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sabato 6 settembre 2014

Il Garage Ermetico - Dopodomani - 2013 [Streaming]

Mi metto in pari solo ora con una recensione rimandata da troppo. Il fatto è che un disco così lo devi far decantare, sedimentare nel tuo lettore. Non è uno di quegli ascolti fugaci, Il Garage Ermetico entra nel player per restare. Il duo bergamasco, ora quartetto composto da Daniele Suardi, Maurizio Bonfanti, Riccardo Zamboni e Stefano Zenoni, ha sempre saputo regalare forti emozioni e Dopodomani è la loro ultima vetta. Undici storie che corrono nelle strade tra alveari di cemento e una luna che non si fa trovare, lacrime e giri di chitarra anni novanta, parole rigorosamente in italiano. Dopodomani è uscito a Maggio, è co-prodotto da Fumaio Records e CORPOC ed è uno di quei dischi che non potete perdervi. (Ottobre 2013)
"Se mi porti al largo mi saprò fidare
imparo a fare il morto
imparo a galleggiare."


Il Garage Ermetico
Dopodomani
2013
Fumaio Records / Corpoc

Tracklist:
1. Ladro di biciclette
2. Le cose che hai lasciato qua
3. L'istinto dei cani
4. Mascella
5. Giorno di vento pt. 1
6. Giorno di vento pt. 2
7. Costruzioni del nemico
8. Sabato mattina
9. Congegno fine di mondo
10. Buondì miseria
11. Dopodomani



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lunedì 21 ottobre 2013

Brioscine appena sfornate: La Nevicata dell'85

Questo lunedì chiacchieriamo con Ivan Cortesi, Andrea Ardigò e Davide Catoggio detto Marra de La Nevicata dell'85 che ci raccontano per filo e per segno il loro nuovo album, in uscita domani per Fumaio Records e DreaminGorilla Records ma che già potete ascoltare nella nostra recensione pubblicata poco sotto. Sentimenti e sensazioni, scogli e montagne, tante vivide immagini del vissuto della band bergamasca che ha realizzato un piccolo capolavoro. Secolo.

Dopo l'urgenza del vostro primo disco, uscito nel 2011, il secondo capitolo de La Nevicata dell'85 arriva due anni dopo, con la dovuta calma. Cosa è cambiato e cosa racchiude musicalmente Secolo di diverso rispetto al vostro esordio?
Andrea: Il primo disco è stato fatto come dici tu, con urgenza ma che non vuol dire fretta. Avevamo il bisogno impellente di mettere sul piatto tutte le idee che ci frullavano per la testa, con impulsività e senza ragionarci troppo. Infatti in poco più di un anno abbiamo scritto dodici canzoni (due delle quali rimaste fuori dal disco). Secolo è stato fatto con più calma. In due anni abbiamo scritto otto pezzi, prestando attenzione ad alcuni particolari e facendo anche una sorta di pre-produzione casalinga per capire meglio le sensazioni che suscitavano in noi le canzoni. Cose che col primo disco non avevamo fatto.
Il contenuto musicale di Secolo credo non si discosti troppo da quello del primo disco. Siamo sempre noi tre con i nostri gusti, i nostri ascolti, il nostro approccio musicale sia come singoli individui sullo strumento, sia come gruppo nel comporre un brano. Lo "stile" nevicata credo si possa riconoscere in entrambi i dischi. Il fatto che Marra sia passato dal basso alla chitarra ha dato più libertà alla batteria, unico strumento ritmico rimasto. Poi il fatto che Ivan avesse già in testa il disco ancor prima di scrivere le canzoni ha dato un grosso contributo a rendere Secolo il disco che è.


