga parte, ma non solo, del '900 modernista europeo), metterli in musica e recitarli significa fare i conti con chi li ha scritti, e qui non ci si sta propriamente misurando con le Flavia Vento e i Moccia di turno.
Pasternak, Majakovskij, Pavese, Baudelaire, Ezra Pound, W.B. Yeats... Solo per citare i più famosi e illustrare sommariamente la portata di questo progetto, la cui vera protagonista è ''l'aria azzurra e profonda, che non mostra nulla, che non è da nessuna parte, che non ha fine'', filtrata dal vetro di finestre altissime che assorbono vita e luce dal sole restituendone l'immagine più essenziale, immobile e immortale, in forma d'arte. Humpty Dumpty mette da parte il suo mondo e si veste di abiti altrui, interpretandoli con opportuna sobrietà; niente ridondanze per Finestre alte, soltanto voce asciutta e perentoria, e minimali arrangiamenti per lo più elettronici che diventano tramite e condivisione di versi penetranti, pesantissimi, sofferti come la maggior parte delle esistenze dei 15 autori che li hanno partoriti, al di qua del vetro.
Finestre alte è musica libera disponibile in free download, come tutta la produzione di Humpty Dumpty. (Giugno 2012)


Humpty Dumpty
Finestre alte
2012

Tracklist:
1. Uno scoppio d'iris
2. Non dire nulla
3. Lettori di giornali
4. Tu non vivi fra queste piante
5. I ratti
6. L'albero
7. Cose semplici e incomprensibili
8. Buon viaggio
9. Finestre alte
10. Secondo battesimo
11. Conversazione
12. Fu là nei giardini dei salici
13. Scogli
14. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
15. Flauto di vertebre


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lunedì 21 ottobre 2013

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questo lunedì chiacchieriamo con Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio detto Marra de La Nevicata dell'85 che ci raccontano per filo e per segno il loro nuovo album, in uscita domani per Fumaio Records e DreaminGorilla Records ma che già potete ascoltare nella nostra recensione pubblicata poco sotto. Sentimenti e sensazioni, scogli e montagne, tante vivide immagini del vissuto della band bergamasca che ha realizzato un piccolo capolavoro. Secolo.

Dopo l'urgenza del vostro primo disco, uscito nel 2011, il secondo capitolo de La Nevicata dell'85 arriva due anni dopo, con la dovuta calma. Cosa è cambiato e cosa racchiude musicalmente Secolo di diverso rispetto al vostro esordio?
Andrea: Il primo disco è stato fatto come dici tu, con urgenza ma che non vuol dire fretta. Avevamo il bisogno impellente di mettere sul piatto tutte le idee che ci frullavano per la testa, con impulsività e senza ragionarci troppo. Infatti in poco più di un anno abbiamo scritto dodici canzoni (due delle quali rimaste fuori dal disco). Secolo è stato fatto con più calma. In due anni abbiamo scritto otto pezzi, prestando attenzione ad alcuni particolari e facendo anche una sorta di pre-produzione casalinga per capire meglio le sensazioni che suscitavano in noi le canzoni. Cose che col primo disco non avevamo fatto.
Il contenuto musicale di Secolo credo non si discosti troppo da quello del primo disco. Siamo sempre noi tre con i nostri gusti, i nostri ascolti, il nostro approccio musicale sia come singoli individui sullo strumento, sia come gruppo nel comporre un brano. Lo "stile" nevicata credo si possa riconoscere in entrambi i dischi. Il fatto che Marra sia passato dal basso alla chitarra ha dato più libertà alla batteria, unico strumento ritmico rimasto. Poi il fatto che Ivan avesse già in testa il disco ancor prima di scrivere le canzoni ha dato un grosso contributo a rendere Secolo il disco che è.


