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martedì 19 luglio 2016

Stoop - Beholders - 2016 [Streaming]

A distanza di quattro anni quattro tracce nuove di pacca. Gli Stoop ci offrono questo ep composto da quattro episodi diversi, un viaggio tra sonorità trasognanti. Ogni traccia esplora sonorità malinconiche impreziosite da fiati e arpeggi di pianoforte che completano le sonorità acustiche e la voce pacata. Una band che sa il fatto suo e per niente scontata che vi propone quattro piccole gemme magari mentre viaggiate in auto con i finestrini aperti alla ricerca del fresco della notte.


Stoop
Beholders
2016
Bugbite Records / Prismopaco Digital

Tracklist:
1. Beholders
2. Flags
3. The Path
4. Cheers



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lunedì 9 maggio 2016

Farmer Sea - Nobody listens, Nobody cares - 2015

L’estate è ormai finita da un pezzo e l’arrivo dell’autunno ha spazzato via gli ultimi residui della bella stagione. Le foglie ingiallite, il cielo fosco, le prime abbondanti precipitazioni tinteggiano l’aere di un acceso tono nostalgico. Per non farsi prendere troppo dallo sconforto, ci si consola con una fumante tazza di caffè e dell’ottima musica in sottofondo. Da giorni, a farmi compagnia, è il nuovo album dei torinesi Farmer Sea. Nobody listens, Nobody cares è un lavoro compiuto e multiforme che coniuga in sé, oltre ad una forte sensibilità espressiva, una capacità di esecuzione e un virtuosismo sonoro autentico. L’album riesce a tessere trame melodiche dai tratti delicati, sospesi tra psichedelia tenue e un synth pop romantico e seducente. La voce, profonda e ammaliante, si snoda agilmente sugli intrecci ritmici di basso e batteria, donando ad ogni singolo brano il gusto di quella sana malinconia,in un’ottica di pura empatia emozionale. È quasi impossibile resistere al suono pulito e brillante delle chitarre e alle sognanti effusioni dei backing vocals in sottofondo. Il terzo lavoro del quartetto torinese è album di ottima fattura che suscita in chi ascolta un ossimoro continuo di sensazioni, che si alternano ma coesistono simultaneamente come i raggi di sole in una giornata di pioggia. Un album che merita di essere ascoltato, amato e custodito gelosamente. Solo per questa settimana in free download qui!


Farmer Sea
Nobody listens, Nobody cares
2015
Dead End Street Records

Tracklist:
1. Happiness (Ocean/Space #2)
2. Nice Places
3. Goodbyes (Marvin Gaye Overdrive Blues)
4. Comes A Day
5. We Were Amazing
6. Useless
7. Lies For Good Things
8. Killers



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venerdì 4 marzo 2016

Minnie's - Lettere scambiate - 2016

Ripeto in sequenza i titoli dei brani del nuovo lavoro dei Minnie’s quasi fossero i dettami di una fede soprannaturale. Continuo fino al punto di snaturarne il loro significato semantico, facendo aleggiare nell’aere il suono, in un vortice di sussurri veloci e sempre più indistinguibili. Lettere scambiate, errori di Ortografia. E ora? Vorrei scordarmi di me. Per andare via. Lontano. E ancora, ancora una volta, fino a cogliere appieno il valore emotivo di ogni singola parola. Sarà pur vero che la nostalgia moderna è un’emozione incurabile, ma poco importa se è una sensazione che fa bene al cuore; ed è proprio questo che traspare dai testi del sesto lavoro della band milanese; quella tenace e docile melanconia che travalica ogni confine temporale, oscillando abilmente tra un passato importante e un futuro rigoglioso e colmo di speranza. Tutto suona coeso e sincero e la dicotomia tra rumore/melodia ancora una volta, risulta essere il punto di forza della band. Sullo sfondo, il cielo di Milano, esala i fumi di esperienze passate in una prospettiva nuova, del tutto inedita, custode di storie e memorie di oltre un decennio di musica, e sorprende, gratifica, ed è eccitante come innamorarsi per la prima volta.