Marra: Le origini di Secolo sono da ricercare nel primo disco, nella canzone di apertura (Settimo Inverno) che mi vede non più al basso ma alla chitarra. Questa scelta nasce da una esigenza personale, dal desiderio di cambiare strumento. Ivan e Andrea sono stati ben disposti a rischiare per mantenere quel sound nato con Settimo Inverno e affrontare in modo nuovo gli arrangiamenti di tutte le canzoni a venire.
Ivan: Secolo è ovviamente la sintesi personale di questi ultimi due anni dove musicalmente abbiamo provato a perfezionare uno stile che è stato parzialmente definito e indagato col nostro primo album. Secolo in questo è la naturale evoluzione di un discorso che parla di una ricerca di compattezza, di dinamica, di tensione emotiva, di equilibri e fratture. Abbiamo esasperato questi aspetti e ovviamente abbiamo preso confidenza con essi capendo come governarli. Personalmente sento questo album più a fuoco, compatto, coerente ed essenziale. La durata dei pezzi è diminuita a vantaggio di una minor ripetitività. Di base abbiamo messo mano a tutto ciò che nell’album d’esordio non ci convinceva o che sentivamo di dover raffinare. Stesso trattamento è stato poi riservato alle liriche e al parlato. L’idea perseguita è di un’essenzialità nella scrittura, di una linea vocale che asseconda l’indole del pezzo e che esige dalle parti strumentali la stessa cosa.

Questo secondo disco vi ha fatto anche evolvere come gruppo? Cosa avete imparato e che "scogli" avete affrontano nella realizzazione di Secolo?
Ivan: Ad ogni album realizzato mi sento sempre più legato ai miei compagni e implicato emotivamente. Il coinvolgimento che c’è stato con Secolo è stato importante, sentito. Questo ha permesso di spronarci reciprocamente in una logica di continua critica costruttiva al fine di perfezionare e raggiungere livelli di composizione/interpretazione sempre maggiori. Riconosco nei miei compagni una forte messa in discussione. Marra ha lasciato il suo strumento principale, il basso, per buttarsi sulla chitarra e Ardi ha modificato in modo importante il suo drumming (un uso minore dei piatti a favore di un lavoro ritmico sulle pelli in crescendo). Tutto ciò non è stato fatto casualmente ma con l’intenzionalità già detta e che ha messo al primo posto l’essenzialità esecutiva e la totale centralità del brano.
Mi piace pensare che ognuno di noi tre si sia messo a disposizione del singolo pezzo e del suo umore per creare un focus emotivo chiaro in cui ad emergere non sono le singole individualità ma un sound collettivo fatto di dialoghi silenzi, pause e crescendi comuni. Secolo è stato composto seguendo il concetto di sottrazione sonora cioè l’idea del continuare a ridurre, svuotare fino al possibile le proprie parti strumentali. Volevo restituire al silenzio un ruolo importante, rendere ariose le composizioni, segnare i pieni e i vuoti. Ciò ci ha obbligato continuamente a verbalizzare quello che ognuno di noi tre pensava e voleva rispetto al climax del pezzo dando vita ad interminabili discussioni. Alcuni amici hanno assistito increduli a questi siparietti in cui parlavamo una lingua incomprensibile ed illogica. Credo che ci abbiano preso per dei folli!


Andrea: Sicuramente un'evoluzione c'è stata, non ho mai adorato troppo i gruppi che negli anni hanno riproposto sempre la solita ricetta musicale. O sei veramente bravo o il rischio di diventare noioso è molto grosso. Abbiamo imparato, come ti dicevo prima, ad ascoltare le canzoni da fuori mentre prima per lo più ci si limitava a "sentire" quello che la canzone ti dava mentre la suonavi. In questo modo siamo riusciti ad essere più critici e abbiamo potuto capire quali cose funzionavano bene e quali no. io, ad esempio, dalla pre-produzione al disco ho completamente cambiato la parte di grancassa su una canzone, togliendo parecchi colpi. suonando non me ne ero mai reso conto, solo riascoltando il pezzo ho capito che la cassa suonata in quel modo dava quasi fastidio, appiattiva la canzone.
Parlando di scogli per me quello più grosso è stato il monossido di carbonio! Durante le registrazioni la stufa a legna che scaldava lo studio ha dato non pochi problemi. Ho passato tre giorni con perenne mal di testa e picchi di nausea. Riascoltando il disco mi rendo conto di non essere stato impeccabile ma alla fine sono riuscito a cavarmela : )
Marra: Siamo più attenti nell'ascolto d’insieme cercando di non “calpestarci” a discapito del pezzo. Il mio scoglio personale è stato quello di cambiare strumento considerando che non sarei nemmeno in grado di eseguire La canzone del sole!

