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lunedì 8 febbraio 2016

Urali - Persona - 2016

Capita di fermarsi a volte e riflettere, passare in rassegna alcuni dei momenti più o meno importanti della vita trascorsa e associarli inevitabilmente ai nomi delle persone che li hanno procurati. Il passato così, si riscopre essere presente. Un po’ come accade nel nuovo lavoro di Urali, in cui ogni singolo brano sembra farsi carico di un misto di sensazioni ed emozioni, trascinate in un’atmosfera di pura melanconia. Persona è un flusso continuo di diramazioni sonore, raccontato attraverso parole vellutate, che non sono mai puramente descrittive ma piuttosto evocative di una sincerità che sviscera e scaglia temi corposi. La sensibilità musicale della voce melodiosa di Ivan, si amalgama coerentemente con i suoni distorti, che rimbalzano tra chitarre taglienti ed una serie di effetti insoliti e roboanti dilatazioni ambientali. Ed è proprio questa commistione di melodia e rumore che dona al disco una forte compattezza di suono, mettendo in evidenza tutte le sfaccettature che lo compongono. Un distillato espressivo, che inebria mente e cuore e che conquista man mano che si procede negli ascolti. Il risultato è entusiasmante. Decisamente da raccomandare.


Urali
Persona
2016
To Lose La Track / Fallo Dischi

Tracklist:
1. George (My King)
2. Immanuel (We Don't Have To Work In Dreams)
3. Frances ( A New Neighbor)
4. Hector (Horror Vacui)
5. Hector (A Friend)
6. Catherine (How To Manage Anger)
7. LZ (A Year Of Living Dangerously)
8. Mary Anne (The Tailor)
9. Meadow (Nightwalk In Rome)



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lunedì 14 settembre 2015

greyVision - Clouds - 2015

È Settembre ed è tempo di riprendere in mano tutti quei dischi lasciati in stand by nello stereo prima del break estivo. Tra questi, il nuovo lavoro di Alessandro, aka Greyvision, musicista romano con all’attivo due differenti progetti strumentali. In Clouds, i brani si susseguono come fotogrammi di una pellicola dalle diverse gradazioni sonore, che proietta il suono su orbite dark, in un deliquio di pulsazioni minimali ed eteree. Musica atmosferica in uno scenario urbano, a tratti post moderno, in cui ogni singolo brano traccia un percorso fatto di trame ambient circolari ed ipnotiche. Digressioni strumentali in un’alternanza di accelerazioni ritmiche e momenti più quieti, tra palpabili foschie di new wave e drum-machine spettrali. Composizioni che come frattali sonori si ramificano e dissolvono, dando vita a reticoli visionari, che alimentano l’immaginazione, sradicando qualsivoglia barriera reale. I pensieri si sfaldano e ci si lascia trasportare per tutta la durata del disco, il volume è alto e la testa è altrove. Perfetta colonna sonora per affrontare l’inizio della nuova stagione autunnale.


greyVision
Clouds
2015

Tracklist:
1. In Your Eyes
2. Joy Of The World
3. On The War Path
4. Move Away
5. Mk- 242
6.  Green Land
7. Atom



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giovedì 29 gennaio 2015

Batièn - Frammenti del mio flusso che insieme sono un puzzle, divisi i continenti - 2014

Inferenze sillogistiche nella biografia del quartetto bolognese (Noi siamo i Batièn, i Batièn siamo noi) ad enfatizzare il clima esistenzialista che pervade i cinque brani. Frammenti del mio flusso che insieme sono un puzzle, divisi i continenti, lunghissimo titolo dell’Ep d’esordio rilasciato sul finire dello scorso anno, riassume in sé lo stile e l’atmosfera abrasiva dell’intero lavoro. Impeto e urgenza espressiva in un cantato forte e definito ben supportato dall’assetto strumentale chitarre-batteria, esplicati in deliri post-punk/ screamo a marcare i continui flussi emozionali; storie antitetiche (e faremo l’amore con tutto l’odio possibile), smarrimento e inquietudini quotidiane (sto appeso a testa in giù, sott'acqua, e solo adesso respiro/appena prima di morire, nel momento in cui tremo capisco chi sono) e innumerevoli domande senza risposta, alimentano lo spirito di un lavoro che non reinventa un genere ma che personalizzandolo, rende il tutto meravigliosamente unico.


Batièn
Frammenti del mio flusso che insieme sono un puzzle, divisi i continenti
2014

Tracklist:
1. La nostra felicità non farà ricco nessuno
2. Creo, poi le guerre
3. Voglionounnomevoglionome
4. Per il dottore manco di coraggio
5. Oltremodo



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lunedì 23 dicembre 2013

Capibara feat. Dropp - Felina Ep - 2013

Abbiamo già detto di come la capitolina White Forest Records, sia diventata un punto di riferimento notevole per la musica elettronica in Italia, promuovendola in qualunque sua espressione, non solo nello stivale ma anche e soprattutto all'estero. Dropp, 12 Inch Plastic Toys, Grovekingsley, Mapo Heiwajima, Lies sono infatti solo alcuni dei nomi che rientrano nel roster della label che ha saputo distinguersi sin da subito per l'originalità delle sue produzioni; non ultimo, tra questi, Capibara, also known as Luca Albino (nonché producer e cofondatore dell'etichetta), che il 17 dicembre ha rilasciato un Ep, realizzato con la collaborazione del duo torinese Dropp. Felina, di cui trovate il video ufficiale qui, sarà la traccia di chiusura del primo Lp di Capibara, la cui uscita è prevista per la primavera prossima.  Dal fronte romano a quello torinese, il passo è breve. L'ascolto ciclico di Felina EP genera una visione dinamica di riverberi e suoni ambientali, funzionali a rendere l'aria cupa e melanconica; atmosfere genericamente inquiete percorrono sentieri misteriori e dimenticati conducendoti in una dimensione livida e spettrale. Nessun calo di tensione. Battiti meccanici, distorsioni e sogni tribali nei quattro remix dei produttori italiani assoldati nel progetto (Kidz106, Yakamoto Kotzuga, Hetkonen e Platonick Dive), sensibili tanto al fascino futurista di declinazioni ritmiche che sembrano provenire da pianeti lontani quanto alla concretezza di un suono assolutamente attuale. Ottima chiusura di fine anno per quello che si prospetta essere un Lp di sicuro impatto emozionale. Davvero niente male!