Marra: Le origini di Secolo sono da ricercare nel primo disco, nella canzone di apertura (Settimo Inverno) che mi vede non più al basso ma alla chitarra. Questa scelta nasce da una esigenza personale, dal desiderio di cambiare strumento. Ivan e Andrea sono stati ben disposti a rischiare per mantenere quel sound nato con Settimo Inverno e affrontare in modo nuovo gli arrangiamenti di tutte le canzoni a venire.
Ivan: Secolo è ovviamente la sintesi personale di questi ultimi due anni dove musicalmente abbiamo provato a perfezionare uno stile che è stato parzialmente definito e indagato col nostro primo album. Secolo in questo è la naturale evoluzione di un discorso che parla di una ricerca di compattezza, di dinamica, di tensione emotiva, di equilibri e fratture. Abbiamo esasperato questi aspetti e ovviamente abbiamo preso confidenza con essi capendo come governarli. Personalmente sento questo album più a fuoco, compatto, coerente ed essenziale. La durata dei pezzi è diminuita a vantaggio di una minor ripetitività. Di base abbiamo messo mano a tutto ciò che nell’album d’esordio non ci convinceva o che sentivamo di dover raffinare. Stesso trattamento è stato poi riservato alle liriche e al parlato. L’idea perseguita è di un’essenzialità nella scrittura, di una linea vocale che asseconda l’indole del pezzo e che esige dalle parti strumentali la stessa cosa.

Questo secondo disco vi ha fatto anche evolvere come gruppo? Cosa avete imparato e che "scogli" avete affrontano nella realizzazione di Secolo?
Ivan: Ad ogni album realizzato mi sento sempre più legato ai miei compagni e implicato emotivamente. Il coinvolgimento che c’è stato con Secolo è stato importante, sentito. Questo ha permesso di spronarci reciprocamente in una logica di continua critica costruttiva al fine di perfezionare e raggiungere livelli di composizione/interpretazione sempre maggiori. Riconosco nei miei compagni una forte messa in discussione. Marra ha lasciato il suo strumento principale, il basso, per buttarsi sulla chitarra e Ardi ha modificato in modo importante il suo drumming (un uso minore dei piatti a favore di un lavoro ritmico sulle pelli in crescendo). Tutto ciò non è stato fatto casualmente ma con l’intenzionalità già detta e che ha messo al primo posto l’essenzialità esecutiva e la totale centralità del brano.
Mi piace pensare che ognuno di noi tre si sia messo a disposizione del singolo pezzo e del suo umore per creare un focus emotivo chiaro in cui ad emergere non sono le singole individualità ma un sound collettivo fatto di dialoghi silenzi, pause e crescendi comuni. Secolo è stato composto seguendo il concetto di sottrazione sonora cioè l’idea del continuare a ridurre, svuotare fino al possibile le proprie parti strumentali. Volevo restituire al silenzio un ruolo importante, rendere ariose le composizioni, segnare i pieni e i vuoti. Ciò ci ha obbligato continuamente a verbalizzare quello che ognuno di noi tre pensava e voleva rispetto al climax del pezzo dando vita ad interminabili discussioni. Alcuni amici hanno assistito increduli a questi siparietti in cui parlavamo una lingua incomprensibile ed illogica. Credo che ci abbiano preso per dei folli!


Andrea: Sicuramente un'evoluzione c'è stata, non ho mai adorato troppo i gruppi che negli anni hanno riproposto sempre la solita ricetta musicale. O sei veramente bravo o il rischio di diventare noioso è molto grosso. Abbiamo imparato, come ti dicevo prima, ad ascoltare le canzoni da fuori mentre prima per lo più ci si limitava a "sentire" quello che la canzone ti dava mentre la suonavi. In questo modo siamo riusciti ad essere più critici e abbiamo potuto capire quali cose funzionavano bene e quali no. io, ad esempio, dalla pre-produzione al disco ho completamente cambiato la parte di grancassa su una canzone, togliendo parecchi colpi. suonando non me ne ero mai reso conto, solo riascoltando il pezzo ho capito che la cassa suonata in quel modo dava quasi fastidio, appiattiva la canzone.
Parlando di scogli per me quello più grosso è stato il monossido di carbonio! Durante le registrazioni la stufa a legna che scaldava lo studio ha dato non pochi problemi. Ho passato tre giorni con perenne mal di testa e picchi di nausea. Riascoltando il disco mi rendo conto di non essere stato impeccabile ma alla fine sono riuscito a cavarmela : )
Marra: Siamo più attenti nell'ascolto d’insieme cercando di non “calpestarci” a discapito del pezzo. Il mio scoglio personale è stato quello di cambiare strumento considerando che non sarei nemmeno in grado di eseguire La canzone del sole!

