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giovedì 22 febbraio 2018

Alessandro Fiori - Ho paura

La semplice meraviglia di ascoltare i testi che escono dal cervello di quel genio di Alessandro Fiori me la danno pochi artisti italiani... Mi sciolgo piano nei quaranta gradi di questa apocalisse lentissima che si consuma fuori dalla finestra, beandomi di ogni rumorino e silenzio di questi dieci brani (e in particolare di questo). Stasera Fiori e il suo Plancton saranno a Prato per una serata Dieci/Ottavi. Venite qui a bollire, non credo sia un caso che lo si possa anagrammare con "afa o drroni lessi". (Luglio 2017)




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giovedì 12 ottobre 2017

Lo Sceriffo Lobo - Ieri ero una persona

Confetture per adulti contiene il 158% della magia del viscerale cantautorato 8-bit de Lo Sceriffo Lobo, mi risveglia le cose dentro, come una stagione. E allora apro la finestra come fosse Primavera e, mentre il gelo entra, sparo il disco a tutto volume sul vicinato. Si sparge e si spalma. Accarezza il cane che abbaia solo sul terrazzo, rimbalza sulle tende nuove della vecchia di sotto che rompe sempre il cazzo. Direi che sfreccia e sfreccia ma quello è il disco vecchio. Ora ci sono undici nuove storie, ci sono uomini di plastica immobili su una scrivania, ci sono persone vere che spariscono inghiottite dalla vita da adulti che così spesso mi rifiuto di fare. Confetture per adulti è bellissimo. Confetture per adulti è un disco che mi capisce. Confetture per adulti è gratis su Bandcamp.



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giovedì 31 agosto 2017

Humpty Dumpty - Oleandri

Agosto e Settembre si mescolano, il caldo e la pioggia. Sudo. Colgo le more dai rovi ormai secchi. Per alleviare tutto ciò, però, c'è Il Diciassettesimo Difficile Album di Humpty Dumpty. Ogni due o tre brani mi blocco, riascolto. Ripeto. Come sempre accade nei dischi del prolifico artista messinese, tendi l'orecchio. Mastichi le parole. Qui sotto vi ho messo Oleandri, forse la voce prestata di Calogero Incandela, forse il ritmo frenetico, sicuramente il testo è quello che ti inchioda.



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giovedì 16 febbraio 2017

Enrico Bosio - Segaligno - 2016

Tempo fa mi facevo il pane di segale in casa: una sabbia scura, granulosa, aromatica e capricciosa da idratare costantemente con paziente empatia e masochismo. Era un rito che si sparecchiava via tutto il resto del mondo, una parentesi di soppesamenti elementali, impastamenti a mano nuda e prove del fuoco. Il fine ultimo era questa mattonella fitta fitta, di una bellezza rustica e dal peso specifico di un pugno nello stomaco, fibrosissima e veicolo di profumi erbacei e minerali che vanno oltre la dimensione pane. Come dire? Un’altra galassia.
Enrico Bosio, con la segale e con tutta questa avvincente storia di pseudo lievitazione, ci ha fatto il suo secondo disco, che è uscito lo scorso 9 agosto in occasione del centenario dalla morte di Guido Gozzano. Ora, mi dispiace molto parlare di Segaligno su The Breakfast Jumpers con tanto ritardo. Questo per un sacco di ragioni tutte ottime, fra cui quella che chiameremo, per comodità e criminale pressappochismo, onestà intellettuale di Enrico Bosio, che prosegue con coerenza il discorso avviato con l’esordio musicale in solitaria dell’anno passato. 
Guido Gozzano è stato poeta di istantanee capaci di enormi evocazioni plurisensoriali; era uno che sapeva tirare fuori con una vivacità di versi fuori dal comune una specie di equilibrio magico fra lo stupore più spontaneo e la disillusione profonda. Insomma, cose intense, estreme, aromatiche (nel senso di essenza), cui Enrico Bosio rende omaggio e fa sue in tutta la scarna e contraddittoria luminosa cupezza di Segaligno. Il disco intero lo trovate in fondo a questo post, totalmente in streaming e in modalità download name your price.
Segaligno parte dalle radici di Matrigna Natura e ne insegue fischiettando il palpito schietto e ruvido come un boccone di pane di segale al palato (menzione d’onore per L’ascensore del Castellaccio e il suo apocalittico microcosmo decadentista ispirato a L’ascensore (di Castelletto) di Giorgio Caproni).
Al momento Enrico Bosio è a lavoro sul suo secondo romanzo – dopo l’esordio Zita, edito da Ottolibri – ambientato nella sua Genova e promette di uscire a breve con un nuovo video, Marciapiede, sempre da Segaligno. Dopo la prossima estate è prevista l’uscita del suo terzo lavoro, un album di elettronica casalinga cui sta mettendo mando insieme a Rocco Spigno.