Capibara feat. Dropp
Felina Ep
2013
White Forest Records

Tracklist:
1. Felina (feat. Dropp)
2. Felina (feat. Dropp) (Kidz106 Remix)
3. Felina (feat. Dropp) (Yakamoto Kotzuga Remix)
4. Felina (feat. Dropp) (Hetkonen Remix)
5. Felina (feat. Dropp) (Platonick Dive Remix)


FBTW
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lunedì 14 ottobre 2013

After Crash - Scenes From An Ideal Marriage - 2013

Intuizione e creatività, genio ed emozione, sono tratti dai quali non bisogna prescindere se l’intento è quello di dar vita a qualcosa di autentico e sincero. Gli After Crash lo sanno bene, e giunti al terzo lavoro, dimostrano ancora una volta, che la loro è più di una semplice collaborazione artistica; è la bellissima storia di un’amicizia che erra simultaneamente attraverso scenari suggestivi e racconti che hanno il sapore dei sogni ma che si rivelano tangibili nella più consueta normalità. Scenes from an ideal marriage, titolo ispirato ad un’opera di Twombly, sprigiona, sin dal primo ascolto, un’alchimia davvero speciale. Un Ep che pur mantenendo un legame con i primi lavori, si arricchisce di nuove frequenze, lasciando intuire un cambio di direzione, alla ricerca di quella consapevolezza melodica necessaria per sperimentare stili e vibrazioni differenti. I brani si arricchiscono della limpida voce di Stella, che, in MAMbo , si stempera su un vortice di microsuoni glitch, fino a disfarsi in un limbo di contaminazioni beat che alternano momenti dinamici ad aperture melodiche pacate e introspettive. L’umore generale di bopoRΔ è più disteso e sensuale, con le due voci a rincorrersi nel momento di maggiore estensione del ritornello; le sonorità si fanno più eteree e il brano scivola via dolcemente. Due brani per un lavoro impegnativo e concitato, a dimostrazione che ciò che conta non sempre è la quantità delle cose. Così, Nicola e Francesco mettono a segno un altro gran colpo, rinnovandosi, e restando, al contempo, fedeli alla propria impostazione passata. Ecco allora otto inebrianti minuti di vibrazioni sonore, atte a confezionare un prisma rifrangente di sensazioni policrome, lucenti al punto da abbagliare empaticamente chi ascolta, oscillando tra la ricerca del gusto e la più dolce malinconia. Avanti così!


After Crash
Scenes From An Ideal Marriage
2013
Autoprodotto

Tracklist:
1. MAMbo
2. bopoRΔ


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Brioscine appena sfornate: After Crash

Abbiamo imparato a conoscerli sin dal loro esordio con The Westbourne Terrace Ep, ci siamo affezionati subito alla loro musica e ad apprezzarli per la loro capacità di rinnovarsi ogni volta, senza mai tradire le proprie radici. Questo lunedì a chiacchierare con noi una tra le band più giovani e interessanti dello scenario elettronico italiano. Loro sono Nicola e Cesco, aka After Crash, e l'intervista qui di seguito è un'occasione per approfondire ulteriormente la loro conoscenza. E allora, servitevene pure!



Partiamo dalla fine, avete recentemente pubblicato il vostro terzo Ep. Scenes from an ideal marriage è composto da soli due brani, sufficienti tuttavia a capire che rispetto ai lavori precedenti c’è stato un cambio di rotta; l’introduzione della voce femminile in primis e una compostezza melodica più incisiva e sicura poi. È stato un rinnovamento premeditato oppure è avvenuto tutto in maniera naturale e spontanea?
Cesco: È una domanda che ci hanno posto già diverse volte. Lo so che può suonare scontato o prevedibile, ma non c’è mai niente di premeditato quando iniziamo a comporre, e soprattutto ad arrangiare la canzone, ovvero quando si dà al pezzo la veste che le fa assumere un determinato carattere. Avviene tutto durante il processo intero di gestazione, mai prima. Non ho ricordi di fasi di produzione o pre-produzione dove io e Nico ci diciamo "bene, questo è un pezzo alla ‘pinco pallino’ quindi cerchiamo di farlo suonare cosi", avviene sempre tutto nella maniera più spontanea e naturale possibile. Mi sembra chiaro ad ogni modo, che riversiamo nel nostro “modus operandi” tutte le influenze e le idee di cui ci nutriamo giornalmente, a volte in maniera inconscia, altre volte sicuramente in maniera più consapevole.
In molti ci hanno fatto notare il “cambio di direzione” dell’ultimo lavoro, solo che per noi il processo è stato così naturale e così assolutamente non pre-pianificato, che ci suona sempre molto strano da sentire! E’ normale per un artista essere sempre in continuo movimento nello sviluppare pensieri e idee da riversare nella propria musica: se ora dovessimo ri-arrangiare quegli stessi due pezzi, li faremmo sicuramente diversi. Per noi sarebbe estremamente inconcepibile il contrario.