Il secolo è una quantità di tempo che supera di gran lunga l'aspettativa di vita media dell'uomo, trovo che sia un titolo più che mai adatto per il monolite musicale che avete creato. Qualcosa che il tempo non scalfisce. Data la sua organicità si può chiamare "Secolo" un concept album?
Ivan: sinceramente non saprei dire se Secolo sia un concept. Riconosco invece l’esistenza di un legame invisibile, un filo rosso, che unisce e attraversa tutti i brani dell’album tale da elevarli e sublimarli in una composizione vasta e collettiva in cui si parla di tempo immobile e delle vite che in esso si articolano. Tutto questo è rappresentato da una montagna, in quanto simbolo di stratificazioni di secoli, e da una figura umana che è contenitore di emozioni e di vita.
Fin dall’inizio ho saputo che l’album doveva chiamarsi Secolo e che doveva ritrarre una montagna sconfinata con un piccolo uomo. Mi piaceva l’idea di una sproporzione e di un legame che li unisse in un tempo e in una situazione non accomodante. Non ho voluto dare centralità al tempo dell’uomo.


In che maniera Secolo si intreccia con la vita privata de La Nevicata dell'85 e più in particolare con la tua, Ivan, dato che sei tu a scrivere i testi? Che sensazioni, libri e momenti sono sublimati nel tuo songwriting?
Ivan: Ciò che scrivo proviene da ciò che vivo quotidianamente. Quel che faccio è registrare tutto quel che mi capita direttamente come protagonista o indirettamente come osservatore. Mi affascina rileggere il banale quotidiano e caricarlo di sacralità. Mi interessano i gesti le azioni a cui non diamo peso perché automatici, scontati, quotidiani e restituirgli la giusta comprensione, esasperarli. Testi come Secolo, Attuale, Diorama, Sabato vanno in questa direzione.
In Secolo è stato il ritrovarsi personalmente, in modo inaspettato e non voluto, di fronte a uno scenario selvaggio, notturno e inospitale; in questo quadro non c’era posto per la mia figura. Ricordo la sensazione di apocalisse, di dissipazione. In Attuale è la visione di una donna (una vicina di casa) che si riaffaccia alla finestra dopo mesi in cui sembrava svanita non lasciando tracce di sé dentro la sua casa. In Diorama è il ritrovare i resti di un giaciglio notturno lasciato da qualcuno nel tuo sottoscala che innesca letture e vedute nuove.
Tutte le liriche di Secolo sono debitrici di scrittori e poeti come McCarty, Steinbeck, H. Michaux, London, Borselli, Faulkner, Pavese, Ungaretti, Carnevali e della loro capacità di descrivere il reale. In Secolo c’è una sensazione di cupezza e ineluttabilità ma anche di speranza e reazione. C’è una permanenza all’interno di una situazione dolorosa, faticosa e inspiegabile. Non si sa il perché ma ci devi fare i conti, devi rapportarti ad essa, accoglierla in qualche modo. Far questo, significa in Secolo, accettare l’idea dell’essere debole, fragile, limitato e incapace di comprendere il tutto. Ammettere questo permette di entrare in un’alta e altra comprensione di sé, trovare nuovi equilibri col fuori e un proprio posto all’interno di un disegno più grande, universale. Per questo non reputo Secolo un disco negativo. Accogliere la propria finitezza, la propria relatività significa riappropriarsi di una propria imperfezione, abbracciarla e ridimensionare un proprio delirio d’onnipotenza. Infine riguardo alle influenze personali, ammetto che il lavorare dentro un servizio che opera con storie di grave marginalità mi dà innumerevoli stimoli per scrivere e ragionare.