Minnie's
Lettere Scambiate
2016
To Lose La Track / Ammonia Records

Tracklist:
1. E ora?
2. Voglio scordarmi di me
3. Per andare via
4. Lontano


Sito ufficiale ▲ FBTW
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lunedì 11 gennaio 2016

Babylon K - Ep - 2015

Viaggio di sola andata Firenze-Sheffield per i Babylon K. Ispirati chiaramente agli Arctic Monkeys e a tutte le varianti del indie rock con venature psichedeliche, chiare soprattutto nel primo brano. Un Ep che scorre senza intoppi con una bella voce e riff che fanno il loro sporco lavoro. Un buon esordio direi, staremo a vedere come si evolve.


Babylon K
Ep
2015

Tracklist:
1. Feenings
2. Why are er living now?
3. Eternal friendship
4. Waitin' for the shine of light



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martedì 13 gennaio 2015

Minimal Whale - S/t - 2014 [Streaming]

La riviera ligure, l'orizzonte, le onde calme, il fuoco. Il fuoco? Sugli ombrelloni, già. I Minimal Whale, al secolo David Avanzini, Nicola Magri e Matteo Orlandi sono proprio questo: tre ombrelloni infuocati a pochi metri dal mare. L'ep omonimo è determinato e incasinato q.b., come i pinoli nelle trenette al pesto, da addiction al cubo.


Minimal Whale
Minimal Whale
2014
Marsiglia Records

Tracklist:
1. Five On Four
2. Cage
3. Lay Down
4. Virginia's Whale
5. Picture
6. 8 Blind Steps



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giovedì 11 dicembre 2014

Nine Eight Central - C-side - 2013

Ha da poco compiuto un anno C-Side, il primo demo dei Nine Eight Central. Due tracce stuzzicanti che fanno sperare nell'uscita di un vero album firmato al più presto dai quattro ragazzi di Verbania. Nell'attesa beccatevi un piacevole indie-rock morbido, deciso e riconoscibile come le gocce di cioccolato nel plum cake.


Nine Eight Central
C-side
2013

Tracklist:
1. In The Evening
2. Just Her Smile



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mercoledì 10 dicembre 2014

La Chirurgia Etica - Ti sei poi abituato alla fine? [Video]

La Chirurgia Etica è un progetto musicale indie-rock che nasce con l’obiettivo di vestire di musica le parole ed i pensieri di 5 musicisti: Petit Papillon (Pianoforte & Voce), Giorgia D’Alessandro (Chitarra & Percussioni), ChristiAne Effe (Synth, testi & chitarra ritmica), Dario Santantonio (Chitarra) e Lorenzo Caraccio (Basso & Chitarra). Influenzati da artisti come: Tre allegri ragazzi morti, Zen Circus, Io non sono Bogte, Afterhours e diversi altri, decidono di indirizzare la loro passione nella creazioni di pezzi inediti partendo nell'ottobre 2014 con questo primo singolo "Ti sei poi abituato alla fine?" che dà poi il nome all'intero tour. L’idea del nome è partorita dall’elaborazione di una frase di Alessandro Bergonzoni “Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno”, un invito sarcastico che vuole indurre la gente a spronare le proprie coscienze affinché si cominci a dare valore all’essenza della realtà e a non fermarsi alle semplici apparenze. Sono giovanissimi ma promettono bene ed il ritornello di questo brano non potrà che risuonarvi nella mente come un mantra.



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sabato 27 settembre 2014

Albedo - A Casa - 2012

I milanesi Albedo ci presentano il secondo disco come un naturale proseguimento del primo (Il Male, che potete scaricare qui). Salta subito all’occhio la freschezza con cui testi e musiche riescono ad integrarsi senza alcuna forzatura, donandoci dei brani ben suonati e ben arrangiati, orecchiabili ma mai banali, in cui vengono trattati piccoli aspetti della quotidianità, idiosincrasie, e incoerenze del vivere e sentire moderno. Dell'album rimarrà sicuramente il piccolo cult La musica è una merda, ennesima critica (feroce) alla massificazione della scena “indie” che doveva, come prerogativa, rappresentare la creatività individuale e underground e invece è diventata, come tante altre cose, solo un mezzo per fare soldi ed essere alla moda. A Casa è sicuramente un concept album, dove, la casa stessa altro non è che "uno stato di confine mentale e fisico nel quale viene racchiuso tutto il bene ed il male della nostra società". Assolutamente consigliato, perchè piace e rimane addosso senza strafare e anche (a mio parere) per la bellissima voce (alta) del cantante Raniero. Poi è anche in free download sul sito di Inconsapevole Records. (Giugno 2012)


