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sabato 9 aprile 2016

La Nevicata dell'85 - Secolo - 2013 [Streaming]

Secolo rivela con grazia la sua trama come una ragnatela nella mattina imperlata di rugiada, una bellezza prima quasi invisibile ma che dopo non puoi più ignorare. Con questo secondo album La Nevicata dell'85 affonda i suoi denti nella carne cruda dell'attuale e con le sue canzoni ci racconta momenti singoli di una vita, di tante vite, che si stratificano nelle invalicabili montagne del quotidiano. Secolo può sembrare composto di sole otto canzoni ma è piuttosto un'unico possente jodel, un'unica voce che parla a quella parte di noi che di tanto in tanto si ferma a riflettere sulle routine cui siamo costretti, sui meccanismi sociali accettati passivamente. E scuote la testa. (Ottobre 2013)


La Nevicata dell'85
Secolo
2013
Fumaio Records / DreaminGorilla Records

Tracklist:
1. Attuale
2. Nostalghia
3. Secolo
4. Frammenti
5. Diorama
6. Terra che Attendo
7. Sabato
8. Terra che Trovo



Secolo (Video) ▲ FBSoundcloud

domenica 3 novembre 2013

Bergamo Sottosuolo: La Nevicata dell'85 + Labradors, 9 Novembre @ Spazio Giovani Edonè, Bergamo

Si preannuncia un bell'inverno per Bergamo ma non certo per il clima. Allo Spazio Giovani Edonè riprende la programmazione di Bergamo Sottosuolo, cominciata con Ornaments e New Katana Theory lo scorso 12 Ottobre e che continua con il release party del nuovo album La Nevicata dell'85, Secolo, Paul Collins, OvO, Hungry Like Rakovitz e altri ancora. Non di sola nebbia vive l'uomo.


Sabato 9 Novembre

Giovedi’ 14 novembre

Sabato 14 Dicembre

Venerdì 27 Dicembre
Rockin’ Bonnie and the Mighty Ropers

lunedì 21 ottobre 2013

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questo lunedì chiacchieriamo con Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio detto Marra de La Nevicata dell'85 che ci raccontano per filo e per segno il loro nuovo album, in uscita domani per Fumaio Records e DreaminGorilla Records ma che già potete ascoltare nella nostra recensione pubblicata poco sotto. Sentimenti e sensazioni, scogli e montagne, tante vivide immagini del vissuto della band bergamasca che ha realizzato un piccolo capolavoro. Secolo.

Dopo l'urgenza del vostro primo disco, uscito nel 2011, il secondo capitolo de La Nevicata dell'85 arriva due anni dopo, con la dovuta calma. Cosa è cambiato e cosa racchiude musicalmente Secolo di diverso rispetto al vostro esordio?
Andrea: Il primo disco è stato fatto come dici tu, con urgenza ma che non vuol dire fretta. Avevamo il bisogno impellente di mettere sul piatto tutte le idee che ci frullavano per la testa, con impulsività e senza ragionarci troppo. Infatti in poco più di un anno abbiamo scritto dodici canzoni (due delle quali rimaste fuori dal disco). Secolo è stato fatto con più calma. In due anni abbiamo scritto otto pezzi, prestando attenzione ad alcuni particolari e facendo anche una sorta di pre-produzione casalinga per capire meglio le sensazioni che suscitavano in noi le canzoni. Cose che col primo disco non avevamo fatto.
Il contenuto musicale di Secolo credo non si discosti troppo da quello del primo disco. Siamo sempre noi tre con i nostri gusti, i nostri ascolti, il nostro approccio musicale sia come singoli individui sullo strumento, sia come gruppo nel comporre un brano. Lo "stile" nevicata credo si possa riconoscere in entrambi i dischi. Il fatto che Marra sia passato dal basso alla chitarra ha dato più libertà alla batteria, unico strumento ritmico rimasto. Poi il fatto che Ivan avesse già in testa il disco ancor prima di scrivere le canzoni ha dato un grosso contributo a rendere Secolo il disco che è.