Enrico Bosio
Segaligno
2016

Tracklist:
1. Marciapiede
2. Amore vero
3. In contemporanea
4. Jamboree
5. La falsa primavera
6. Lucifero
7. Le strade distanti
8. L'ascensore del Castellaccio
9. Estate

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sabato 9 aprile 2016

La Nevicata dell'85 - Secolo - 2013 [Streaming]

Secolo rivela con grazia la sua trama come una ragnatela nella mattina imperlata di rugiada, una bellezza prima quasi invisibile ma che dopo non puoi più ignorare. Con questo secondo album La Nevicata dell'85 affonda i suoi denti nella carne cruda dell'attuale e con le sue canzoni ci racconta momenti singoli di una vita, di tante vite, che si stratificano nelle invalicabili montagne del quotidiano. Secolo può sembrare composto di sole otto canzoni ma è piuttosto un'unico possente jodel, un'unica voce che parla a quella parte di noi che di tanto in tanto si ferma a riflettere sulle routine cui siamo costretti, sui meccanismi sociali accettati passivamente. E scuote la testa. (Ottobre 2013)


La Nevicata dell'85
Secolo
2013
Fumaio Records / DreaminGorilla Records

Tracklist:
1. Attuale
2. Nostalghia
3. Secolo
4. Frammenti
5. Diorama
6. Terra che Attendo
7. Sabato
8. Terra che Trovo



Secolo (Video) ▲ FBSoundcloud

martedì 24 novembre 2015

Caso - Cervino - 2015 [Streaming]

Andrea Casali torna, chitarra a tracolla, a cantare i suoi (e nostri) inni generazionali usciti come sempre da zaini lisi e cartoline sbiadite. Ogni parola e ogni storia in grado di toccarti come confidenza di un caro amico. Come storie collettive di pioggia sulla schiena, di palloni sdruciti e catene che saltano dal cambio. A differenza dei precedenti album, per la scalata di questo CervinoCaso non è solo e in Riccardo Zamboni, Gregorio Conti e Stefano Zenoni ha trovato i compagni adatti per una inedita avventura "elettrica". Cervino è uscito in vinile o in cd grazie a To Lose La TrackCORPOCSonatine Produzioni. Abbilo.


Caso
Cervino
2015
To Lose La Track / CORPOC
Sonatine Produzioni

Tracklist:
1. Blu Elettrico
2. Stanze Buie
3. Atletica Leggera
4. Occhio di Bue
5. Nettuno
6. Lario
7. Buste
8. Santo Patrono
9. Denti di Ferro
10. Pressione Alta
11. FM



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mercoledì 14 ottobre 2015

Enrico Bosio - Il gran rifiuto - 2015

Il rifiuto è qualcosa che idealmente ha a che fare con il movimento, è un disegno centrifugo che sposta nello spazio e presuppone un allontanamento conseguente a un punto di vista altro. A monte ci sono la formulazione di un giudizio discorde col dato di fatto e una presa di posizione; a valle sta un atto di volontà.
Ora, non sappiamo quali e quante pippe mentali si sia fatto Enrico Bosio – già En Roco e Bosio - sul titolo del suo primo disco solista; noi immaginiamo vagonate perché la cosa si presta davvero parecchio. E infatti sul comunicato stampa che abbiamo qui aperto sullo schermo mentre si ascoltano i brani e si riflette, il cantautore genovese è molto esplicito, seppur sintetico ed essenziale, sulla centralità dei termini scelti – Il gran rifiuto. Tutto nei testi possiede una densità umorale e percettiva estrema, tutto è strettamente aderente all'hic et nunc e restituito in forma di canzone con conscia nitidezza. E in questo sta il grosso paradosso apparente dell'album, che respinge quel "qui" e quell'"ora" nel momento stesso di analizzarli e sbudellarli, e inzaccherarcisi dentro per bene. Così, Il gran rifiuto è una crisi d'amore e di rabbia cordiale e perenne nei confronti di innaturali convenzioni sociali e relazionali, una specie di infiammazione cronica alle parti intime che rispunta fuori a ogni immancabile ritorno d'attrito. Un vero rimedio proprio non c'è, perché per mantenersi fermi a distanza di sicurezza bisognerebbe forse possedere quella punta di distacco cinico di cui questo disco è pesantemente difettoso.
La vera grossa lacuna dell'album sta però nel fatto che non è disponibile in forma fisica ed esce soltanto sul web - anche in download in modalità name your price. Date un ascolto e converrete con noi che questo è davvero un peccato, e di quelli brutti; ma a un outsider in purezza come Enrico Bosio si perdona volentieri la feconda libertà senza padroni della squisita solitudine in cui opera.


Enrico Bosio
Il gran rifiuto
2015

Tracklist:
1.  Amor proprio
2. Il porco di mare
3. La traccia nella neve
4. La vita che si avvita
5. La chiave del muro
6. Padrone
7. Marenonmeritare
8. L'idiozia fa parte di me
9. A Roma



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mercoledì 30 settembre 2015

Calcutta - Cosa mi manchi a fare - 2015 [Video]

Cosa mi manchi a fare è il video del singolo di Calcutta, primo assaggio del nuovo album Mainstream, in uscita il prossimo novembre con Bomba Dischi e la collaborazione di Pot Pot Records. Francesco Lettieri, stesso regista di tutti i video di K-Conjog, non sbaglia il colpo. Angolazioni visive, primi piani, fuoco e fuori fuoco, modulati con sapienza e sentimento nel corso di una qualsiasi giornata estiva di un ragazzetto a Roma Est. Tutto si addice con delicatezza alle parole -sense ma non troppo- intrise di nostalgia per un amore dall'entità sconosciuta. Dopotutto, quest'amore che sia stato reale, perduto, immaginifico o negato, ha poca importanza, semplicemente è stato. In attesa di ascoltare l'intero album cliccate play qui sotto.