E infine. La cover è un altro pezzo forte del disco perché riassume in maniera estremamente efficace il tema e le immagini attorno alle quali ruota questo nuovo album. A chi avete affidato l'art-work di Secolo e come è stato realizzato?
Marra: I disegni sono di Giorgio “Pio” Ferrari. L’ho conosciuto agli inizi della realizzazione dell’album. Giorgio è disegnatore ma anche un ottimo tatuatore e nelle ore passate assieme ho capito che sarebbe stata la persona giusta da coinvolgere. Vista la natura della sua professione non avrebbe faticato a rendersi interprete delle atmosfere dell'album e nemmeno delle precise richieste dell'immaginario di Ivan.
Andrea: Oltre alle tematiche e all'idea musicale Ivan aveva in testa fin da subito anche quella che sarebbe stata la copertina. Inizialmente abbiamo provato a fare tutto da soli, come con il primo disco. Pensavamo di mettere una semplice foto ma l'impatto visivo non ci lasciava pienamente soddisfatti. in cerca di un disegnatore si è fatto avanti Giorgio. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata parlando del disco, di quello che volevamo trasmettere sia a livello sonoro che visivo. gli abbiamo dato alcune indicazioni (tra cui l'utilizzo del bianco/nero, sia per la resa visiva sia come simbolo di continuità con il primo disco) e per il resto si pensava di lasciar fare a lui... poi ivan non ha resistito e gli ha mandato una sorta di "manuale" con tanto di bozzetti per la realizzazione dell'artwork. Scherzi a parte, il risultato ci è piaciuto davvero parecchio, non smetteremo mai di fargli i complimenti!


Ivan: Quando Giorgio mi ha detto “utilizzami come se fossi il tuo braccio e la tua mano” non ho esitato e l’ho subito indirizzato verso ciò che avevo in testa ovvero l’idea di rappresentare una montagna mastodontica, cupa, oscura, che occupasse quasi totalmente il fronte della copertina a discapito di una figura umana minuta schiacciata in un angolo remoto, immerso in una colata di china. Volevo un forte contributo emotivo, un’empatia immediata, una sensazione scomoda. Volevo riprodurre quella cupezza che avevo colto osservando alcune litografie di Gustav Dorè, attraverso l’utilizzo del nero denso a vantaggio di un bianco cangiante. Giorgio in questo è stato perfetto!
Da una focale ampissima, che è la copertina, si passa ad una ristretta e schiacciata nel foglio testi in cui raffigurati sono alcuni oggetti che l’uomo indossava e che prima erano visivamente impercettibili. Ora l’attenzione è su una gerla vuota - perché già piena del peso emotivo che l’uomo doveva sostenere - e su un bastone, entrambi affondati nella neve - oggetti legati alla cultura e alla tradizione contadina bergamasca - , caduti malamente come se l’uomo fosse improvvisamente scomparso e si fosse dissolto nel contesto. Restano solo loro, simboli di una secolarità antica che tenta di resistere. Mi piaceva l’idea di ingrandire questi particolari e isolare il resto. Giorgio ha fatto un grandissimo lavoro traducendo alla perfezione questo sentire e dando a Secolo il giusto scenario per animarsi.

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giovedì 17 ottobre 2013

Hyaena Reading - Europa - 2013 [Streaming]

Francesco Petetta, Emanuele Celegato, Gianfilippo Bonafede, Estelle Rouge sono gli Hyaena Reading, un quartetto italo-francese che già avevamo incontrato ai tempi del loro primo Ep, In Movimento. Ora come allora il gruppo collabora-con ed è prodotto-da una realtà a noi molto cara, la net-label Sub Terra e segue ancora il percorso del copyleft. Dodici lapidarie canzoni recitate sia in italiano che in francese. Parole violente, sangue e vendetta. Europa è il titolo. Una meraviglia uscita il primo di settembre e anticipato ad Aprile da un bellissimo Ep, Des​-​illusions, che conteneva due anticipazioni, la versione tradotta di Sacrifici e una cover dei Bachi da Pietra. Tra le tantissime collaborazioni contenute in questo disco troviamo Andrea Ruggiero di Operaja Criminale, Giovanni Romano dei Chewing Magnetic Tape, Marco Mirk degli Aldrin (nonchè dei Cayman The Animal), La Guerra Delle Formiche e ancora molti altri. Ma che altro vi devo dire?


Hyaena Reading
Europa
2013
Sub Terra

Tracklist:
1. Mouches
2. Sacrifices
3. Portus Namnetum
4. In netta ripresa
5. Europa
6. Uccidine uno
7. Vendetta
8. Atto d'amore
9. Preghiera per il mio deserto
10. Di pietra
11. Ogni errore
12. Steam, vapore, vapeur


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martedì 1 ottobre 2013

La Nevicata dell'85 - Secolo [Video]

Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio, dopo il primo album uscito nel 2011, firmano un nuovo capitolo de La Nevicata dell'85, Secolo. Il nuovo album della band lombarda prosegue nel tracciato del precedente lavoro, una sottile trama di suoni ad accompagnare testi recitati alternate a potenti esplosioni vocali e musicali. Canzoni pregne di sudore e polvere che ti crollano improvvise addosso come una cupa valanga nella notte. Canzoni come Secolo.