Suonate insieme oramai da diversi anni, ed è chiaro che alla base ci sia una sintonia , oserei dire, quasi magica. Da quanto vi conoscete e cosa avete imparato l’uno dall'altro in tutto questo tempo?
Nico: Ci siamo conosciuti in prima liceo (era il lontano 2003…), io ero compagno di classe della sue ex fidanzata e un giorno, durante l'intervallo, lei ci presentò. Abbiamo iniziato a suonare assieme nel 2005. Cesco abitava vicino alla stazione di Bologna e possedeva una cantina insonorizzata con tutta la roba per suonare. Trascorrevamo pomeriggi interi suonando io con il basso e lui con la batteria: quella diciamo fu la genesi di After Crash. Sicuramente la convivenza in Inghilterra dopo il 2008 è servita e ha contribuito soprattutto nel conoscersi meglio: le frasi da non dire, le domande da non chiedere in situazioni non opportune e comprendere quando lasciarsi stare.



Tutti e tre gli Ep sono caratterizzati da toni dinamici e ritmi coinvolgenti. Quanto è difficile, se lo è, rendere dal vivo i vostri brani? Avete mai pensato di integrare le esibizioni con un live drummer?
Cesco: Partiamo dal presupposto che io e Nicola nasciamo rispettivamente come batterista e bassista. Il progetto After Crash nacque inizialmente dalla curiosità e dalla forte amicizia di due ragazzi liceali che oltre a militare in band della scuola dedite al punk e al crossover, a tempo perso, hanno iniziato a sperimentare con la musica elettronica. Il progetto è la somma di tanti fattori, quello principale forse la convivenza degli ultimi 6 anni. Questo lascia intendere chiaramente la dimensione “casalinga” che ha il nostro progetto. Proprio per questo – almeno per il momento – non siamo mai stati un gruppo che “fa le prove per il concerto” o ha un’ assidua attività live. Io e Nicola adoriamo sederci in studio, produrre, passare ore ed ore solo per trovare il suono giusto anche del minimo dettaglio, consumare sigarette su sigarette e filosofeggiare sul brano in sè. I nostri dischi quindi non nascono con l’ intento di essere riprodotti live, e questo penso lo si possa evincere ascoltando I brani. Ci piace definirci produttori (nel caso specifico di After Crash) ancor prima che “performers”. Questo ci ha comportato non pochi problemi quando ci siamo ritrovati con delle date a mano e poco tempo per preparare un live decente. Siccome siamo contro le band che solo perché hanno il pretesto di usare il computer nelle loro performance, schiacciano “play” e mandano tutto in playback, ci ritroviamo sempre a dover riarrangiare I pezzi in modo da essere riproducibili dal vivo da sole due persone, pur mantenendo una sorta di forte credibilità. Fare un live per noi non ti dico che è come riscrivere un disco, ma quasi. Ora stiamo seriamente valutando di integrare la batteria – il mio primo, vero e unico amore – nei prossimi live. Questo però comporterà l’assenza di una chitarra, e il conseguente ri-arrangiamento di tutto, per l’ ennesima volta! Ci sarà da diventar scemi!


Come si svolge di norma il vostro lavoro per la composizione dei brani? Si tratta di un processo individuale o collettivo?
Nico: Solitamente il processo compositivo parte da un giro di chitarra o di piano che viene poi sviluppato in maniera integrale assieme. Ci soffermiamo molto sulla fase di arrangiamento ed è il periodo al quale entrambi diamo più importanza. Facciamo provini su provini fino a che non si decide la struttura per noi più consona. Il mixaggio, la fase di post produzione e il fatto che il tutto venga pensato a due teste e non singolarmente, porta ad un risultato finale più complesso e non unilaterale, come sarebbe invece se fosse fatto da un singolo individuo.

Quali sono le sensazioni che il pubblico ha dopo le vostre performance visto che più volte avete ribadito l’importanza della comunicazione empatica nel rapporto tra artista e fan?
Cesco: Nei nostri live cerchiamo sempre di mescolare nella maniera più organica e fluida possibile vari generi di musica, che spaziano dal downtempo e dalla musica riflessiva, al più comunemente acclamato “4 to the floor” con pattern ritmici marcati e casse dritte. Ci piace pensare che la gente che viene a sentirci, in quei 40 minuti (durata soggetta a variazioni) possa trovarsi nel bel mezzo di un’ esperienza audio/visiva che conceda episodi emotivi, tanto quanto momenti più energetici dove tutto quello che conta è il ritmo e nient’ altro. Più di una volta a fine live, molta gente ci ha fatto notare con entusiasmo la propria reazione di piacevole sorpresa alla duplice natura dei nostri concerti. Questo per noi è il massimo, perché ci fa capire che tutto il duro lavoro, a volte, viene ripagato.
 

Avete entrambi dei progetti paralleli piuttosto ambiziosi. Potreste dirci qualcosa in più in merito?
Nico: Il mio progetto solista si chiama Everlasting Joy che a breve uscirà con un ep di 4 tracce per Museek Records, una coraggiosissima neo nata label di Modena fondata da Alberto Bello. È un progetto molto intimistico che tende a spaziare sia nella downtempo che nelle atmosfere soundscape tramite l'utilizzo di molti campionamenti di ambienti. Inoltre mi piace e mi diverte molto remixare brani di altri artisti e in cantiere ho dei RE-Work di Osc2x e What Contemporary Means.
Cesco: Il progetto che ho sempre portato avanti parallelamente a tutto quello che ho sempre fatto prende il nome di Comakid. Proprio perché è un progetto che concerne me medesimo e nessun’ altro, ho sempre sperimentato con esso qualsiasi singola idea senza nessun tipo di ostacolo concettuale o materiale. Oltre ai vari esperimenti o singoli pezzi / remix, ho fatto uscire una release sotto la mitica “Museek” di Alberto Bello composta da due singoli sullo stile downtempo e glitch e un concept album (autoprodotto) che racconta in musica con mia personale interpretazione, le inquietanti e dolci vicissitudini di un omicida giapponese. Sto al momento ultimando un secondo concept album prodotto solo ed esclusivamente con suoni campionati del mio corpo, più alcuni remix e collaborazioni.