Marra: Le origini di Secolo sono da ricercare nel primo disco, nella canzone di apertura (Settimo Inverno) che mi vede non più al basso ma alla chitarra. Questa scelta nasce da una esigenza personale, dal desiderio di cambiare strumento. Ivan e Andrea sono stati ben disposti a rischiare per mantenere quel sound nato con Settimo Inverno e affrontare in modo nuovo gli arrangiamenti di tutte le canzoni a venire.
Ivan: Secolo è ovviamente la sintesi personale di questi ultimi due anni dove musicalmente abbiamo provato a perfezionare uno stile che è stato parzialmente definito e indagato col nostro primo album. Secolo in questo è la naturale evoluzione di un discorso che parla di una ricerca di compattezza, di dinamica, di tensione emotiva, di equilibri e fratture. Abbiamo esasperato questi aspetti e ovviamente abbiamo preso confidenza con essi capendo come governarli. Personalmente sento questo album più a fuoco, compatto, coerente ed essenziale. La durata dei pezzi è diminuita a vantaggio di una minor ripetitività. Di base abbiamo messo mano a tutto ciò che nell’album d’esordio non ci convinceva o che sentivamo di dover raffinare. Stesso trattamento è stato poi riservato alle liriche e al parlato. L’idea perseguita è di un’essenzialità nella scrittura, di una linea vocale che asseconda l’indole del pezzo e che esige dalle parti strumentali la stessa cosa.

Questo secondo disco vi ha fatto anche evolvere come gruppo? Cosa avete imparato e che "scogli" avete affrontano nella realizzazione di Secolo?
Ivan: Ad ogni album realizzato mi sento sempre più legato ai miei compagni e implicato emotivamente. Il coinvolgimento che c’è stato con Secolo è stato importante, sentito. Questo ha permesso di spronarci reciprocamente in una logica di continua critica costruttiva al fine di perfezionare e raggiungere livelli di composizione/interpretazione sempre maggiori. Riconosco nei miei compagni una forte messa in discussione. Marra ha lasciato il suo strumento principale, il basso, per buttarsi sulla chitarra e Ardi ha modificato in modo importante il suo drumming (un uso minore dei piatti a favore di un lavoro ritmico sulle pelli in crescendo). Tutto ciò non è stato fatto casualmente ma con l’intenzionalità già detta e che ha messo al primo posto l’essenzialità esecutiva e la totale centralità del brano.
Mi piace pensare che ognuno di noi tre si sia messo a disposizione del singolo pezzo e del suo umore per creare un focus emotivo chiaro in cui ad emergere non sono le singole individualità ma un sound collettivo fatto di dialoghi silenzi, pause e crescendi comuni. Secolo è stato composto seguendo il concetto di sottrazione sonora cioè l’idea del continuare a ridurre, svuotare fino al possibile le proprie parti strumentali. Volevo restituire al silenzio un ruolo importante, rendere ariose le composizioni, segnare i pieni e i vuoti. Ciò ci ha obbligato continuamente a verbalizzare quello che ognuno di noi tre pensava e voleva rispetto al climax del pezzo dando vita ad interminabili discussioni. Alcuni amici hanno assistito increduli a questi siparietti in cui parlavamo una lingua incomprensibile ed illogica. Credo che ci abbiano preso per dei folli!


Andrea: Sicuramente un'evoluzione c'è stata, non ho mai adorato troppo i gruppi che negli anni hanno riproposto sempre la solita ricetta musicale. O sei veramente bravo o il rischio di diventare noioso è molto grosso. Abbiamo imparato, come ti dicevo prima, ad ascoltare le canzoni da fuori mentre prima per lo più ci si limitava a "sentire" quello che la canzone ti dava mentre la suonavi. In questo modo siamo riusciti ad essere più critici e abbiamo potuto capire quali cose funzionavano bene e quali no. io, ad esempio, dalla pre-produzione al disco ho completamente cambiato la parte di grancassa su una canzone, togliendo parecchi colpi. suonando non me ne ero mai reso conto, solo riascoltando il pezzo ho capito che la cassa suonata in quel modo dava quasi fastidio, appiattiva la canzone.
Parlando di scogli per me quello più grosso è stato il monossido di carbonio! Durante le registrazioni la stufa a legna che scaldava lo studio ha dato non pochi problemi. Ho passato tre giorni con perenne mal di testa e picchi di nausea. Riascoltando il disco mi rendo conto di non essere stato impeccabile ma alla fine sono riuscito a cavarmela : )
Marra: Siamo più attenti nell'ascolto d’insieme cercando di non “calpestarci” a discapito del pezzo. Il mio scoglio personale è stato quello di cambiare strumento considerando che non sarei nemmeno in grado di eseguire La canzone del sole!