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lunedì 22 ottobre 2012

Collettivo Un Incoerente Come Tanti - Due - 2012 [Streaming]

Francesco Perrotta, Eugenio Alfano, Monia Baldacci Balsamello sono il Collettivo Un Incoerente Come Tanti, trio toscano di musica recitata e impegnata. Dopo il tour del 2011 che li ha portati in giro per l'italia e la serie di performace dal titolo Petrolio, uno spettacolo di teatro-canzone dedicato a Pasolini, il Collettivo torna ad incidere in studio e il risultato è Due, l'album che rappresenta la seconda tappa di un percorso iniziato nel 2010 con il loro primo album Dettagli marginali
Due è un concept album sulla Storia italiana (con la esse maiuscola), sulla memoria individuale che si lega a quella collettiva, alle esperienze vissute o mitizzate. Ma anche l'amore in ogni sua sfaccettatura. Voci, chitarra, loop station, synth che si mischiano a creare atmosfere sempre nuove e diverse. Il disco fisico è realizzato interamente a mano con materiali di recupero coniugando il rispetto per l'ambiente e la tradizione tessile toscana. La pregiata confezione contiene un corposo booklet arricchito da omaggi e camei scritti da nomi del panorama artistico, sociale e storico italiano, scelti per la loro capacità di interpretare il concetto di "Memoria" e il Dvd di una performance live del trio. Imperdibile.
Potete ascoltare Due di Collettivo Un Incoerente Come Tanti in anteprima qui su The Breakfast Jumpers fino al 29 Ottobre. Domani, 23 Ottobre, invece potete vedere il trio dal vivo a Prato nel contesto della rassegna Up to You che si svolge ad Officina Giovani.


Collettivo Un Incoerente Come Tanti
Due
2012
La Bicicletta Dischi

Tracklist:
1. Nelle case occupate (rivisitata)
2. Memoria
3. Atelier 80
4. La regola muta
5. 50 ore
6. Plf
7. Ballata del marinaio
8. Remake
9. A passo breve
10. Am
11. Io non sono qui
12. Petrolio
13. Getsemani



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lunedì 30 aprile 2012

Le colazioni d'Aprile

Arriviamo ancora una volta al riassuntone mensile in cui vi proponiamo, attraverso una singola canzone, gli album che più ci hanno colpito e che più ci sono piaciuti. Ecco il meglio dei nostri post.

Difficile estrapolare un solo brano da Anyway, your children will deny it, l'ultimo capolavoro dei Father Murphy, ma a casa mi hanno staccato la luce e quando ascolto It is funny, it is restful, both came quickly ho molta, molta paura. "Ti devi spaventare!" (R.B.). Recensione e streaming, qui.


Una collaborazione nata un po' per gioco e maturata rapidamente fino alla formazione ufficiale del gruppo e l'uscita di due album. Cecco & Cipo mettono di buonumore. Stella D’Irlanda, brano tratto da Roba da maiali, è un carnevale di suoni dai colori vivaci, in cui il violino e la batteria scorazzano gioiosi al confine tra immaginazione e realtà; una dolce brezza melodica capace di regalare emozioni e positività in un continuo grondare di versi che evocano ricordi e nostalgie lontane. Il ritmo in continua crescita e l’orecchiabilità del brano non traggano in inganno: la semplicità e l’orecchiabilità del pezzo sono solo apparenza. Ci si diverte, si ride e si fa ridere. Se l’ironia è garanzia della libertà, certo è che per i due giovanissimi non ci sia alcun rischio di reclusione. Qui trovate recensione e streaming.



Metafisica, tratta dall'esordio solista di Umberto Palazzo Canzoni della notte e della controra, è una ninna nanna magnetica che prende corpo su un paesaggio di desolazione, abbandonato a un torpore fatalista e castrante. Stringe un nodo alla gola cantando di macerie irrecuperabili e paralizzanti che ci appartengono intimamente. Qui recensione e streaming.