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venerdì 17 aprile 2015

Valentina Dorme - La Estinzione Naturale di Tutte le Cose - 2015 [Streaming]

Proprio oggi esce il nuovo album dei Valentina Dorme e per me ogni volta è un viaggio nel tempo in quella loro cristallizzata capacità di descrivere con clinico romanticismo le sconfitte della vita e dell'amore in storie/canzone che sono tutte, pur con la dovuta evoluzione stilistica e personale, collegate da un filo che lega la loro produzione come le perle di una collana. Il totale ripasso è quindi inevitabile e necessario e al disco nuovo ci arrivo passando da quella maledetta Ford accartocciata sulla strada, dalla spigolosa supplica di Entro Aprile, dalle Diana spente nel posacenere, dall'amore a trentanni che si inabissa e poi risale... Infine sono pronto ad immergermi ne La Estinzione Naturale di Tutte le Cose, dodici racconti che consumo in apnea ripetutamente, in ordine e mescolati, cercando un segno di cedimento, una ruga dei loro vent'anni (e più) a fare musica. Ma non trovo altro che nuovi impeccabili classici. Una Giulietta qualsiasi, Monsignor Ligresti, cardinale, Il circo lascia la città (Attaccate poi! Per non farti prendere respiro) sono quelle che non posso smettere di ascoltare. Ecco, ho finito di sbrodolare. Per questa chicca musicale ringraziate il cielo e Lavorarestanca e cliccate play.


Valentina Dorme
La Estinzione Naturale di Tutte le Cose
2015
Lavorarestanca

Tracklist:
1. Mani tagliate
2. Ricordi cagna?
3. Cronaca sportiva minore
4. Una Giulietta qualsiasi
5. Lucidio Sentimenti IV
6. Una burla piccola ma buona
7. Monsignor Ligresti, cardinale
8. Il circo lascia la città
9. Le linee transatlantiche
10. Carrarmati
11. Waterloo
12. Shangai



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mercoledì 18 marzo 2015

Divano - Rimedi per ulcere in bocca, piaghe nelle gambe, rogna, magrezza, stitichezza e malinconia [Video]

Francesco Pizzinelli (prima Jocelyn Pulsar, ora Divano) ci presenta il suo nuovo lavoro, uscito il 2 Febbraio per Cabezon Records, in un simpatico video (che sul finire quasi lo vede collassare : ). In un giorno di Marzo più clemente dei suoi compari, Francesco corre sulla mezz'ora del suo Rimedi per ulcere in bocca, piaghe nelle gambe, rogna, magrezza, stitichezza e malinconia e col sudore sulla fronte e le cuffie nelle orecchie ci accompagna in un mix di emozioni, negli otto racconti-canzoni che è maestro a scrivere. 



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venerdì 6 marzo 2015

Il Geometra - La Vita è Un Tutto Sommato - 2014

Semplice come un racconto per bambini, La Vita è Un Tutto Sommato è il primo ep dei Il Geometra, scaricabile gratuitamente (ma anche acquistabile, fateci un pensierino) qui. Delicata e morbida, a dispetto del nome, la band di Foligno è un'ottima bustina di tè caldo per questo marzo appena cominciato. Pochi effetti necessari alle cinque tracce da fiaba del nuovo millennio che vi toglieranno qualche grigiore invernale di troppo, pur restando nella quasi-malinconia della quasi-primavera in arrivo. "Non c'è niente da temere, solo da capire."


Il Geometra
La Vita è Un Tutto Sommato
2014

Tracklist:
1. Marie Curie
2. Biblioteche Comunali
3. Preghiera Rossa
4. Faremo La Fine Dei Supertramp
5. Mio Padre Non Guarderà I Mondiali



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martedì 3 marzo 2015

Sorriso Tigre - Sorriso Tigre - 2014 [Streaming]

Sorriso Tigre è una band torinese selvatica underground desiderosa di passare il tempo in una foresta lontana da qui. Palme esotiche, tigri da domare, sole roseo al tramonto, luci strobo e parole più che mai spontanee scandite forte su basi punk new-wave. Cantaurauto Battiato-Style, a volte nonsense, altre invece pregno di sense, sempre però tutto vomitato direttamente dallo stomaco. Ciligiena sulla torta è la delirante traccia, non poteva essere altrimenti, con un Gioacchino Turù rapper. Qui sotto lo streaming!


Sorriso Tigre
Sorriso Tigre
2014

Tracklist:
1. Atlantic City
2. Pietro
3. Tessere
4. Soli
5. Afrikabada (feat. Gioacchino Turù)
6. Saluti dal deserto
7. Il giorno in cui se ne andò non provai nulla
8. Credere



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lunedì 23 febbraio 2015

Felpa - Paura - 2015 [Streaming]

Felpa è Daniele Carretti "durante le sue notti insonni" che scrive, canta, suona, registra e produce tutto quello che vi finirà nelle orecchie cliccando play. Paura è il suo secondo album da solista, dopo i Magpie e gli Offlaga Disco Pax: un lento tuffo carpiato all'indietro in una galassia visibile ad occhio nudo, senza strumenti da scienziato pazzo, filtri né artifici. La parola "paura" si ripete nelle tracce disposte a chiasmo, torna, riecheggia e vi si stampa addosso per poi farsi scacciare via e sparire con una delicatezza rara. Bellissimo.
27 Febbraio @ Cas'Aupa, Udine
6 Marzo @ Magazzino sul Po, Torino
14 Marzo @ Nuovo Camarillo, Prato
25 Marzo @ Ohibò, Milano