Il secolo è una quantità di tempo che supera di gran lunga l'aspettativa di vita media dell'uomo, trovo che sia un titolo più che mai adatto per il monolite musicale che avete creato. Qualcosa che il tempo non scalfisce. Data la sua organicità si può chiamare "Secolo" un concept album?
Ivan: sinceramente non saprei dire se Secolo sia un concept. Riconosco invece l’esistenza di un legame invisibile, un filo rosso, che unisce e attraversa tutti i brani dell’album tale da elevarli e sublimarli in una composizione vasta e collettiva in cui si parla di tempo immobile e delle vite che in esso si articolano. Tutto questo è rappresentato da una montagna, in quanto simbolo di stratificazioni di secoli, e da una figura umana che è contenitore di emozioni e di vita.
Fin dall’inizio ho saputo che l’album doveva chiamarsi Secolo e che doveva ritrarre una montagna sconfinata con un piccolo uomo. Mi piaceva l’idea di una sproporzione e di un legame che li unisse in un tempo e in una situazione non accomodante. Non ho voluto dare centralità al tempo dell’uomo.


In che maniera Secolo si intreccia con la vita privata de La Nevicata dell'85 e più in particolare con la tua, Ivan, dato che sei tu a scrivere i testi? Che sensazioni, libri e momenti sono sublimati nel tuo songwriting?
Ivan: Ciò che scrivo proviene da ciò che vivo quotidianamente. Quel che faccio è registrare tutto quel che mi capita direttamente come protagonista o indirettamente come osservatore. Mi affascina rileggere il banale quotidiano e caricarlo di sacralità. Mi interessano i gesti le azioni a cui non diamo peso perché automatici, scontati, quotidiani e restituirgli la giusta comprensione, esasperarli. Testi come Secolo, Attuale, Diorama, Sabato vanno in questa direzione.
In Secolo è stato il ritrovarsi personalmente, in modo inaspettato e non voluto, di fronte a uno scenario selvaggio, notturno e inospitale; in questo quadro non c’era posto per la mia figura. Ricordo la sensazione di apocalisse, di dissipazione. In Attuale è la visione di una donna (una vicina di casa) che si riaffaccia alla finestra dopo mesi in cui sembrava svanita non lasciando tracce di sé dentro la sua casa. In Diorama è il ritrovare i resti di un giaciglio notturno lasciato da qualcuno nel tuo sottoscala che innesca letture e vedute nuove.
Tutte le liriche di Secolo sono debitrici di scrittori e poeti come McCarty, Steinbeck, H. Michaux, London, Borselli, Faulkner, Pavese, Ungaretti, Carnevali e della loro capacità di descrivere il reale. In Secolo c’è una sensazione di cupezza e ineluttabilità ma anche di speranza e reazione. C’è una permanenza all’interno di una situazione dolorosa, faticosa e inspiegabile. Non si sa il perché ma ci devi fare i conti, devi rapportarti ad essa, accoglierla in qualche modo. Far questo, significa in Secolo, accettare l’idea dell’essere debole, fragile, limitato e incapace di comprendere il tutto. Ammettere questo permette di entrare in un’alta e altra comprensione di sé, trovare nuovi equilibri col fuori e un proprio posto all’interno di un disegno più grande, universale. Per questo non reputo Secolo un disco negativo. Accogliere la propria finitezza, la propria relatività significa riappropriarsi di una propria imperfezione, abbracciarla e ridimensionare un proprio delirio d’onnipotenza. Infine riguardo alle influenze personali, ammetto che il lavorare dentro un servizio che opera con storie di grave marginalità mi dà innumerevoli stimoli per scrivere e ragionare.