Ninna nanna è il primo pezzo dell'album Fiori e Demoni. Daniele Celona scrive un brano così dannatamente feroce, pieno di cambi di tempo, di rabbia e di sarcasmo. E ci si rende subito conto che non si parla solo di ambientalismo, ma le parole di Daniele potrebbero riferirsi a ben più di una situazione in cui viviamo (“dove non vige l' alternanza tutto quello che non è più ciclico, alla fine puzza”). Insomma, una ninna nanna con l’augurio (se possibile) di svegliarsi presto. Recensione e streaming le trovate qui.


L'impero del male è la canzone che apre il disco dell'Ultimo Attuale Corpo Sonoro, la voce recitata vi entra sotto la pelle per poi esplodere in dolore e rabbia lasciandovi ricolmi di brividi. Una canzone d'amore violenta per quando si rimane senza spiegazioni e ci si appella all'inferno e al cielo, indifferentemente. In quei momenti la verità di certi ricordi non significa più nulla e l'oblio è l'unica cura per quel buco nero che ti porti dentro. Il disco lo trovate interamente in streaming qui.

sabato 7 aprile 2012

Ultimo Attuale Corpo Sonoro - Io Ricordo con Rabbia - 2011 [Streaming]

Io Ricordo con Rabbia è un turbine di sberle che ti sveglia dal torpore televisivo in cui ci si scorda delle cose importanti. La gente dimentica il passato ad una velocità sconvolgente, noi tutti siamo lobotomizzati dai "Mi piace" e "Condividi", troppo spesso la nostra militanza sociale e politica si blocca dopo quel passo, l'esercito invisibile che è indignato ma non scende più in piazza. La protesta, la rivolta e la resistenza possono avere molte forme e gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro usano la musica e delle prose toccanti per scrollarci di dosso, magari per poco, la patina di grigio dell'apatia. Io Ricordo con Rabbia contiene dodici tracce di poesia violenta che raccontano un amore e un passato che sono dietro le spalle ma che bruciano ancora violentemente sulla pelle. Parole d'amore che fanno universalmente male e urla di rabbia che destano i tuoi peggiori demoni.
L'inferno è qui, benvenuti.























Ultimo Attuale Corpo Sonoro
Io Ricordo con Rabbia
2011
Manzanilla Musica e Dischi

Tracklist:
1. L'impero del male
2. Flight data recorder
3. Della tua bocca
4. Non ora, non qui
5. Fortàpasc
6. Undici settembre millenovecentosettantré
7. Casablanca
8. Mio sole dei morenti
9. Non tacciano i canti
10. La ballata di Itamar
11. Tessera P2# 1816
12. Io ricordo con rabbia



Recensione (SentireAscoltare) ▲ FBBandcamp

sabato 24 marzo 2012

La Nevicata dell'85 - La Nevicata dell'85 - 2011

Io mi ricordo solo quella del novantuno, di nevicata, ma chi ha qualche annetto in più avrà memoria di quell'evento eccezionale e dietro a questa memoria soffusa c'è sempre un lieve sorriso. Come una nebbia particolarmente romantica e fitta squarciata all'improvviso da un treno che corre a tutta velocità. Questo in riassunto l'album, il primo album, de La Nevicata dell'85 uscito per la nostra amata Fumaio Records. Testi recitati e sussurrati, esplosioni di urli e chitarre. Un ottimo esordio che passa attraverso la pelle e lascia il suo segno. Update: Da ieri, ad un anno di distanza della pubblicazione, ecco il disco in download gratuito!!


La Nevicata dell'85
La Nevicata dell'85
2011
Fumaio Records

Tracklist:
1. Settimo inverno
2. Finestre
3. Settembre
4. Calypso
5. Io sono Jean-Baptiste
6. Polvere
7. Il DisGuido di Gringo
8. Querce e betulle
9. Amnesia
10. Delenda



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lunedì 11 luglio 2011

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questa settimana siamo orgoglioNi di presentarvi La Nevicata dell'85, trio bergamasco uscito di recente con il primo fantastico disco. Al solito, abbiamo cercato di conoscerli un pò meglio e di farci raccontare qualcosa della storia e degli sviluppi del gruppo. Enjoy!