Felpa
paura
2015
Sussidiaria

Tracklist:
1. Buio
2. Inverno
3. Momenti
4. Accanto a Te
5. Paura Mai
6. Sempre Dopo
7. Spazio
8. Stanotte
9. Estate
10. Luce



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mercoledì 3 settembre 2014

My Dear Killer vs. Bob Corn - Canzoni in Silenzio - 2014 [Streaming]

Questo piccolo gioiello di split nasce da una serie di secret show itineranti dal nome Sottovoce: concerti fatti in casa che, nella serata del 25 Aprile 2013, vedeva come protagonisti My Dear Killer e Bob Corn. La cassetta, che potete ascoltare qui sotto ma che dovrete poi necessariamente possedere, racchiude la registrazione della magica serata. Per chi non ha mai avuto l'occasione e il brivido di ascoltare dal vivo questi due incredibili e viscerali cantautori questa è la cosa che più ci si avvicina. Clicca play, pentiti, cerca un concerto.


My Dear Killer / Bob Corn
Canzoni in Silenzio
2014
Old Bicycle Records / Under My Bed

Side A - My Dear Killer
1. Daffodils
2. Clinical Shiness
3. The Right to Ask
4. Due
5. Frozen Lakes
6. Nighttimes
7. Stolen Teabags

Side B - Bob Corn
8. Shake My Soul Around
9. Lost in the Mirror
10. Love Turns Around
11. My Sweet Were Bright
12. I'm Waking Up to Us
13. Play for Me
14. She Floated Away
15. Red Between Blacks



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sabato 17 maggio 2014

Artemoltobuffa - «L'aria misteriosa» - 2007 [Streaming]

Il 9 Giugno esce un disco che aspetto da circa sette anni. Certo, i primi due li ho passati a crogiolarmi abbinando ricordi ad ogni canzone de «L'aria misteriosa» ma negli anni successivi è subentrata la smania, il dubbio e infine il terrore che il cantautore veneto fosse entrano nell'oblio. Ora l'attesa sta per finire, la gioia è tangibile e non resta che fare posto nell'album dei ricordi per qualcosa da legare a queste nuove canzoni. Las Vegas nel Bosco è scritto da Alberto Muffato, prodotto da Fabio De Min e pubblicato da Lavorarestanca. Pazientiamo ancora un poco e nel frattempo ripassiamo.


Artemoltobuffa
"L'aria misteriosa"
2007
Aiuola Dischi

Tracklist:
1. Le rughe sulla fronte
2. Invenzioni
3. Estate
4. Dove lei passa
5. Lucciole
6. Impiegata delle poste
7. Tempo al tempo
8. L'aria misteriosa
9. Aranciata
10. Se un giorno



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giovedì 20 marzo 2014

Moro - Homegrown Ep - 2013 [Streaming]

Vogliate scusarmi per il considerevole ritardo con cui mi accingo a parlarvi di questo favoloso lavoro, ma se è vero che non è mai troppo tardi per porre rimedio, allora, oggi è decisamente il giorno giusto per redimersi. Con My favourite Season prima, e Silent Revolution poi, Massimiliano Morini in arte Moro, ci aveva abituato bene all'idea che ricercatezza sonora e immediatezza melodica potessero intrecciarsi perfettamente in un canovaccio espressivo mirabile. A distanza di qualche mese dal suo predecessore, Homegrown è l'ulteriore conferma di uno stile che non rinuncia a mutare e rafforzare la propria imbastitura sonora, svestendo i panni del passato, per rivestirsi elegantemente dell'incanto idilliaco e sognante, che le sue armonie folk tratteggiano. Concepito come anticipazione di Home Pastorals, la cui uscita è prevista per i prossimi mesi, l'Ep è stato pubblicato sia digitalmente con la presenza di brani già editi, che in un 45 giri in vinile con l'open-track City Pastoral e la dolce ballata, Spike Milligan II. La vocalità pastosa e trasportante, la perizia tecnica e gli arrangiamenti ricercati, realizzati con l'ausilio di prestigiosi collaboratori, e ancora i deliziosi handclapping e le rassicuranti vibrazioni acustiche fanno di questo lavoro un'Arcadia terrestre, in cui rifugiarsi ogni qualvolta si desideri evadere dalla solita routine quotidiana.


Moro
Homegrown Ep
2013
Gamma Pop

Tracklist:
1. City Pastoral
2. Spike Milligan II
3. Sparks
4. I Know
5. Lie To Me
6. Now


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lunedì 20 gennaio 2014

Brioscine appena sfornate: S.U.S.

Per questo secondo Lunedì di Gennaio, le Brioscine di Breakfast Jumpers vi propongono l'interessante intervista ai misteriosi S.U.S., quartetto formato da Alessio Chiappelli (voce, chitarra), Duccio Stefanelli (basso, sax), Lorenzo Cammilli (batteria) e Fabio Pocci (synth, suoni). Nascono nel 2005 a Pistoia "con l'idea di produrre una Musica felicemente inquieta e situazionista", e sono stati così gentili da ritagliarsi un po' di tempo per rispondere a dieci domande. Buona lettura!

(Foto di Rachele Salvioli)

I S.U.S. ci dicono di accettare il mistero: quale?
Quel mistero disarmante e imbarazzante, anonimo e segreto come un voto, custodito gelosamente tra le righe del tuo quotidiano preferito, celato nel dubbio di sapersi adeguatamente aggiornati sullo stato d'avanzamento delle proprie miserie ed in molte altre espressioni perplesse di libertà. Accettarlo è una provocazione in forma di invito contenuta nella traccia di apertura del nostro nuovo disco Tristi Tropici.