Ritenete che la scelta di trasferirsi a Londra abbia giovato ai brani, e più in generale al vostro sound? Quali sono i pro e i contro di vivere in una delle città dell'avanguardia musicale europea?
Nico: Sicuramente se non avessimo abitato in Inghilterra non avremmo mai scritto i nostri ultimi due Ep. Ascoltiamo quotidianamente tantissima musica e il fatto di vivere in una grande metropoli ci permette di ascoltare, a parte quello elettronico, moltissimi altri generi (il che alla fine dei conti può sembrare anche un po troppo dispersivo). Le esperienze, le persone intorno a noi e soprattutto il luogo ha fortemente influenzato il nostro approccio compositivo. In italia torniamo sempre molto volentieri perché rimarrà sempre casa nostra e perché stiamo sempre bene. Ritengo che la qualità della scena più indipendente nostrana non debba assolutamente invidiare quella degli altri paesi europei. Ho trascorso le ultime estati in Italia e ho assistito a delle belle esibizioni e concerti del nostro panorama musicale. A mio parere forse l'unico fattore negativo è che in Italia ci sia una troppa tendenza a lamentarsi e ciò si manifesta sia nella musica e che nei testi. Il tema politica diventa predominante con un utilizzo forse un po troppo sconsiderato e come strumento ultimo per attirare le masse. Tutto questo però ritengo sia giustificato perché nel bel paese si sta peggio rispetto a certi altri paesi europei e le persone ne soffrono. Il nostro cantautore italiano preferito di sempre è Lucio Battisti, artista criticatissimo perché non prendeva posizione di schieramento ma che volutamente scriveva canzoni che esploravano i luoghi dell'anima.



Artisti e band che attualmente vi ispirano maggiormente?
Nico, Cesco: Le nostre influenze spaziano molto fra I vari generi, ti citiamo le più significative del momento: Boards of Canada, Flying Lotus, Prefuse 73, James Holden, Vittorio Sgarbi, John Hopkins, Telefon Tel Aviv, Matthew Herbert, Ennio Mrricone, Bjork, Gigi Marzullo.



Credete che la scelta di rendere disponibile il free download di tutti gli Ep sia stata propedeutica alla promozione e alla diffusione degli stessi? Ci sarà la possibilità di vedervi presto in Italia? E in UK?
Cesco: Non essendo assolutamente una band dal vasto seguito, abbiamo pensato che mettere tutti I nostri lavori in free download potesse facilitare la diffusione della nostra musica. A questo solitamente va abbinato un lavoro di marketing e promozione degno di nota, che per il momento però, a causa di alcuni fattori, non ha ancora avuto luogo. 
Nicola: Per quanto riguarda I live, invece, abbiamo notato che è sempre più difficile riuscire a trovare delle date soprattutto quando torniamo in Italia, e questo secondo noi dipende molto spesso dai meccanismi (caratterizzati da una forte forma di clientelismo) che governano le agenzie booking nel nostro paese. 
Cesco: In un’epoca come questa, dove la facilità estrema con cui chiunque può accedere alla musica, e quindi anche al “fare musica”, scaturisce la conseguente quantità smisurata di artisti e prodotti sempre nuovi, è sempre più difficile riuscire ad emergere e farsi notare. Un aumento di domanda comporta l’ inevitabile aumento di qualità dell’ offerta. Noi cerchiamo di tenere sempre bene a mente questo, perché siamo convinti che davvero, l'unico modo per riuscire a farcela, sia migliorare costantemente e con assiduità, la qualità del prodotto che offri.

Grazie mille per la bella chiacchierata e a presto ragazzi!
Ciao!

RecensioneFBTW
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giovedì 3 ottobre 2013

The Clothes - Fairy Lights Dress - 2013

Ogni mattina, con fare pigro e assente, fisso il mio armadio. Il massimo disordine degli indumenti al suo interno è confortante quasi come un’opera di espressionismo astratto. Passano dieci minuti e decido di lasciar perdere. Allora, per rimanere in tema, accendo lo stereo e metto su il nuovo Ep dei The Clothes. Il potenziale di Fairy Lights Dress è esplosivo, e ogni singolo brano ti si cuce addosso con la sua stoffa migliore. Così in un batter d’occhio ti ritrovi da uno stato di caspita se sono bravi a non credo più di poterne fare a meno. Con quell'aria da bravi ragazzi, Massimo e Laura dimostrano di avere la capacità di dar vita ad un suono limpido, minimale senza ricorrere ad inutili ed elaborati artifici; concentrandosi così sulla ricerca di soluzione melodiche fresche e originali, che rimandino alla mente l’atmosfera spigliata e spontanea dei live. Insomma, con loro, il pop non è mai banale. L’accoppiata batteria-chitarra tanto basta per catturare l’attenzione, con la voce vagamente reminiscente di una dolcezza quasi vulnerabile. Delizioso jangle pop, dai ritmi velocissimi che sa incorporare la frenesia del punk e l’amabile melodismo del surf pop. Molte idee in un lavoro carico di pathos, estremamente coinvolgente che sa ammaliare ogni volta che lo si ascolta, e non è certo poco. Provare per credere!


