lunedì 11 luglio 2011

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questa settimana siamo orgoglioNi di presentarvi La Nevicata dell'85, trio bergamasco uscito di recente con il primo fantastico disco. Al solito, abbiamo cercato di conoscerli un pò meglio e di farci raccontare qualcosa della storia e degli sviluppi del gruppo. Enjoy!

Per prima cosa. Chi siete e cosa fate? Da dove venite e dove andate. E soprattutto come tirate a campare?
Ivan: Ciao. Siamo Ivan, Ardi e Davide; Trio rumoroso e ruspante, figlio della polenta e della provincia, che ha trovato il proprio inizio dal raccontare sé e le cose che ruotano attorno a sé dentro i propri luoghi di origine. Veniamo tutti dalla provincia. Io e Ardi da quella bergamasca mentre Davide dalla sponda bresciana. Ho differenti mete. Un luogo più astratto e uno più concreto. Con la “Nevicata” sento il desiderio di approdare in lidi musicali nuovi, lontani dalla forma tradizionale di canzone. L’obiettivo è riuscire a spingere la sperimentazione oltre, smantellare e destrutturare; rendere ogni linea di basso, chitarra e batteria indipendenti l’una dall’altra ma in continuo e intimo dialogo. Figlie di una reciproca coerenza. Vorrei ridurre tutto all’essenzialità mantenendo un vigore rumoristico e il carattere emozionale - umorale del progetto. La mia meta concreta è quella di portare la bagnarola “Nevicata” al di fuori delle acque circondariali lombarde. Ora siamo impegnati nel promuovere l’album. Siamo reduci da RockIsland e da una quindicina di live sparsi qua e là. L’idea è quella di spingere sui live ancora per un paio di mesi e poi di ributtarsi a capofitto sul materiale nuovo. Per quanto riguarda il tirare a campare Ardi lavora come responsabile all’interno di una ditta di minuteria metallica mentre Davide opera in una ditta che si occupa di materiale plastico. Io lavoro in una struttura a Bergamo che accoglie persone “senza fissa dimora” e che propone percorsi terapeutici – riabilitativi in funzione di un reinserimento territoriale.


Quando vi formate come gruppo? Vi conoscevate già da prima? Come è venuto fuori questo nome così suggestivo?
Ivan: Il progetto “Nevicata” nasce nell’estate del 2007 dall’incontro mio con Ardi. Già ci conoscevamo e già eravamo amici. Il rivedersi è stata l’occasione per capire che avevamo le stesse sintonie, gli stessi orizzonti e le stesse urgenze musicali. Il provare assieme ha poi confermato il tutto. L’idea primordiale è stata quella di costituire un combo strumentale che non si desse grosse imposizioni di genere se non quella di mantenere un approccio selvaggio e diretto, ben localizzato nelle viscere e nella pancia. Ci siamo mossi con la precisa intenzione del fare della ricerca di vigorosi e repentini cambi di dinamica/tensione la nostra peculiarità. Dopo un inverno di intense prove che hanno costituito parte dello scheletro musicale del disco, abbiamo sentito la necessità di completarci ulteriormente, pensandoci come trio. La “Nevicata” si è completata nel gennaio 2008 con l’arrivo di Davide “Marra” (basso, chitarra). Si è deciso simbioticamente di allargare i registri comunicativi affidando ad un cantato che è più voce parlata e urlata l’intento di rendere il progetto maggiormente enfatico, atmosferico e radicato. Evocare Bergamo e le sue periferie, la provincia, i ricordi.
Il nome del gruppo rimanda ad un ricordo vissuto che trova il suo senso nell'appartenenza ad un contesto preciso e ben identificabile. Bergamo e la sua provincia. Cercavo un'emozione chiara e un vissuto ben radicato nella memoria personale e che fosse in grado di raccontarci e parlare dei nostri luoghi e delle nostre radici.