La vostra città natale è Pistoia: immagino abbiate visto e vissuto nascita e crescita della scena Underground, che sembra essere la più produttiva insieme a quella di Prato e Firenze. Cosa ci raccontate a riguardo?
La nostra città contiene percorsi musicali molto interessanti ma non esiste né mai è esistita la volontà di farli confluire in una scena underground che sappia manifestarsi, legittimarsi e supportarsi. Siamo tutti fratelli ma ognuno con il proprio ufficio stampa (quello si, decisamente underground). E' stato anche per esorcizzare questo atteggiamento che ha segnato parte del nostro percorso che, appena ultimate le registrazioni del nuovo disco, abbiamo deciso di "aprire" la nostra sala prove, trasformandola in uno spazio adatto ad ospitare esperienze musicali tra le più variegate in una serie di appuntamenti a cadenza mensile dal titolo OSHEET!.

La nascita dei S.U.S., invece, in che modo è avvenuta?
Prima ancora di progetti, strategie, riflessioni e percorsi, anni fa si trattò di una sala prove e tre individui. D'un tratto, improvvisando sul playback di un brano dei Nirvana ci scoprimmo partoriti: una nascita a tutti gli effetti. Decidemmo di lì a breve di trasformare il Circolo ARCI Ho Chi Minh di Pistoia in un accogliente utero color rosso pastello per consentirci di rivivere quell'esperienza sul palco. Fu il nostro primo indimenticabile concerto.

(Foto di Angelica Gallorini)

E la crescita? C'è stata/c'è/ci sarà?
Della musica ci interessano i legami che è capace di creare. L'unico tipo di crescita sul quale abbiamo deciso di puntare è mosso da questa attitudine. Così, per catturare i suoni del nuovo disco abbiamo scelto di contattare Fabio Magistrali, deus ex machina di alcuni dei dischi italiani che più ci hanno segnato ( Dal lo fi al ci sei di Bugo, In circolo dei Perturbazione, Hai paura del buio? degli Afterhours, tanto per citarne alcuni) abbiamo inviato i provini e atteso pazientemente la sua decisione che si è rivelata positiva, generando uno scambio prezioso mosso da un entusiasmo incontrollabile. Allo stesso modo, attraverso le collaborazioni con lo studio di design ARCAICA e la penna di Aka B abbiamo ricevuto una eccellente risposta alla domanda di immagini e visioni che scaturisce dai nuovi brani. Ma davvero, l'elenco di persone che stanno mobilitando le proprie energie per arricchire il progetto di uscita di Tristi Tropici si sta facendo meravigliosamente lungo, dandoci fiducia nelle qualità espressive del lavoro fatto quest'anno e al tempo stesso affidandoci la responsabilità di assicurarci che il tutto venga efficacemente promosso e veicolato a tempo debito.

"Sarei dovuto morir bimbo e soddisfatto /Sicuro di essere un tutt'uno con me stesso" (da Rimpiango l'utero): tanta nostalgia dei tempi spensierati in cui il problema del giorno poteva essere la scelta di un giocattolo invece di un altro. Cosa rimpiangete oltre all'utero?
Quando abbiamo scritto Rimpiango l'utero ci piaceva l'idea di un blues decontestualizzato per voce, batteria, ed un sinth che producesse un pugno di note basse calde ed avvolgenti. Più che una rievocazione nostalgica dell'infanzia c'è dentro la sensazione terribilmente adulta d'aver perso l'unica occasione di potersi sentire tutt'uno e a proprio agio con le proprie potenzialità senza doversi affannare a rincorrere per una vita il proprio doppio per dargli un nome, una collocazione e chiedergli continui chiarimenti in merito alla sua esistenza.

(Foto di Angelica Gallorini)

Ricollegandomi a Gli errori di Copernico: in cosa, secondo voi, la terra dovrebbe avere più spessore?
Soprattutto nelle domande che si pone.

I gruppi che vi hanno formato, individualmente e come gruppo.
Alessio dice: Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, David Byrne, Flaming Lips
Duccio aggiunge: PIL, Joy Division, Refused
Lorenzo sottolinea: Nirvana, Os mutantes, Rino Gaetano
Fabio chiude con: Pavement, Eels, Radiohead

Spettacolo S.U.S. con Aka B: com'è nata questa sorta di collaborazione?
Non sappiamo niente di Aka B ma adoriamo la sua arte. Lui non sa niente di noi ma a quanto pare ascolta la nostra musica. Siamo entrati in contatto per pura coincidenza e misteriose attrazioni. Dato che i precedenti tentativi di incontrarsi sono puntualmente naufragati, abbiamo capito che forse stavamo sbagliando qualcosa nell'approccio. Così ci siamo chiariti le idee ed abbiamo scelto di conoscerci suonando e dipingendo insieme: un ottimo modo per rompere il ghiaccio. Sono nate così una serie di date che tra novembre e dicembre hanno portato lo spettacolo SUS con Aka B a Livorno, Arezzo, Firenze, Bologna per chiudere il 21 dicembre con la performance al Controsenso Club di Prato. I nuovi appuntamenti dal vivo li potrete trovare sul nostro sito www.susband.com .


Quali pensieri vi svolazzano in mente prima di un live?
Alessio ormai ha un suo rito personale: farsi la barba nel bagno del locale, fermando il tempo e alienandosi dal contesto. Duccio e Lorenzo discutono amabilmente di attualità mentre si trasformano in macchine da groove. Fabio di norma ha solo tanta fame.