Albedo
A casa
2012
Inconsapevole Records

Tracklist:
1. Per due settimane all'anno di sole
2. I Baci di Giuda
3. L'amore è un livido
4. Lorenzo
5. Questo Stato di confine
6. Affondami
7. I pirati, quelli veri
8. Confessioni
9. Tu ancora non parli
10. Dalla punta più alta
11. La musica è una merda
12. Io, te



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sabato 19 luglio 2014

Lo-Fi Sucks! - Loud, fast, shut up! - 2011

Se il partner storico chiede una pausa di riflessione è più che naturale andare in crisi, ma i Lo-Fi Sucks! dimostrano come 84 mesi di silenzio possano portare a qualcosa di buono col punto esclamativo. Ot-tan-ta-quat-tro-me-si, avete letto bene, sette anni precisi et voilà, nel 2011 arriva Loud, fast, shut up!
Godetevi le prime due tracce di riscaldamento, la corsetta veloce su I'm an avantgarde indie e i minuti di recupero di No taste; se siete pronti per la ripresa c'è Know your orange!, seguita dalle calme Return of the son of Orange e Fat butterfly e dalla doppietta opposta Rats from Strasbourg-Wednesday morning 11 am. Titoli di coda rilassanti per riprendere il respiro, scaricare l'album qui e salvarlo nell' iPod, nell'mp3 o in qualsiasi altro dispositivo capace di tirare fuori musica giusta al momento giusto. La direzione non si assume nessuna responsabilità per eventuali ritorni di ex partner storici dopo 84 mesi.


Lo-Fi Sucks!
Loud, fast, shut up!
2011
OuZel Recordings

Tracklist:
1. Twinkle falling star
2. I won't complain
3. I'm an avantgarde indie
4. No taste
5. Know your orange!
6. Return of the son of Orange
7. Fat butterfly
8. Rats from Strasbourg
9. Wednesday morning 11 am
10. The rising tide of conformity



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martedì 10 giugno 2014

Ocean Cloud - Letters - 2014 [Streaming]

Sono passati esattamente tre anni da quando, nel preludio di quella che poi sarebbe stata la bella stagione, ebbi il primo approccio con la band parmense. Erano i tempi degli esordi e The more you have, the less you are impazzava sul mio lettore mp3 come un surfista alle prese con un cavallone da record. Sull’onda di un percorso destinato a sbocciare nella sua totale bellezza, il viaggio degli Ocean Cloud continua oggi volitivo il proprio excursus sonoro con la pubblicazione di un Ep che conferma e rafforza la verve compositiva del gruppo. Dalla british invasion alle buone vibrazioni pop, Letters è la conferma della propensione dei ragazzi nei confronti di un suono che risulta autentico e incontaminato anche quando strizza l’occhio ai predecessori del genere. Le note si intrecciano in un’intelaiatura di colori e atmosfere che dai briosi arrangiamenti alle strofe saltellanti, dall’esplosione corale ai giri di chitarre, alle progressioni armoniche di archi e fiati, danno adito ad un lavoro godibile e appassionato. Alla fine, il tutto è un risultato che affascina e soddisfa e allora, avanti così!


Ocean Cloud 
Letters
2014

Tracklist:
1. Letters
2. You're a plant that will grow
3. The last story a man can tell



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martedì 15 aprile 2014

Delawater - Far from cartoons


Stamattina i Delawater sequestrano il telecomando e vi mettono davanti ai cartoni animati, come ai vecchi tempi. Non scappate, perché dopo lo spaesamento iniziale non è difficile farsi prendere dal ritmo colorato di Far from cartoons, prima traccia di Open book at page eleven. Vi sentite più cani parlanti, uccellini infami o gatti ambiziosi?