Per prima cosa. Chi siete e cosa fate? Da dove venite e dove andate. E soprattutto come tirate a campare?
Ivan: Ciao. Siamo Ivan, Ardi e Davide; Trio rumoroso e ruspante, figlio della polenta e della provincia, che ha trovato il proprio inizio dal raccontare sé e le cose che ruotano attorno a sé dentro i propri luoghi di origine. Veniamo tutti dalla provincia. Io e Ardi da quella bergamasca mentre Davide dalla sponda bresciana. Ho differenti mete. Un luogo più astratto e uno più concreto. Con la “Nevicata” sento il desiderio di approdare in lidi musicali nuovi, lontani dalla forma tradizionale di canzone. L’obiettivo è riuscire a spingere la sperimentazione oltre, smantellare e destrutturare; rendere ogni linea di basso, chitarra e batteria indipendenti l’una dall’altra ma in continuo e intimo dialogo. Figlie di una reciproca coerenza. Vorrei ridurre tutto all’essenzialità mantenendo un vigore rumoristico e il carattere emozionale - umorale del progetto. La mia meta concreta è quella di portare la bagnarola “Nevicata” al di fuori delle acque circondariali lombarde. Ora siamo impegnati nel promuovere l’album. Siamo reduci da RockIsland e da una quindicina di live sparsi qua e là. L’idea è quella di spingere sui live ancora per un paio di mesi e poi di ributtarsi a capofitto sul materiale nuovo. Per quanto riguarda il tirare a campare Ardi lavora come responsabile all’interno di una ditta di minuteria metallica mentre Davide opera in una ditta che si occupa di materiale plastico. Io lavoro in una struttura a Bergamo che accoglie persone “senza fissa dimora” e che propone percorsi terapeutici – riabilitativi in funzione di un reinserimento territoriale.


Quando vi formate come gruppo? Vi conoscevate già da prima? Come è venuto fuori questo nome così suggestivo?
Ivan: Il progetto “Nevicata” nasce nell’estate del 2007 dall’incontro mio con Ardi. Già ci conoscevamo e già eravamo amici. Il rivedersi è stata l’occasione per capire che avevamo le stesse sintonie, gli stessi orizzonti e le stesse urgenze musicali. Il provare assieme ha poi confermato il tutto. L’idea primordiale è stata quella di costituire un combo strumentale che non si desse grosse imposizioni di genere se non quella di mantenere un approccio selvaggio e diretto, ben localizzato nelle viscere e nella pancia. Ci siamo mossi con la precisa intenzione del fare della ricerca di vigorosi e repentini cambi di dinamica/tensione la nostra peculiarità. Dopo un inverno di intense prove che hanno costituito parte dello scheletro musicale del disco, abbiamo sentito la necessità di completarci ulteriormente, pensandoci come trio. La “Nevicata” si è completata nel gennaio 2008 con l’arrivo di Davide “Marra” (basso, chitarra). Si è deciso simbioticamente di allargare i registri comunicativi affidando ad un cantato che è più voce parlata e urlata l’intento di rendere il progetto maggiormente enfatico, atmosferico e radicato. Evocare Bergamo e le sue periferie, la provincia, i ricordi.
Il nome del gruppo rimanda ad un ricordo vissuto che trova il suo senso nell'appartenenza ad un contesto preciso e ben identificabile. Bergamo e la sua provincia. Cercavo un'emozione chiara e un vissuto ben radicato nella memoria personale e che fosse in grado di raccontarci e parlare dei nostri luoghi e delle nostre radici.