E infine. La cover è un altro pezzo forte del disco perché riassume in maniera estremamente efficace il tema e le immagini attorno alle quali ruota questo nuovo album. A chi avete affidato l'art-work di Secolo e come è stato realizzato?
Marra: I disegni sono di Giorgio “Pio” Ferrari. L’ho conosciuto agli inizi della realizzazione dell’album. Giorgio è disegnatore ma anche un ottimo tatuatore e nelle ore passate assieme ho capito che sarebbe stata la persona giusta da coinvolgere. Vista la natura della sua professione non avrebbe faticato a rendersi interprete delle atmosfere dell'album e nemmeno delle precise richieste dell'immaginario di Ivan.
Andrea: Oltre alle tematiche e all'idea musicale Ivan aveva in testa fin da subito anche quella che sarebbe stata la copertina. Inizialmente abbiamo provato a fare tutto da soli, come con il primo disco. Pensavamo di mettere una semplice foto ma l'impatto visivo non ci lasciava pienamente soddisfatti. in cerca di un disegnatore si è fatto avanti Giorgio. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata parlando del disco, di quello che volevamo trasmettere sia a livello sonoro che visivo. gli abbiamo dato alcune indicazioni (tra cui l'utilizzo del bianco/nero, sia per la resa visiva sia come simbolo di continuità con il primo disco) e per il resto si pensava di lasciar fare a lui... poi ivan non ha resistito e gli ha mandato una sorta di "manuale" con tanto di bozzetti per la realizzazione dell'artwork. Scherzi a parte, il risultato ci è piaciuto davvero parecchio, non smetteremo mai di fargli i complimenti!


Ivan: Quando Giorgio mi ha detto “utilizzami come se fossi il tuo braccio e la tua mano” non ho esitato e l’ho subito indirizzato verso ciò che avevo in testa ovvero l’idea di rappresentare una montagna mastodontica, cupa, oscura, che occupasse quasi totalmente il fronte della copertina a discapito di una figura umana minuta schiacciata in un angolo remoto, immerso in una colata di china. Volevo un forte contributo emotivo, un’empatia immediata, una sensazione scomoda. Volevo riprodurre quella cupezza che avevo colto osservando alcune litografie di Gustav Dorè, attraverso l’utilizzo del nero denso a vantaggio di un bianco cangiante. Giorgio in questo è stato perfetto!
Da una focale ampissima, che è la copertina, si passa ad una ristretta e schiacciata nel foglio testi in cui raffigurati sono alcuni oggetti che l’uomo indossava e che prima erano visivamente impercettibili. Ora l’attenzione è su una gerla vuota - perché già piena del peso emotivo che l’uomo doveva sostenere - e su un bastone, entrambi affondati nella neve - oggetti legati alla cultura e alla tradizione contadina bergamasca - , caduti malamente come se l’uomo fosse improvvisamente scomparso e si fosse dissolto nel contesto. Restano solo loro, simboli di una secolarità antica che tenta di resistere. Mi piaceva l’idea di ingrandire questi particolari e isolare il resto. Giorgio ha fatto un grandissimo lavoro traducendo alla perfezione questo sentire e dando a Secolo il giusto scenario per animarsi.

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martedì 1 ottobre 2013

La Nevicata dell'85 - Secolo [Video]

Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio, dopo il primo album uscito nel 2011, firmano un nuovo capitolo de La Nevicata dell'85, Secolo. Il nuovo album della band lombarda prosegue nel tracciato del precedente lavoro, una sottile trama di suoni ad accompagnare testi recitati alternate a potenti esplosioni vocali e musicali. Canzoni pregne di sudore e polvere che ti crollano improvvise addosso come una cupa valanga nella notte. Canzoni come Secolo.


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sabato 24 marzo 2012

La Nevicata dell'85 - La Nevicata dell'85 - 2011

Io mi ricordo solo quella del novantuno, di nevicata, ma chi ha qualche annetto in più avrà memoria di quell'evento eccezionale e dietro a questa memoria soffusa c'è sempre un lieve sorriso. Come una nebbia particolarmente romantica e fitta squarciata all'improvviso da un treno che corre a tutta velocità. Questo in riassunto l'album, il primo album, de La Nevicata dell'85 uscito per la nostra amata Fumaio Records. Testi recitati e sussurrati, esplosioni di urli e chitarre. Un ottimo esordio che passa attraverso la pelle e lascia il suo segno. Update: Da ieri, ad un anno di distanza della pubblicazione, ecco il disco in download gratuito!!


La Nevicata dell'85
La Nevicata dell'85
2011
Fumaio Records

Tracklist:
1. Settimo inverno
2. Finestre
3. Settembre
4. Calypso
5. Io sono Jean-Baptiste
6. Polvere
7. Il DisGuido di Gringo
8. Querce e betulle
9. Amnesia
10. Delenda



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mercoledì 7 settembre 2011

Bergamo Sottosuolo Clash - 9 e 10 Settembre @ Spazio Giovani Edonè (BG)

Questo weekend i nostri cari amici della Fumaio Records organizzano, assieme al collettivo Bergamo sottosuolo un bellissimo festival a Bergamo, con il meglio della scena musicale locale e ospiti non troppo locali.