Il secolo è una quantità di tempo che supera di gran lunga l'aspettativa di vita media dell'uomo, trovo che sia un titolo più che mai adatto per il monolite musicale che avete creato. Qualcosa che il tempo non scalfisce. Data la sua organicità si può chiamare "Secolo" un concept album?
Ivan: sinceramente non saprei dire se Secolo sia un concept. Riconosco invece l’esistenza di un legame invisibile, un filo rosso, che unisce e attraversa tutti i brani dell’album tale da elevarli e sublimarli in una composizione vasta e collettiva in cui si parla di tempo immobile e delle vite che in esso si articolano. Tutto questo è rappresentato da una montagna, in quanto simbolo di stratificazioni di secoli, e da una figura umana che è contenitore di emozioni e di vita.
Fin dall’inizio ho saputo che l’album doveva chiamarsi Secolo e che doveva ritrarre una montagna sconfinata con un piccolo uomo. Mi piaceva l’idea di una sproporzione e di un legame che li unisse in un tempo e in una situazione non accomodante. Non ho voluto dare centralità al tempo dell’uomo.


In che maniera Secolo si intreccia con la vita privata de La Nevicata dell'85 e più in particolare con la tua, Ivan, dato che sei tu a scrivere i testi? Che sensazioni, libri e momenti sono sublimati nel tuo songwriting?
Ivan: Ciò che scrivo proviene da ciò che vivo quotidianamente. Quel che faccio è registrare tutto quel che mi capita direttamente come protagonista o indirettamente come osservatore. Mi affascina rileggere il banale quotidiano e caricarlo di sacralità. Mi interessano i gesti le azioni a cui non diamo peso perché automatici, scontati, quotidiani e restituirgli la giusta comprensione, esasperarli. Testi come Secolo, Attuale, Diorama, Sabato vanno in questa direzione.
In Secolo è stato il ritrovarsi personalmente, in modo inaspettato e non voluto, di fronte a uno scenario selvaggio, notturno e inospitale; in questo quadro non c’era posto per la mia figura. Ricordo la sensazione di apocalisse, di dissipazione. In Attuale è la visione di una donna (una vicina di casa) che si riaffaccia alla finestra dopo mesi in cui sembrava svanita non lasciando tracce di sé dentro la sua casa. In Diorama è il ritrovare i resti di un giaciglio notturno lasciato da qualcuno nel tuo sottoscala che innesca letture e vedute nuove.
Tutte le liriche di Secolo sono debitrici di scrittori e poeti come McCarty, Steinbeck, H. Michaux, London, Borselli, Faulkner, Pavese, Ungaretti, Carnevali e della loro capacità di descrivere il reale. In Secolo c’è una sensazione di cupezza e ineluttabilità ma anche di speranza e reazione. C’è una permanenza all’interno di una situazione dolorosa, faticosa e inspiegabile. Non si sa il perché ma ci devi fare i conti, devi rapportarti ad essa, accoglierla in qualche modo. Far questo, significa in Secolo, accettare l’idea dell’essere debole, fragile, limitato e incapace di comprendere il tutto. Ammettere questo permette di entrare in un’alta e altra comprensione di sé, trovare nuovi equilibri col fuori e un proprio posto all’interno di un disegno più grande, universale. Per questo non reputo Secolo un disco negativo. Accogliere la propria finitezza, la propria relatività significa riappropriarsi di una propria imperfezione, abbracciarla e ridimensionare un proprio delirio d’onnipotenza. Infine riguardo alle influenze personali, ammetto che il lavorare dentro un servizio che opera con storie di grave marginalità mi dà innumerevoli stimoli per scrivere e ragionare.