The Clothes
Fairy Lights Dress
2013
IndiePress

Tracklist:
1. Cry baby
2. Shadows
3. Creepy creepy world creepy creepy shoes
4. My pink pig hat
5. No future
6. Foaming waves
7. Back in town


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mercoledì 18 settembre 2013

Osc2x - Sandez Cominz [Video]

Sanderz Comiz è il nuovo video di Osc2x, estratto dall’album Trying to be childish on purpose. Synth pop imperante e ritornello che fa molto singalong, su trame di frizzanti chitarre, offrendo una prospettiva sonora dinamica e piacevole. Il brano si scarica qui! Non perdetevelo!


Da Trying to be childish on purpose
Collettivo HMCFFB
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lunedì 20 maggio 2013

Brioscine appena sfornate: Caffiero

Della band di Fano ne avevamo già parlato tempo fa in occasione dell'uscita del loro album d'esordio. Questa settimana abbiamo avuto l'onore di intervistarli, e cosa poteva venirne fuori se non una piacevolissima chiacchierata? Loro sono i Caffiero e questo è tutto ciò che bisogna sapere su una delle band più interessanti del panorama musicale nostrano. A voi!


Partiamo dalle origini. Quando avete mosso i primi passi nell'ambiente musicale? Suonavate già qualche strumento da piccoli? E soprattutto, come vi siete conosciuti e come avete iniziato a fare musica assieme? 
Andrea suona il basso da quando era piccolo, per un breve periodo ha imbracciato la chitarra (mirando a diventare un menestrello :D ) poi ha iniziato a suonare il contrabbasso ed ha continuato col basso. Anche Alessandro ha iniziato molto presto, in un primo momento con la chitarra poi è passato alla batteria, solo all'età di sedici anni però ha iniziato a suonare con continuità. Mattia ha suonato il basso per tre anni alle scuole medie, poi ha comprato un sintetizzatore e negli ultimi anni si è dedicato all'elettronica homemade. Ci siamo conosciuti sui campi da pallacanestro, giocavamo tutti nella squadra di Fano, circa 20 anni fa…abbiamo continuato a frequentarci fuori dal campo e a quindici/sedici anni abbiamo iniziato a suonare assieme. Con il primo gruppo che abbiamo avuto suonavamo black metal, qualche brano originale e un po' di cover (Dimmu Borgir, Cradle of Filth…). Musicalmente poi abbiamo preso strade diverse, solo tre anni fa ci siamo riuniti per questo progetto.

Negli ultimi anni si parla tanto di Do It Yourself, slogan del fai da te e fenomeno in continua espansione. Pensate che la scelta di autoprodursi  precluda la possibilità di usufruire di particolari vantaggi e qualsiasi ipotesi realistica di sviluppo? O l’aver il totale controllo del proprio prodotto favorisce il benessere del gruppo, in quanto liberi da condizionamenti da parte di terzi? 
Abbiamo scelto la via del DIY perché volevamo libertà assoluta a livello tecnico, tempistico e compositivo; ovviamente vi sono dei risvolti negativi, non abbiamo potuto contare, ad esempio, sui canali di promozione e distribuzione che una valida etichetta può offrire.

Avete deciso di mettere in free download, su bandcamp, il vostro album, e avete creato un packaging speciale per la versione fisica. Come mai siete ricaduti su questa scelta? Adesso che il supporto fisico è un’opzione,  credete che il file sharing sia un ottimo modo per aumentare la popolarità, e quindi la diffusione  del lavoro di un artista o band indipendente che dir si voglia?
Siamo molto legati ai supporti fisici,  è una forma di comunicazione più calda rispetto al download digitale che riteniamo semplicemente un modo per farsi conoscere. A noi piace acquistare dischi, piace come "suonano" e siamo convinti che una volta ascoltata la musica di una band è sempre bello avere qualcosa di fisico se si rimane catturati dal prodotto.

L’album prende il via con il brano intitolato A Damn Fine Cup Of Coffee. Tutti gli appassionati di Twin Peaks sanno bene si tratti di una delle citazioni più celebri  della serie televisiva statunitense. A mio avviso, uno tra i pezzi migliori del disco. È un brano dal mood a tratti quasi onirico, con un humus sonoro cesellato da finiture dubstep e microfrequenze glitch. Giusto per togliermi una curiosità, di cosa parla esattamente il brano? Quando dite no one cares a chi vi riferite? 
Il brano era nato come strumentale poi Mattia prendendo spunto dalle sonorità del pezzo ha scritto la voce ispirandosi a Twin Peaks. Nel testo l'agente Cooper parla in prima persona del suo cambiamento (vedi ultimo episodio di Twin Peaks). Con No one cares volevamo comunicare l'impotenza, l'ineluttabilità della sua discesa verso il male… non importa più che Dale Cooper sia un agente del FBI, niente lo può salvare. In definitiva abbiamo provato a riportare nella canzone il fantastico clima pesante ed onirico che tanto abbiamo amato in Twin Peaks.


Immerso in un’atmosfera del tutto surreale, il video di Caffiero nei boschi secchi è mosso da un filo logico bizzarro, che si esaurisce nel procedere a ritroso nell’evoluzione della specie umana. Un'ironia che fa ridere di situazioni paradossali come può essere la lotta tra il subumano e il primitivo. Il risultato è perfetto. Di chi è stata l’idea? Chi vi ha aiutato nella realizzazione del video?
Partiamo con una premessa: siamo appassionati di b-movies, trash, sci-fi ed horror. L'intenzione era, quindi, sin dal principio di creare un video assurdo… una sorta di incontro fantascientifico tra esseri distanti nello spazio e nel tempo, e volevamo farlo con pochi mezzi come il cinema Exploitation insegna.
L'idea è nata casualmente, avevamo da tempo intenzione di collaborare con Andrea Eusebi, un amico che lavora nel campo degli effetti speciali, ma non ne avevamo avuto l'occasione. Un giorno Andrea (Gobbi), per fare uno scherzo, si è presentato alla porta con la maschera del primitivo, ne abbiamo immediatamente approfittato ed abbiamo iniziato a girare. Per quanto riguarda la realizzazione abbiamo filmato con un ipad e, per le riprese aeree,  un drone e lo abbiamo montato in casa. Oltre ad Andrea Eusebi, l'autore della maschera, altri amici hanno aiutato nelle riprese del video: Nicola Sbrozzi e Pietro Peccio Fornasini (voce in "Van Der Kraftcshe") che si è occupato di istruire il primitivo sulle movenze :)