Che progetti hanno i S.U.S. per l'anno che verrà?
Portare la nostra musica nei contesti più distanti tra loro. Pubblicare il nuovo disco Tristi Tropici. Farne un musical. Abbracciare un Panda. Accettare il mistero. Raggiungeteci su facebook.com/susband

(Foto di Angelica Gallorini)

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mercoledì 30 ottobre 2013

Losburla - I Masochisti - 2013 [Streaming]

Il re è nudo!, Losburla ride sotto i baffi, gli dà una pacca sulla spalla e gli passa in rassegna le smagliature e i foruncoli - impietosamente.
Roberto Sburlati, i retroscena del microcosmo arrangiato della fantomatica Scena Indipendente Italiana li conosce a fondo, e il suo esordio è un meta-disco che riflette amaramente con lucidità sugli aspetti imbarazzanti e tragicomici della questione. L'immaginario de I Masochisti si popola di esemplari umani che fanno un po' tenerezza, un po' disgusto e un po' pena sincera, della serie: anziani genitori obbligati a investire i soldi della liquidazione in album registrati in cameretta da prole fancazzista sulla trentina con turbe di protagonismo spinto; giovani entusiasti che si buttano a pesce nel “mondo della musica” per fare qualcosa di fico/creativo e finiscono nella rete frustrante del volontariato a rimborso spese nullo e preparazione zero; e insomma gente che oggettivamente si fa del male da sé ma che non può farne a meno. Chi non risica non rosica, dopotutto.
Bel disco, che messa così significa tutto e niente. Potrei dire molto di più, ma la cosa più giusta da fare è cliccare più giù sul player e ascoltarsi questa secchiata d'acqua gelata. Io me la merito, e magari pure voi.


Losburla
I Masochisti
2013
Libellula Music

Tracklist:
1. L'imbucato
2. Dilettanti (San Salvario Salva)
3. Regionale Al-To
4. Amaro
5. Il mio processo di beatificazione
6. Letteratura
7. Moderno
8. Rossetto
9. Senti questo cane come abbaia
10. I Masochisti


Recensione (Shiver Webzine) ▲ FB
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lunedì 21 ottobre 2013

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questo lunedì chiacchieriamo con Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio detto Marra de La Nevicata dell'85 che ci raccontano per filo e per segno il loro nuovo album, in uscita domani per Fumaio Records e DreaminGorilla Records ma che già potete ascoltare nella nostra recensione pubblicata poco sotto. Sentimenti e sensazioni, scogli e montagne, tante vivide immagini del vissuto della band bergamasca che ha realizzato un piccolo capolavoro. Secolo.

Dopo l'urgenza del vostro primo disco, uscito nel 2011, il secondo capitolo de La Nevicata dell'85 arriva due anni dopo, con la dovuta calma. Cosa è cambiato e cosa racchiude musicalmente Secolo di diverso rispetto al vostro esordio?
Andrea: Il primo disco è stato fatto come dici tu, con urgenza ma che non vuol dire fretta. Avevamo il bisogno impellente di mettere sul piatto tutte le idee che ci frullavano per la testa, con impulsività e senza ragionarci troppo. Infatti in poco più di un anno abbiamo scritto dodici canzoni (due delle quali rimaste fuori dal disco). Secolo è stato fatto con più calma. In due anni abbiamo scritto otto pezzi, prestando attenzione ad alcuni particolari e facendo anche una sorta di pre-produzione casalinga per capire meglio le sensazioni che suscitavano in noi le canzoni. Cose che col primo disco non avevamo fatto.
Il contenuto musicale di Secolo credo non si discosti troppo da quello del primo disco. Siamo sempre noi tre con i nostri gusti, i nostri ascolti, il nostro approccio musicale sia come singoli individui sullo strumento, sia come gruppo nel comporre un brano. Lo "stile" nevicata credo si possa riconoscere in entrambi i dischi. Il fatto che Marra sia passato dal basso alla chitarra ha dato più libertà alla batteria, unico strumento ritmico rimasto. Poi il fatto che Ivan avesse già in testa il disco ancor prima di scrivere le canzoni ha dato un grosso contributo a rendere Secolo il disco che è.


Marra: Le origini di Secolo sono da ricercare nel primo disco, nella canzone di apertura (Settimo Inverno) che mi vede non più al basso ma alla chitarra. Questa scelta nasce da una esigenza personale, dal desiderio di cambiare strumento. Ivan e Andrea sono stati ben disposti a rischiare per mantenere quel sound nato con Settimo Inverno e affrontare in modo nuovo gli arrangiamenti di tutte le canzoni a venire.
Ivan: Secolo è ovviamente la sintesi personale di questi ultimi due anni dove musicalmente abbiamo provato a perfezionare uno stile che è stato parzialmente definito e indagato col nostro primo album. Secolo in questo è la naturale evoluzione di un discorso che parla di una ricerca di compattezza, di dinamica, di tensione emotiva, di equilibri e fratture. Abbiamo esasperato questi aspetti e ovviamente abbiamo preso confidenza con essi capendo come governarli. Personalmente sento questo album più a fuoco, compatto, coerente ed essenziale. La durata dei pezzi è diminuita a vantaggio di una minor ripetitività. Di base abbiamo messo mano a tutto ciò che nell’album d’esordio non ci convinceva o che sentivamo di dover raffinare. Stesso trattamento è stato poi riservato alle liriche e al parlato. L’idea perseguita è di un’essenzialità nella scrittura, di una linea vocale che asseconda l’indole del pezzo e che esige dalle parti strumentali la stessa cosa.