E infine. La cover è un altro pezzo forte del disco perché riassume in maniera estremamente efficace il tema e le immagini attorno alle quali ruota questo nuovo album. A chi avete affidato l'art-work di Secolo e come è stato realizzato?
Marra: I disegni sono di Giorgio “Pio” Ferrari. L’ho conosciuto agli inizi della realizzazione dell’album. Giorgio è disegnatore ma anche un ottimo tatuatore e nelle ore passate assieme ho capito che sarebbe stata la persona giusta da coinvolgere. Vista la natura della sua professione non avrebbe faticato a rendersi interprete delle atmosfere dell'album e nemmeno delle precise richieste dell'immaginario di Ivan.
Andrea: Oltre alle tematiche e all'idea musicale Ivan aveva in testa fin da subito anche quella che sarebbe stata la copertina. Inizialmente abbiamo provato a fare tutto da soli, come con il primo disco. Pensavamo di mettere una semplice foto ma l'impatto visivo non ci lasciava pienamente soddisfatti. in cerca di un disegnatore si è fatto avanti Giorgio. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata parlando del disco, di quello che volevamo trasmettere sia a livello sonoro che visivo. gli abbiamo dato alcune indicazioni (tra cui l'utilizzo del bianco/nero, sia per la resa visiva sia come simbolo di continuità con il primo disco) e per il resto si pensava di lasciar fare a lui... poi ivan non ha resistito e gli ha mandato una sorta di "manuale" con tanto di bozzetti per la realizzazione dell'artwork. Scherzi a parte, il risultato ci è piaciuto davvero parecchio, non smetteremo mai di fargli i complimenti!


Ivan: Quando Giorgio mi ha detto “utilizzami come se fossi il tuo braccio e la tua mano” non ho esitato e l’ho subito indirizzato verso ciò che avevo in testa ovvero l’idea di rappresentare una montagna mastodontica, cupa, oscura, che occupasse quasi totalmente il fronte della copertina a discapito di una figura umana minuta schiacciata in un angolo remoto, immerso in una colata di china. Volevo un forte contributo emotivo, un’empatia immediata, una sensazione scomoda. Volevo riprodurre quella cupezza che avevo colto osservando alcune litografie di Gustav Dorè, attraverso l’utilizzo del nero denso a vantaggio di un bianco cangiante. Giorgio in questo è stato perfetto!
Da una focale ampissima, che è la copertina, si passa ad una ristretta e schiacciata nel foglio testi in cui raffigurati sono alcuni oggetti che l’uomo indossava e che prima erano visivamente impercettibili. Ora l’attenzione è su una gerla vuota - perché già piena del peso emotivo che l’uomo doveva sostenere - e su un bastone, entrambi affondati nella neve - oggetti legati alla cultura e alla tradizione contadina bergamasca - , caduti malamente come se l’uomo fosse improvvisamente scomparso e si fosse dissolto nel contesto. Restano solo loro, simboli di una secolarità antica che tenta di resistere. Mi piaceva l’idea di ingrandire questi particolari e isolare il resto. Giorgio ha fatto un grandissimo lavoro traducendo alla perfezione questo sentire e dando a Secolo il giusto scenario per animarsi.

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venerdì 15 aprile 2011

Cappuccino fumante: Fumaio Records

Chi è e come nasce la Fumaio Records?
Daniele: La Fumaio è un'idea che nasce in alcune accidiose serate orobiche di qualche anno fa. Intorno al 2006 credo. Più dagli scherzi e dalle battute di tre ragazzi annoiati (che ora per altro sono anche i 3/4 del Garage Ermetico) che da una pianificazione puntuale e precisa. Nasce con l'idea di fare rete, nasce con la volontà di esserci su un territorio afasico, una roccaforte anonima della provincia pedemontana, come la città di Bergamo. Il mondo così vicino eppure così lontano. Noi, schiacciati dal peso di un discorso collettivo subìto, dall'imposssibilità di trovare spazi d'espressione a nostra misura e, perché no, dal peso di serate sempre troppo uguali.