Avendo "saltato" il classico passo dell'ep mi viene da chiedere: come nasce il vostro primo disco? è stato un parto lungo? Avevate già molti pezzi?
L’album è il resoconto della nostra nascita. Volevamo fermare i pezzi senza troppo preoccuparci della durata, del numero delle tracce e dell’esito. Il bisogno che tutti sentivamo era quello di fermare tutto quel periodo di prove estenuanti e di forti messe in discussione. Volevamo qualcosa che soddisfacesse in primis i nostri bisogni. Un bisogno autistico - egocentrico; qualcosa dettato da una sorta di spinta centripeta. Il fatto che poi sia stato accolto molto bene dalla critica non fa che rendermi felice e orgoglioso. Siamo consapevoli che non è un disco facile e di immediato ascolto.
Inerentemente alla registrazione confermo che è stato un parto lungo e, aggiungo, faticoso. Abbiamo scelto di registrare tutto in presa diretta, perché volevamo ottenere un prodotto che fosse vivo, dinamico e che comunicasse calore. Un respiro caldo e umano dove per “umano” intendo anche l’intenzionalità del restituire l’imperfetto. Abbiamo voluto che il disco raccogliesse le nostre imperfezioni; così come in una situazione live. Non cercavamo una post-produzione massiccia e invasiva; ci siamo mossi con l’idea di manipolare e di stravolgere il meno possibile il materiale registrato. Volevamo e vogliamo tuttora proporci a chi ci ascolta in modo trasparente e schietto.
Tecnicamente abbiamo registrato, alla Sauna Recording di Varese, 12 pezzi in 3 giornate di cui l’ultima spesa per fare le voci. È stata una lotta contro il tempo e una prova fisica non indifferente! È seguito poi un lunghissimo ed estenuante periodo di mixaggio e di master durato da giugno 2010 a gennaio 2011. Di questo periodo ho sicuramente un bellissimo ricordo, un’esperienza estremamente formativa e che ha messo a durissima prova la pazienza e i nervi di Daniele Cocca del Blues Cave Recording Studio!

Come è stato collaborare con la Fumaio Records? E, soprattutto, come è stata la serata dedicata del Rock Island?
Ivan: Son fiero di far parte della Fumaio. È una fra le realtà più belle che esistono a Bergamo. Sono persone speciali, mosse da un’insanabile passione per la musica e il DIY. Mi piace pensare che assieme a Caso, Garage Ermetico e Bancale si è costituito un “collettivo” che cerca di aiutarsi reciprocamente e che fa del “self-help” il proprio motto. All’interno non esiste nessun tipo di rivalità e gelosia. Le proprie capacità sono messe a disposizione di tutti. La serata Fumaio è stata l’occasione per consolidare quanto appena detto. C’è stato un clima perfetto, rilassato e giocoso che ha aiutato nell’affrontare un palco importante, perché finestra che guarda oltre la località, come quello di RockIsland.


Infine. Che ascolti hanno influenzato la vostra musica? Cosa scaricate e cosa comprate? E di che musica italiana vi cibate?
Ivan: Nella Nevicata convivono serenamente le tre differenti personalità. Mi stupisco sempre di come si mescolino assieme oscillando tra cavalcate selvagge, incursioni che sanno di noise e parti più meditative e riflessive. In questo, Ardi e Davide sono sicuramente le parti sanguigne della Nevicata! Personalmente riconosco come formativo tutto il genere che viene definito “post”. Influenze importanti arrivano da June of ‘44, Slint, Enablers, San Agustin, Karate, Gastr Del Sol, David Grubbs, Friends of Dean Martinez, Low, ecc. Amo John Fahey e Robbie Basho e tutto il filone della “primitive guitar”. Ascolto tutto ciò che mi comunica qualcosa e che mi emoziona. Scarico molta musica, di tutto e di più, ma cerco sempre di comprare l’album o di andare al concerto di chi ha il merito di emozionarmi. È una forma di rispetto. Ultimo cd acquistato: Enablers – Blown Realms And Stalled Explosions. Di artisti italiani adoro i Bachi da Pietra, Massimo Volume, Father Murphy, Ronin e tantissimi altri. Ho recentemente assistito al concerto degli One Dimensional Man ed è stato impressionante!

giovedì 28 gennaio 2010

Enrico Brizzi & Numero 6 - Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro - 2010

Un libro in musica o un reading son note ben precise? Un progetto vivo da anni (...dal 2007) ma che prende forma "fisica" solo ora in una edizione limitata a 333 copie. E ovviamente anche in download gratuito come buona tradizione del gruppo genovese. Godetevelo.



















Artisti: Enrico Brizzi & Numero6
Album: Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro
Anno: 2010

Tracklist:
1. Intro
2. Sulla Strada Da Quaranta Giorni
3. Leo Pagani E Il Longobardo Elvio
4. La Porta Dell'Abbazia
5. Bernhard Hartmann
6. Peggio Delle Piattole
7. La Ballata di Bern
8. Un Uomo Tenace
9. Millwall Brick
10. Samaele L'Angelo Caduto
11. Le Promesse Che Facciamo In Viaggio

Myspace: http://www.myspace.com/enricobrizzienumero6
Streaming+Recensione: Rockit.it
Download: http://www.numero6.com/

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