Non perdetevi l'occasione di sentire La nevicata dell'85 o i Sakee Sed. Per non parlare del buon Ten Dogs! Il festival si svolgerà presso lo spazio giovani Edonè. Il tutto completamente gratuito.

La FolkeriaLa Nevicata Dell’85
Vocalamity feat. Dj Edo ▲ Ten DogsBangarang
▲ CowPunk ► Sakee SedThe Snookys ▲ Il Buio ►


Per Info:
EdonèFumaio RecordsBergamo Sottosuolo

lunedì 11 luglio 2011

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questa settimana siamo orgoglioNi di presentarvi La Nevicata dell'85, trio bergamasco uscito di recente con il primo fantastico disco. Al solito, abbiamo cercato di conoscerli un pò meglio e di farci raccontare qualcosa della storia e degli sviluppi del gruppo. Enjoy!

Per prima cosa. Chi siete e cosa fate? Da dove venite e dove andate. E soprattutto come tirate a campare?
Ivan: Ciao. Siamo Ivan, Ardi e Davide; Trio rumoroso e ruspante, figlio della polenta e della provincia, che ha trovato il proprio inizio dal raccontare sé e le cose che ruotano attorno a sé dentro i propri luoghi di origine. Veniamo tutti dalla provincia. Io e Ardi da quella bergamasca mentre Davide dalla sponda bresciana. Ho differenti mete. Un luogo più astratto e uno più concreto. Con la “Nevicata” sento il desiderio di approdare in lidi musicali nuovi, lontani dalla forma tradizionale di canzone. L’obiettivo è riuscire a spingere la sperimentazione oltre, smantellare e destrutturare; rendere ogni linea di basso, chitarra e batteria indipendenti l’una dall’altra ma in continuo e intimo dialogo. Figlie di una reciproca coerenza. Vorrei ridurre tutto all’essenzialità mantenendo un vigore rumoristico e il carattere emozionale - umorale del progetto. La mia meta concreta è quella di portare la bagnarola “Nevicata” al di fuori delle acque circondariali lombarde. Ora siamo impegnati nel promuovere l’album. Siamo reduci da RockIsland e da una quindicina di live sparsi qua e là. L’idea è quella di spingere sui live ancora per un paio di mesi e poi di ributtarsi a capofitto sul materiale nuovo. Per quanto riguarda il tirare a campare Ardi lavora come responsabile all’interno di una ditta di minuteria metallica mentre Davide opera in una ditta che si occupa di materiale plastico. Io lavoro in una struttura a Bergamo che accoglie persone “senza fissa dimora” e che propone percorsi terapeutici – riabilitativi in funzione di un reinserimento territoriale.


Quando vi formate come gruppo? Vi conoscevate già da prima? Come è venuto fuori questo nome così suggestivo?
Ivan: Il progetto “Nevicata” nasce nell’estate del 2007 dall’incontro mio con Ardi. Già ci conoscevamo e già eravamo amici. Il rivedersi è stata l’occasione per capire che avevamo le stesse sintonie, gli stessi orizzonti e le stesse urgenze musicali. Il provare assieme ha poi confermato il tutto. L’idea primordiale è stata quella di costituire un combo strumentale che non si desse grosse imposizioni di genere se non quella di mantenere un approccio selvaggio e diretto, ben localizzato nelle viscere e nella pancia. Ci siamo mossi con la precisa intenzione del fare della ricerca di vigorosi e repentini cambi di dinamica/tensione la nostra peculiarità. Dopo un inverno di intense prove che hanno costituito parte dello scheletro musicale del disco, abbiamo sentito la necessità di completarci ulteriormente, pensandoci come trio. La “Nevicata” si è completata nel gennaio 2008 con l’arrivo di Davide “Marra” (basso, chitarra). Si è deciso simbioticamente di allargare i registri comunicativi affidando ad un cantato che è più voce parlata e urlata l’intento di rendere il progetto maggiormente enfatico, atmosferico e radicato. Evocare Bergamo e le sue periferie, la provincia, i ricordi.
Il nome del gruppo rimanda ad un ricordo vissuto che trova il suo senso nell'appartenenza ad un contesto preciso e ben identificabile. Bergamo e la sua provincia. Cercavo un'emozione chiara e un vissuto ben radicato nella memoria personale e che fosse in grado di raccontarci e parlare dei nostri luoghi e delle nostre radici.