Questo secondo disco vi ha fatto anche evolvere come gruppo? Cosa avete imparato e che "scogli" avete affrontano nella realizzazione di Secolo?
Ivan: Ad ogni album realizzato mi sento sempre più legato ai miei compagni e implicato emotivamente. Il coinvolgimento che c’è stato con Secolo è stato importante, sentito. Questo ha permesso di spronarci reciprocamente in una logica di continua critica costruttiva al fine di perfezionare e raggiungere livelli di composizione/interpretazione sempre maggiori. Riconosco nei miei compagni una forte messa in discussione. Marra ha lasciato il suo strumento principale, il basso, per buttarsi sulla chitarra e Ardi ha modificato in modo importante il suo drumming (un uso minore dei piatti a favore di un lavoro ritmico sulle pelli in crescendo). Tutto ciò non è stato fatto casualmente ma con l’intenzionalità già detta e che ha messo al primo posto l’essenzialità esecutiva e la totale centralità del brano.
Mi piace pensare che ognuno di noi tre si sia messo a disposizione del singolo pezzo e del suo umore per creare un focus emotivo chiaro in cui ad emergere non sono le singole individualità ma un sound collettivo fatto di dialoghi silenzi, pause e crescendi comuni. Secolo è stato composto seguendo il concetto di sottrazione sonora cioè l’idea del continuare a ridurre, svuotare fino al possibile le proprie parti strumentali. Volevo restituire al silenzio un ruolo importante, rendere ariose le composizioni, segnare i pieni e i vuoti. Ciò ci ha obbligato continuamente a verbalizzare quello che ognuno di noi tre pensava e voleva rispetto al climax del pezzo dando vita ad interminabili discussioni. Alcuni amici hanno assistito increduli a questi siparietti in cui parlavamo una lingua incomprensibile ed illogica. Credo che ci abbiano preso per dei folli!


Andrea: Sicuramente un'evoluzione c'è stata, non ho mai adorato troppo i gruppi che negli anni hanno riproposto sempre la solita ricetta musicale. O sei veramente bravo o il rischio di diventare noioso è molto grosso. Abbiamo imparato, come ti dicevo prima, ad ascoltare le canzoni da fuori mentre prima per lo più ci si limitava a "sentire" quello che la canzone ti dava mentre la suonavi. In questo modo siamo riusciti ad essere più critici e abbiamo potuto capire quali cose funzionavano bene e quali no. io, ad esempio, dalla pre-produzione al disco ho completamente cambiato la parte di grancassa su una canzone, togliendo parecchi colpi. suonando non me ne ero mai reso conto, solo riascoltando il pezzo ho capito che la cassa suonata in quel modo dava quasi fastidio, appiattiva la canzone.
Parlando di scogli per me quello più grosso è stato il monossido di carbonio! Durante le registrazioni la stufa a legna che scaldava lo studio ha dato non pochi problemi. Ho passato tre giorni con perenne mal di testa e picchi di nausea. Riascoltando il disco mi rendo conto di non essere stato impeccabile ma alla fine sono riuscito a cavarmela : )
Marra: Siamo più attenti nell'ascolto d’insieme cercando di non “calpestarci” a discapito del pezzo. Il mio scoglio personale è stato quello di cambiare strumento considerando che non sarei nemmeno in grado di eseguire La canzone del sole!

Il secolo è una quantità di tempo che supera di gran lunga l'aspettativa di vita media dell'uomo, trovo che sia un titolo più che mai adatto per il monolite musicale che avete creato. Qualcosa che il tempo non scalfisce. Data la sua organicità si può chiamare "Secolo" un concept album?
Ivan: sinceramente non saprei dire se Secolo sia un concept. Riconosco invece l’esistenza di un legame invisibile, un filo rosso, che unisce e attraversa tutti i brani dell’album tale da elevarli e sublimarli in una composizione vasta e collettiva in cui si parla di tempo immobile e delle vite che in esso si articolano. Tutto questo è rappresentato da una montagna, in quanto simbolo di stratificazioni di secoli, e da una figura umana che è contenitore di emozioni e di vita.
Fin dall’inizio ho saputo che l’album doveva chiamarsi Secolo e che doveva ritrarre una montagna sconfinata con un piccolo uomo. Mi piaceva l’idea di una sproporzione e di un legame che li unisse in un tempo e in una situazione non accomodante. Non ho voluto dare centralità al tempo dell’uomo.