Voi provenite da Fano. È senza dubbio un momento di grande fermento per la scena musicale marchigiana. Penso a band come i Be Forest, i Soviet Soviet, Karibean, Brothers in Law e tantissime altre. Citarle tutte potrebbe risultare prolisso, ma sono veramente tanti i gruppi validi dell’East Coast. Che rapporto avete con la vostra terra d’origine? Vi sentite parte di una scena che va oltre l’Italia? E a tal proposito, c’entra nulla con la scelta di cantare in inglese?
Ci son sempre state buone band in zona, magari meno esposte prima della diffusione di internet ma effettivamente questo è un periodo particolarmente vivace dal punto di vista musicale, deve essere l'ambiente :), scherzi a parte a Fano ci troviamo bene, è un posto piuttosto tranquillo, forse troppo e come in molte altre città suonare rappresenta una delle poche alternative alla noia. Quella che molti definiscono scena per noi è semplicemente un  gruppo di amici con cui usciamo sempre,  membri di band diverse spesso hanno progetti paralleli assieme, senza invidia e senza pestarsi i piedi, è una situazione molto fortunata. La scelta del' inglese è stata naturale, abbiamo sempre ascoltato musica straniera, ci piace il suono della lingua e crediamo sia pertinente alla nostra proposta musicale. Speriamo di riuscire un giorno ad uscire anche all'estero, forse a livello di genere musicale potremmo avere più riscontri fuori che in Italia.

La scelta del titolo. Mi piace immaginare che sia venuta così, spontaneamente, senza alcuna particolare ricerca. Tipo che una mattina vi siete svegliati di soprassalto, nel mezzo di un bel sogno, per sbarazzarvi della mosca che vi ronzava tra i capelli, ed Eureka!, vi si è accesa la lampadina. Perché non chiamare allora il disco Moscagrande?! Ma delirio mentale permettendo, ci parlereste del vero motivo che si cela dietro tale scelta?
In effetti è stato molto casuale, stavamo suonando in sala prove il giorno in cui è morto Germano Mosconi (il giornalista / bestemmiatore) probabilmente qualcuno aveva fatto una ricerca su internet e sullo schermo era rimasta a schermo intero un'immagine di una mosca… ed ecco il titolo. Cercavamo qualcosa che potesse descrivere la nostra musica e Moscagrande ci è subito sembrato adatto al nostro ronzio digitale ed ai nostri brani a tratti ossessivi e perché no anche fastidiosi come può esserlo una mosca!



Cosa mi dite dei vostri concerti. Come procede l’attività live? C'è un episodio particolarmente divertente legato al tour che merita d’essere raccontato?
L'attività live procede... lentamente, ma procede; proponiamo musica particolare ed abbiamo diversi progetti paralleli quindi facciamo un po' fatica ad organizzarci (il male del DIY ). Un paio di settimane fa siamo stati in Calabria per la prima volta ed è andata benissimo, ora, invece, siamo fermi per lavorare ad un nuovo video (3 By the gin) e per dedicarci all'allestimento di un nuovo live show che comprenda visual. Ci conosciamo da sempre e siamo molto affiatati quindi quando usciamo a suonare ci divertiamo parecchio… al momento, però, non ci viene in mente nessun episodio in particolare, perdonaci :).

Un’ultima domanda spassionata. Cosa state ascoltando in questo momento?
Mattia per lo più Scratch Acid e The December Sound. Alessandro, dopo un viaggio con un amico che aveva solo quel disco in auto, ascolta sempre Vic Chesnutt. Andrea gli Shellac.

E con questo è tutto, grazie mille per la chiacchierata ragazzi. A presto!
Un abbraccio Mara e grazie ancora per la bellissima chiacchierata. Baci

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Caffiero - Moscagrande - 2012

Visto che la fine del mondo è oramai dietro l’angolo e il tempo stringe sempre più, pensavo che sarebbe stato inopportuno lasciare quest’universo senza prima aver parlato dell’album d’esordio del trio marchigiano, meglio noto come Caffiero. E visto anche che con un incipit del genere si rischia di sfiorare apparenti assurdità, non sarà di certo un problema se nel presentare Moscagrande farò ricorso ad una favolistica effigie figurativa. Immaginate allora, una fattucchiera e un pentolone in cui ribollono sostanze indefinite, gli elementi si mescolano vertiginosamente tra di loro come una rete di cellule impazzite per creare una pozione magica. Il risultato è soddisfacente. Sperimentalismo allucinato ed elettronica d’avanguardia si sposano in un equilibrio strafatto di acidità noise ed estasi psichedelica. Un sound orbitale frutto di una cultura musicale degli stessi componenti della band, che è mutata e cresciuta nel tempo, in un marasma di generi differenti la cui catalogazione potrebbe risultare riduttiva per l’essenza stessa dell’album. I ragazzi riescono a mettere su una struttura ritmica che affianca forme più astratte di minimalismo elettrico ed elucubrazioni sintetiche, con modulazioni di roboanti ed ipnotici synth, il tutto in una prospettiva tipicamente lo fi. Undici brani carichi di groove e tensione che scorrono via molto bene tra incubi psichedelici e scosse di IDM; l’album volteggia disinvolto, l’atmosfera estrania dalla realtà e nel buio lancinante dei sample si esce dall’ascolto con addosso i postumi di una ciclopica sbronza sonora. E come accade con i lavori migliori, appena finito viene subito voglia di riascoltarlo.