Il progetto è forse partito un po’ in sordina e con poca attenzione da parte di blogger e recensori che hanno etichettato come autoproduzioni alcune delle vostre prime uscite. Che avete da dire a vostra discolpa? In questi dischi quanta Fumaio c'è?
Daniele: Diciamo che in un certo senso era nella natura stessa del progetto. Eravamo tanto volenterosi quanto tentennanti; all’epoca del primo disco dei De-garde credo non avessimo ancora un logo. Il progetto è nato e cresce con noi. Questo è un buon momento.
Riccardo: In ogni disco rientrante nel catalogo Fumaio c'è un po' di noi, in quantità e modi variabili... Certamente le primissime uscite sono state più il risultato spontaneo dell'entusiasmo nei confronti di certi musicisti (Caso, Bancale) che un atto razionale e controllato! Siamo appassionati di musica da sempre, la nostra amicizia è in buona parte nata e cresciuta sulla scorta delle nostre passioni musicali, e semplicemente quando abbiamo avuto l'opportunità/responsabilità di sostenere della musica inedita interessante non ci siamo tirati indietro, al contrario ci siamo tuffati con piglio rocambolesco nell'azione.
Le primissime uscite (De-garde, Caso e Il Garage Ermetico) seppur accompagnate da grafiche ad hoc sono su CD-R, questo credo abbia portato bloggers e recensori a etichettarle come autoproduzioni generiche, ma sicuramente ci sono dentro il nostro sudore, il nostro supporto finanziario e anzi, per quanto riguarda Pinpilinpauxa, Dieci Tracce e Bancale EP, sono stati registrati da noi, nella fattispecie da Maurizio.



(Vi ricordo che) La Fumaio ha pubblicato l'esordio della Nevicata dell'85, scrosci di applausi. Come incontrate le band che pubblicate? Cosa le accomuna, c'è o si delineerà uno stile Fumaio?
Maurizio: Per il momento - e spero non per sempre poichè non è una discriminante - i gruppi con cui collaboriamo sono di Bergamo, che non è esattamente una metropoli, perciò l'incontro con i musicisti è avvenuto nella maniera più semplice e spontanea: ad un concerto o dentro a delle sale prova. C'è un'affinità e coi gruppi siamo diventati amici prima ancora di pensare di essere anche dei loro produttori. Per le collaborazioni future credo che tutte le strade siano aperte.
Riccardo: Uno stile Fumaio è di là da venire, e credo sia un'idea nemmeno contemplata. Con questo intendo riferirmi a come sono iniziate le cose e allo spirito che anima Fumaio: l'amicizia e la passione per la musica. Siamo ascoltatori onnivori e non sarebbe giusto cercare di prevedere cosa in futuro potrà colpire il nostro gusto e spronarci a promuovere/produrre qualcosa... Certo, a conti fatti i gruppi con cui abbiamo sinora collaborato hanno in comune l'istinto di non fare musica smaccatamente derivativa o per forza di cose esterofila e, necessariamente, un naturale disinteresse a seguire i cliché del periodo corrente. Mi piace pensare che ci sia un percorso autoriale che ognuno di questi gruppi sta cercando di portare avanti.