In che maniera Secolo si intreccia con la vita privata de La Nevicata dell'85 e più in particolare con la tua, Ivan, dato che sei tu a scrivere i testi? Che sensazioni, libri e momenti sono sublimati nel tuo songwriting?
Ivan: Ciò che scrivo proviene da ciò che vivo quotidianamente. Quel che faccio è registrare tutto quel che mi capita direttamente come protagonista o indirettamente come osservatore. Mi affascina rileggere il banale quotidiano e caricarlo di sacralità. Mi interessano i gesti le azioni a cui non diamo peso perché automatici, scontati, quotidiani e restituirgli la giusta comprensione, esasperarli. Testi come Secolo, Attuale, Diorama, Sabato vanno in questa direzione.
In Secolo è stato il ritrovarsi personalmente, in modo inaspettato e non voluto, di fronte a uno scenario selvaggio, notturno e inospitale; in questo quadro non c’era posto per la mia figura. Ricordo la sensazione di apocalisse, di dissipazione. In Attuale è la visione di una donna (una vicina di casa) che si riaffaccia alla finestra dopo mesi in cui sembrava svanita non lasciando tracce di sé dentro la sua casa. In Diorama è il ritrovare i resti di un giaciglio notturno lasciato da qualcuno nel tuo sottoscala che innesca letture e vedute nuove.
Tutte le liriche di Secolo sono debitrici di scrittori e poeti come McCarty, Steinbeck, H. Michaux, London, Borselli, Faulkner, Pavese, Ungaretti, Carnevali e della loro capacità di descrivere il reale. In Secolo c’è una sensazione di cupezza e ineluttabilità ma anche di speranza e reazione. C’è una permanenza all’interno di una situazione dolorosa, faticosa e inspiegabile. Non si sa il perché ma ci devi fare i conti, devi rapportarti ad essa, accoglierla in qualche modo. Far questo, significa in Secolo, accettare l’idea dell’essere debole, fragile, limitato e incapace di comprendere il tutto. Ammettere questo permette di entrare in un’alta e altra comprensione di sé, trovare nuovi equilibri col fuori e un proprio posto all’interno di un disegno più grande, universale. Per questo non reputo Secolo un disco negativo. Accogliere la propria finitezza, la propria relatività significa riappropriarsi di una propria imperfezione, abbracciarla e ridimensionare un proprio delirio d’onnipotenza. Infine riguardo alle influenze personali, ammetto che il lavorare dentro un servizio che opera con storie di grave marginalità mi dà innumerevoli stimoli per scrivere e ragionare.

E infine. La cover è un altro pezzo forte del disco perché riassume in maniera estremamente efficace il tema e le immagini attorno alle quali ruota questo nuovo album. A chi avete affidato l'art-work di Secolo e come è stato realizzato?
Marra: I disegni sono di Giorgio “Pio” Ferrari. L’ho conosciuto agli inizi della realizzazione dell’album. Giorgio è disegnatore ma anche un ottimo tatuatore e nelle ore passate assieme ho capito che sarebbe stata la persona giusta da coinvolgere. Vista la natura della sua professione non avrebbe faticato a rendersi interprete delle atmosfere dell'album e nemmeno delle precise richieste dell'immaginario di Ivan.
Andrea: Oltre alle tematiche e all'idea musicale Ivan aveva in testa fin da subito anche quella che sarebbe stata la copertina. Inizialmente abbiamo provato a fare tutto da soli, come con il primo disco. Pensavamo di mettere una semplice foto ma l'impatto visivo non ci lasciava pienamente soddisfatti. in cerca di un disegnatore si è fatto avanti Giorgio. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata parlando del disco, di quello che volevamo trasmettere sia a livello sonoro che visivo. gli abbiamo dato alcune indicazioni (tra cui l'utilizzo del bianco/nero, sia per la resa visiva sia come simbolo di continuità con il primo disco) e per il resto si pensava di lasciar fare a lui... poi ivan non ha resistito e gli ha mandato una sorta di "manuale" con tanto di bozzetti per la realizzazione dell'artwork. Scherzi a parte, il risultato ci è piaciuto davvero parecchio, non smetteremo mai di fargli i complimenti!


Ivan: Quando Giorgio mi ha detto “utilizzami come se fossi il tuo braccio e la tua mano” non ho esitato e l’ho subito indirizzato verso ciò che avevo in testa ovvero l’idea di rappresentare una montagna mastodontica, cupa, oscura, che occupasse quasi totalmente il fronte della copertina a discapito di una figura umana minuta schiacciata in un angolo remoto, immerso in una colata di china. Volevo un forte contributo emotivo, un’empatia immediata, una sensazione scomoda. Volevo riprodurre quella cupezza che avevo colto osservando alcune litografie di Gustav Dorè, attraverso l’utilizzo del nero denso a vantaggio di un bianco cangiante. Giorgio in questo è stato perfetto!
Da una focale ampissima, che è la copertina, si passa ad una ristretta e schiacciata nel foglio testi in cui raffigurati sono alcuni oggetti che l’uomo indossava e che prima erano visivamente impercettibili. Ora l’attenzione è su una gerla vuota - perché già piena del peso emotivo che l’uomo doveva sostenere - e su un bastone, entrambi affondati nella neve - oggetti legati alla cultura e alla tradizione contadina bergamasca - , caduti malamente come se l’uomo fosse improvvisamente scomparso e si fosse dissolto nel contesto. Restano solo loro, simboli di una secolarità antica che tenta di resistere. Mi piaceva l’idea di ingrandire questi particolari e isolare il resto. Giorgio ha fatto un grandissimo lavoro traducendo alla perfezione questo sentire e dando a Secolo il giusto scenario per animarsi.

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sabato 21 settembre 2013

Fabio Cinti - Finisce l'Estate [Video]

Un singolo dedicato a questa lunghissima estate che forse volge al termine, Finisce l'Estate si appiccica addosso, insieme alla pioggia fitta e insistente di settembre, insegnandoci con lievità ed ironia ad accettare il mutare del ciclo delle stagioni senza troppa malinconia. Il brano precede l’uscita, il 15 ottobre, di Madame Ugo, prossimo disco del cantautore che verrà pubblicato da Mescal.


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