Caffiero
Moscagrande
2012
Autoprodotto
  
Tracklist:
1. A damn fine cup of coffee
2. Bullshit
3. Chinaboy
4. Violence in the kitchen
5. 3 by the gin
6. Tubi: ceci n'est pas une pipe
7. Secondo
8. My skeleton is older than my father
9. John Starks
10. Caffiero nei boschi secchi


Recensione (Osservatori Esterni) ▲ FBTumblr
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martedì 23 aprile 2013

Not Waving - Ability To Gain Access - 2013

Immaginate di essere sospesi all’interno di una grande spirale luminosa, circonfusa di luce abbagliante, e ipnotica con le sue infinite e vivide tonalità cromatiche. Lasciatevi allora trasportare dal dinamismo statico di questa iperrealistica fotografia, estraniandovi completamente da tutto quello che c’è al di fuori di essa. Chiunque desideri accedere ad uno stato d’essere tanto elevato, quanto alienato, non deve fare altro che selezionare Play e lasciarsi andare al suono di Ability To Gain Access. Quello che rende l’ultimo lavoro di Not Waving, così particolare, è la sua capacità di reinventarsi di continuo, ascolto dopo ascolto. D’altronde, c’è una garanzia preziosa: l’autore è Alessio Natalizia, giovanotto italiano trapiantato a Londra da diversi anni, e di cui avrete quasi sicuramente sentito parlare per via dei suoi svariati progetti musicali (Disco Drive, Banjo or Freakout, Walls). A distanza di solo un mese dal primo Ep Double Blind, la neonata Ecstatic Recordings rilascia la nuova fatica del musicista vastese, e ancora una volta, il ragazzo non sbaglia un colpo. Un’esperienza d’ascolto extrasensoriale che ruota attorno ad un tessuto sonoro, di matrice prevalentemente elettronica, dominata dai sintetizzatori, e non molto distante dalla psichedelia minimale della musica ambient, con glissandi wave che si dissolvono nell’aria come vapore acqueo. Brani cosmici, che riportano alla mente paesaggi sintetici, in cui atmosfere oniriche e angoscianti sembrano porsi in netto contrasto con la fluidità dei momenti più melodici. Avanguardia futurista e grande libertà di sperimentazione, tutto inglobato in un lavoro accessibile e in grado di catturare già dal primo ascolto. Questo e molto ancora si cela nel seducente mondo di Not Waving, e pensare che basta davvero poco per entrare a farne parte. Complimenti!



Not Waving
Ability To Gain Access
2013
Ecstatic Recordings

Tracklist:
1. Ability To Gain Access
2. Mental Means Alone
3. Power Source Above Beam Line
4. Functions Relationships Object


Sito ufficialeFBSoundcloudBandcamp

giovedì 21 marzo 2013

Tropical Disease - Savage - 2012

L’insistenza e la perseveranza con cui una band a volte propone il proprio lavoro ai più, che siano blogger, o semplici appassionati di musica, bisogna dirlo, ha un che di battagliero. Farsi notare in una distesa sterminata di schiere musicali, non è sempre un’operazione così facile. Ci vuole tanta forza di volontà al fine di sbattere in faccia la propria bravura, e convincere chi ascolta. I Tropical Disease questo lo sanno bene, e parlare di Savage Ep, a distanza di qualche mese dall’uscita ufficiale, è una condotta che richiede un mea culpa immediato. Nonostante la giovane età, la band vicentina ha dato prova di grande maturità sfornando un lavoro che sintetizza in pochi brani, una vastità d’influenze e direzioni sonore, che si mescolano a meraviglia, fino a ottenere un composto fine e ben amalgamato. Passando in rassegna le varie tracce, ci s’imbatte in una favolosa texture di progressioni post rock, sonorità wave, suoni elettronici e melodie allo stesso tempo sperimentali ma accessibili. Non c’è da annoiarsi nonostante i brani superino tutti la lunghezza dei sei minuti. L’Ep si apre con Diplomacy che trascende in una dimensione onirica, scandita da arpeggi di chitarra e note sognanti di tastiera, e un cantato caldo e suadente alimentato da un drum coinvolgente. Feel Collins strizza l’occhio al pop elettronico dei primi 80’, con un pieno uso dei sintetizzatori, tra dissonanze e riverberi shoegaze, ed effetti corali che si dipanano su incandescenti code strumentali. A chiudere il lavoro, Shelter, un brano dal tiro più deciso e compatto, con effetti vari che si alternano a suoni puliti di chitarre elettrificate e pulsanti accenti di batteria. Una produzione coesa e lineare che trova nei cinque ragazzi terreno fertile e che vi catturerà sin dai primi secondi, facendovi dimenticare lo scorrere del tempo. L’Ep è in free download sul bandcamp della band! Meglio di così!