Avendo "saltato" il classico passo dell'ep mi viene da chiedere: come nasce il vostro primo disco? è stato un parto lungo? Avevate già molti pezzi?
L’album è il resoconto della nostra nascita. Volevamo fermare i pezzi senza troppo preoccuparci della durata, del numero delle tracce e dell’esito. Il bisogno che tutti sentivamo era quello di fermare tutto quel periodo di prove estenuanti e di forti messe in discussione. Volevamo qualcosa che soddisfacesse in primis i nostri bisogni. Un bisogno autistico - egocentrico; qualcosa dettato da una sorta di spinta centripeta. Il fatto che poi sia stato accolto molto bene dalla critica non fa che rendermi felice e orgoglioso. Siamo consapevoli che non è un disco facile e di immediato ascolto.
Inerentemente alla registrazione confermo che è stato un parto lungo e, aggiungo, faticoso. Abbiamo scelto di registrare tutto in presa diretta, perché volevamo ottenere un prodotto che fosse vivo, dinamico e che comunicasse calore. Un respiro caldo e umano dove per “umano” intendo anche l’intenzionalità del restituire l’imperfetto. Abbiamo voluto che il disco raccogliesse le nostre imperfezioni; così come in una situazione live. Non cercavamo una post-produzione massiccia e invasiva; ci siamo mossi con l’idea di manipolare e di stravolgere il meno possibile il materiale registrato. Volevamo e vogliamo tuttora proporci a chi ci ascolta in modo trasparente e schietto.
Tecnicamente abbiamo registrato, alla Sauna Recording di Varese, 12 pezzi in 3 giornate di cui l’ultima spesa per fare le voci. È stata una lotta contro il tempo e una prova fisica non indifferente! È seguito poi un lunghissimo ed estenuante periodo di mixaggio e di master durato da giugno 2010 a gennaio 2011. Di questo periodo ho sicuramente un bellissimo ricordo, un’esperienza estremamente formativa e che ha messo a durissima prova la pazienza e i nervi di Daniele Cocca del Blues Cave Recording Studio!

Come è stato collaborare con la Fumaio Records? E, soprattutto, come è stata la serata dedicata del Rock Island?
Ivan: Son fiero di far parte della Fumaio. È una fra le realtà più belle che esistono a Bergamo. Sono persone speciali, mosse da un’insanabile passione per la musica e il DIY. Mi piace pensare che assieme a Caso, Garage Ermetico e Bancale si è costituito un “collettivo” che cerca di aiutarsi reciprocamente e che fa del “self-help” il proprio motto. All’interno non esiste nessun tipo di rivalità e gelosia. Le proprie capacità sono messe a disposizione di tutti. La serata Fumaio è stata l’occasione per consolidare quanto appena detto. C’è stato un clima perfetto, rilassato e giocoso che ha aiutato nell’affrontare un palco importante, perché finestra che guarda oltre la località, come quello di RockIsland.


Infine. Che ascolti hanno influenzato la vostra musica? Cosa scaricate e cosa comprate? E di che musica italiana vi cibate?
Ivan: Nella Nevicata convivono serenamente le tre differenti personalità. Mi stupisco sempre di come si mescolino assieme oscillando tra cavalcate selvagge, incursioni che sanno di noise e parti più meditative e riflessive. In questo, Ardi e Davide sono sicuramente le parti sanguigne della Nevicata! Personalmente riconosco come formativo tutto il genere che viene definito “post”. Influenze importanti arrivano da June of ‘44, Slint, Enablers, San Agustin, Karate, Gastr Del Sol, David Grubbs, Friends of Dean Martinez, Low, ecc. Amo John Fahey e Robbie Basho e tutto il filone della “primitive guitar”. Ascolto tutto ciò che mi comunica qualcosa e che mi emoziona. Scarico molta musica, di tutto e di più, ma cerco sempre di comprare l’album o di andare al concerto di chi ha il merito di emozionarmi. È una forma di rispetto. Ultimo cd acquistato: Enablers – Blown Realms And Stalled Explosions. Di artisti italiani adoro i Bachi da Pietra, Massimo Volume, Father Murphy, Ronin e tantissimi altri. Ho recentemente assistito al concerto degli One Dimensional Man ed è stato impressionante!

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