Da poco una nuova sezione è stata inaugurata sul vostro sito, i dischi in free download della serie Le fric c'est scick! Di che si tratta? Come sorge questa urgenza? é una soluzione sul modello 42Records/24 (ovvero dell'edizione digitale gratuita per quei dischi per cui non si hanno le risorse per produrli fisici)?
Maurizio: L'idea di mettere questa sezione in free download è sicuramente anche un' esigenza dovuta alla mancanza di soldi ma non solo, credo che si differenzi dal catalogo anche per altri aspetti. Innanzitutto lo vedo come un contenitore di episodi anche molto diversi e per nulla imparentati tra loro. Per intenderci credo che all'interno ci saranno dei lavori (come quello dei de-garde, che è il frutto di un'improvisazione incisa su un registratore digitale) con un carattere prettamente sperimentale e molto slegato dalla forma canzone; ci saranno autoproduzioni casalinghe (come i vecchi dischi di Dago-red o del Garage Ermetico) e ci saranno anche frammenti sonori che per altre ragioni non hanno trovato uno spazio e forse neanche una forma ma che per la loro ricerca e ostinazione crediamo non debbano essere perse. Insomma è come sbirciare dentro ad un cassetto..
Daniele: Tra l’altro credo che la nascita di questa sezione possa fungere non solo da raccoglitore, ma anche da catalizzatore per la nascita di nuovi progetti, magari più improvvisati, non professionali “in senso stretto”, ma non per questo meno interessanti di altri album prodotti con tutti i sacri crismi. Insomma mi piacerebbe se l’esistenza di questa “vetrina” potesse anche spingere qualcuno a “osare” senza aver, più o meno. Nulla da perdere è una vetrina a sua disposizione.



Come la vedete evolvere la vostra etichetta nel futuro prossimo? In quanta parte pensate di utilizzare le nuove piattaforme per la condivisione della musica (penso a blip.fm, soundcloud, bandcamp e altre a venire)?
Daniele: Credo che le risposte alla domanda precedente siano già un po’ una parte della risposta anche a questa. Utilizziamo tutte le possibilità e i canali che la tecnologia offre.
Per quanto riguarda la Fumaio, non esiste ancora una “politica” ufficiale dell’etichetta in merito. Ricordiamoci che in fondo, molte, sono "coproduzioni" (nessun riferimento al pezzo dei Bancale!). Gli artisti decidono cosa fare dei loro mp3, anche in base al tipo di progetto proposto. Penso di parlare a nome di tutti dicendo che la stella polare resta sempre il buon senso che cerca di conciliare la condivisione con il proposito (seppur quasi sempre vano) di rientrare almeno dalle spese.
Insomma Common Rights con streaming da subito e free download progressivamente. (Per esempio su last.fm è possibile da alcune settimane scaricare liberamente il singolo del Garage Ermetico, John Cassavetes, oltre a quasi la totalità, dei pezzi vecchi).

Fumaio records, booking e altro...
Riccardo: I concerti che segnaliamo nel sito sono praticamente tutti quelli che riguardano i gruppi Fumaio, e nella maggior parte dei casi non sono stati organizzati da noi. Più che dei concerti saltuariamente organizziamo degli eventi o dei mini-festival, spesso orientati all'autofinanziamento di dischi e progetti, e collaboriamo sempre gratuitamente anche con altre realtà bergamasche per sostenere concerti e performance di vario tipo, meglio se in location atipiche e non predisposte per situazioni live; diciamo che negli anni si è fatto davvero un po' di tutto, ma certo non in modo tradizionale!
Daniele: La nuda e cruda verità e che è difficilissimo per una realtà piccola e DIY come la nostra partire da zero e fare la booking angency e organizzare tour in giro per l’Italia, più che per questioni di esperienza, per questione di “contatti”. Se dovessi darti i numeri del totale di mail/messaggi/richieste inviate a locali e associazioni varie per mendicare un concerto e il numero di risposte ricevute (e nel numero ci metto anche le risposte negative), il rapporto sarebbe imbarazzante... non ti rispondono di no... non ti calcolano proprio... Ultimamente stiamo provando ad appoggiarci agli amici di Neverlab per il booking dei gruppi Fumaio, collaboreremo in occasione di alcuni progetti specifici, sperando che la cosa funzioni e che ci possa aprire nuovi orizzonti.

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