Tropical Disease
Savage Ep
2012

Tracklist:
1. Diplomacy
2. Feel Collins
3. Shelter


Recensione (Shiver) ▲ FBMySpace
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martedì 19 marzo 2013

Mumble:4U - Quattro anni insieme

Mumble: compie quattro anni di vita. Per celebrare il compleanno di una tra le webzine più attive dell'editoria indipendente italiana, arriva graditissima una super compilation. Ventidue tra le migliori band della scena musicale nostrana, tutte insieme in un’unica raccolta da scaricare gratuitamente con un solo clic. Oltre un’ora di paradisiaco ascolto vi attende in compagnia dei Blue Willa, King Of The Opera, Drink To Me, Santobarbaro, The Death Of Anna Karina e molti altri. Una miscela musicale ricca e stimolante, da gustare in tutta tranquillità e ideale per risollevare l’umore in giornate noiosamente monotone. Un applauso alla dedizione e all'impegno di Andrea Murgia che ha curato abilmente il progetto, e a tutti gli altri ragazzi, blogger, studenti, giornalisti che lavorano appassionatamente garantendo costantemente un approccio culturale a 360°. E allora buon compleanno Mumble:! Artwork di Luca Domeneghetti!


Mumble:4U
Quattro anni insieme

Tracklist:
1. Fuzz Orchestra - Morire per la patria
2. The Death Of Anna Karina - Quello che non c'è
3. Simona Gretchen - Post-Krieg
4. Bachi Da Pietra - Fessura
5. Dispo - Cooling Coils
6. Dulcamara - Giugno '99
7. Iosonouncane - Il Corpo del reato
8. Honeybird & the birdies - East Village
9. Granturismo - Meraviglioso Errore
10. Walking Mountains - LSD Through the woods
11. King Of The Opera - The Floating Song
12. De Curtis - Il Mio Natale Secco
13. Pharm - Sorbetto
14. Blue Willa - Good Glue
15. Craxi - Drive Inn
16. COSMO - Abbracciala, Abbracciali, Abbracciati
17. Boxeur The Coeur - Stormily reassuring
18. Drink To Me - Future Days
19. Steven Smirney - Lonely People
20. Santobarbaro - Urania
21. Everybody Tesla - Bee Twin Mountain
22. Bron Y Aur - Amanita's Mood

Mumble:FBTW
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giovedì 7 marzo 2013

Cosmetic - Arnia/Provincia Ep - 2013

Parto con una premessa. È piuttosto difficile per me parlare dei Cosmetic senza esentarmi dal citare sensazioni  ed emozioni, che ad ogni  nuovo lavoro i ragazzi riescono a trasmettermi. Una musica inzuppata fino al midollo di passionalità e che irradia energia in quantità, senza mollare un solo attimo. Il livello qualitativo della discografia della band è costantemente alto, e questo Ep che è apparso così senza preavviso, non fa altro che confermare il tutto. Arnia/Provincia Ep scortica la pelle sin dai primi secondi con un impasto sonoro che sa trasformarsi  in una autentica sezione ritmica o distendersi  in linee melodiche che ci riportano immediatamente verso l’arroventato mondo cosmetico. Un lavoro cosciente che fotografa con nitidezza le diverse anime che convivono nel disco, e che proprio in questa duplicità così ricca di chiaroscuri espressivi, riesce a far breccia nel cuore dell’ascoltatore. Il sound generale dell’album prende alle viscere, e sospinti da un’inesauribile prestanza strumentale, ci si ritrova immersi in fiumi di parole che si imprimono nella mente, al punto quasi da stordire con così tanta fierezza creativa. C’è Arnia e la necessità imperativa di andare oltre e non limitarsi semplicemente a vivere come vittime dai pensieri succubi, la sottile nostalgia di Provincia, ammaliante ballata su un delicato sottofondo malinconico. C’è In ritirata più spigolosa e grezza e Motobecane con basso pulsante e chitarre distorte; ma soprattutto c’è personalità e il risultato non può essere che incendiario.


Cosmetic
Arnia/Provincia Ep
2013
La Tempesta Dischi

Tracklist:
1. In ritirata
2. Provincia
3. Motobecane
4. L'arnia


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venerdì 1 febbraio 2013

Lax In A Quiet Place - Overseas - 2012

Considerando che negli ultimi anni, fenomeni digitali come il file sharing e la formazione di nuove piattaforme sociali, hanno ulteriormente semplificato il processo di condivisione e l’ascolto di musica, e constatato anche che ogni giorno un numero indefinito di band appare sulla scena musicale nostrana, è chiaro che non sempre il tempo  da dedicare ad ognuno di esse risulta essere sufficiente. È proprio per questo motivo, che il più delle volte, lascio che a decidere per me sia l’istinto. Lo stesso che stasera ha fatto si che la mia attenzione venisse catturata dalla bellissima copertina del primo album del duo bolognese che risponde al nome di Lax In A Quiet Place. Un progetto musicale nato nella scorsa estate da Fabio Conti e Lorenzo Anceschi  e masterizzato da  Francesco Cassino (Comakid, After Crash). Le nove tracce di Overseas ipnotizzano come fossero canti di sirene, con una sequenza di pulsazioni ambient-glitch e sonorità acustiche maggiormente contemplative, raccolte nella cornice di una quiete a tratti irreale. Paesaggi sonori astratti con sprazzi glitch si materializzano in una varietà di raffinate combinazioni elettriche; la vocalità idealizzata si muove tortuosa su una scrittura che va in loop e che inevitabilmente ti svuota la mente per riempirla subito con vibranti sussulti ritmici. Un cocktail ben riuscito di note e sensazioni  che arrivano lentamente all’orecchio e colpiscono fortemente quando meno te l’aspetti. L'album è in free download sul bandcamp ufficiale della band. Che aspettate? Procuratevelo subito!


Lax In A Quiet Place 
Overseas
2012

Tracklist:
1. We, The Passengers
2. A Song Of
3. Aquarius
4. In Pegaso
5. Asleep In FL (Want To Tell You Things)
6. Mia Callipso
7. Manifesto
8. Double Rainbow In Utah
9. Call It Now (live in the Overseas Hall)


Sito ufficialeFBBandcamp

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