Avendo "saltato" il classico passo dell'ep mi viene da chiedere: come nasce il vostro primo disco? è stato un parto lungo? Avevate già molti pezzi?
L’album è il resoconto della nostra nascita. Volevamo fermare i pezzi senza troppo preoccuparci della durata, del numero delle tracce e dell’esito. Il bisogno che tutti sentivamo era quello di fermare tutto quel periodo di prove estenuanti e di forti messe in discussione. Volevamo qualcosa che soddisfacesse in primis i nostri bisogni. Un bisogno autistico - egocentrico; qualcosa dettato da una sorta di spinta centripeta. Il fatto che poi sia stato accolto molto bene dalla critica non fa che rendermi felice e orgoglioso. Siamo consapevoli che non è un disco facile e di immediato ascolto.
Inerentemente alla registrazione confermo che è stato un parto lungo e, aggiungo, faticoso. Abbiamo scelto di registrare tutto in presa diretta, perché volevamo ottenere un prodotto che fosse vivo, dinamico e che comunicasse calore. Un respiro caldo e umano dove per “umano” intendo anche l’intenzionalità del restituire l’imperfetto. Abbiamo voluto che il disco raccogliesse le nostre imperfezioni; così come in una situazione live. Non cercavamo una post-produzione massiccia e invasiva; ci siamo mossi con l’idea di manipolare e di stravolgere il meno possibile il materiale registrato. Volevamo e vogliamo tuttora proporci a chi ci ascolta in modo trasparente e schietto.
Tecnicamente abbiamo registrato, alla Sauna Recording di Varese, 12 pezzi in 3 giornate di cui l’ultima spesa per fare le voci. È stata una lotta contro il tempo e una prova fisica non indifferente! È seguito poi un lunghissimo ed estenuante periodo di mixaggio e di master durato da giugno 2010 a gennaio 2011. Di questo periodo ho sicuramente un bellissimo ricordo, un’esperienza estremamente formativa e che ha messo a durissima prova la pazienza e i nervi di Daniele Cocca del Blues Cave Recording Studio!

Come è stato collaborare con la Fumaio Records? E, soprattutto, come è stata la serata dedicata del Rock Island?
Ivan: Son fiero di far parte della Fumaio. È una fra le realtà più belle che esistono a Bergamo. Sono persone speciali, mosse da un’insanabile passione per la musica e il DIY. Mi piace pensare che assieme a Caso, Garage Ermetico e Bancale si è costituito un “collettivo” che cerca di aiutarsi reciprocamente e che fa del “self-help” il proprio motto. All’interno non esiste nessun tipo di rivalità e gelosia. Le proprie capacità sono messe a disposizione di tutti. La serata Fumaio è stata l’occasione per consolidare quanto appena detto. C’è stato un clima perfetto, rilassato e giocoso che ha aiutato nell’affrontare un palco importante, perché finestra che guarda oltre la località, come quello di RockIsland.


Infine. Che ascolti hanno influenzato la vostra musica? Cosa scaricate e cosa comprate? E di che musica italiana vi cibate?
Ivan: Nella Nevicata convivono serenamente le tre differenti personalità. Mi stupisco sempre di come si mescolino assieme oscillando tra cavalcate selvagge, incursioni che sanno di noise e parti più meditative e riflessive. In questo, Ardi e Davide sono sicuramente le parti sanguigne della Nevicata! Personalmente riconosco come formativo tutto il genere che viene definito “post”. Influenze importanti arrivano da June of ‘44, Slint, Enablers, San Agustin, Karate, Gastr Del Sol, David Grubbs, Friends of Dean Martinez, Low, ecc. Amo John Fahey e Robbie Basho e tutto il filone della “primitive guitar”. Ascolto tutto ciò che mi comunica qualcosa e che mi emoziona. Scarico molta musica, di tutto e di più, ma cerco sempre di comprare l’album o di andare al concerto di chi ha il merito di emozionarmi. È una forma di rispetto. Ultimo cd acquistato: Enablers – Blown Realms And Stalled Explosions. Di artisti italiani adoro i Bachi da Pietra, Massimo Volume, Father Murphy, Ronin e tantissimi altri. Ho recentemente assistito al concerto degli One Dimensional Man ed è stato impressionante!

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