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venerdì 7 febbraio 2014

Call me Platypus - Pegasus Plumcake


Prendete un mammifero, un uccello e un anfibio e chiudeteli a chiave in una stanza. Il risultato sarà un sound per niente prevedibile targato Modena, ascoltare per credere. Vi proponiamo una traccia dall'album Shame on Call me Platypus.


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lunedì 18 novembre 2013

Brioscine appena sfornate: Two More Canvases

I protagonisti di Venerdì 11 Ottobre in quel del Controsenso sono quei cinque giovani (scalmanati - con affetto) dei Two More Canvases: Yuri Salihi (voce e chitarra, e lo spirito di Julian Casablancas sempre con lui), Giulio Maria di Salvo (chitarra), Tommaso Carlà (basso), Tommaso Brandini (tastiere) e Alessio Bambi (batteria). La voglia di cantare, suonare, soprattutto divertisti, sul palco e non, c'è, insieme anche a un pizzico di Sindrome di Peter Pan; il tutto misto a tantissimi applausi. Applausi quando ricordo loro che hanno esordito proprio al Controsenso un anno fa circa (precisamente il 20 Ottobre). Applausi all'arrivo di Angelica Gallorini pronta per scattare le foto che vedete tra domande e risposte. Applausi ogni tre per due. Applausi anche per questa intervista!


Come sono nati i Two More Canvases? Vi conoscevate già prima? Suonavate in altri gruppi?
Alessio: Tutto è iniziato dopo un contest a Borgo San Lorenzo, dove abito io, quando ho incontrato il chitarrista, Giulio. Ridendo e scherzando, dicevamo che un giorno ci sarebbe piaciuto suonare insieme: nel momento in cui i due nostri gruppi si sono sciolti abbiamo pensato di provare un po' insieme, chiamando anche l'altro chitarrista/cantante, Juri. Comunque sì, più o meno ci conoscevamo già tutti.

E del nome, invece, che mi dite?Volevamo trovare un nome strano, lungo, bello da leggere, un po' particolare, anche se riconosciamo che non è semplice da capire e pronunciare per chi non conosce l'Inglese.
Yuri (che si è raccomandato più volte affinché lo scrivessi): La traduzione di Two More Canvases è "Due tele in più": questo per noi significa che abbiamo talmente tante cose da dire che una tela è poca, non ci basta, ne vogliamo almeno altre due (perché "Dopo tre diventa illegale").


A cosa vi dedicate, Musica a parte? Studiate, lavorate? (e qui partono le presentazioni come se fossero a un provino)
Tommaso: Io ho diciassette anni, vado all'I.T.I.S. Antonio Meucci di Scandicci e sono al terzo anno ("Sì son bocciato, perché tutti segano in prima").
Giulio: Io sono Giulio Maria ("Più Maria o più Giulio?", chiedono gli altri - Maria è la risposta), ho diciotto anni, sono di Lastra a Signa, e sono bocciato in seconda superiore, non in prima.
Yuri: Ho finito la scuola l'anno scorso, e ora a volte raccolgo le castagne ("Questo scrivilo", mi dice Alessio).
Tommaso (l'altro, il bassista): Ho diciotto anni e anche io frequento l'I.T.I.S. con Tommaso, e son bocciato anche io in prima.
Alessio: Sono al secondo anno del corso di Scienze Politiche a Firenze, ed è un continuo rimandare con gli esami (secondo Juri, Alessio frequenta l'Università solo perché ha paura di ritrovarsi subito catapultato nel mondo dei grandi direttamente dall'adolescenza).

Da quanto sognavate di avere un gruppo?
Così, come il nostro? Da sempre. Alla fine è solo da un anno che suoniamo insieme, e nonostante questo siamo riusciti a tirar su un bell'impero. Siamo veramente contenti, soprattutto per aver fatto quaranta date, trovato un ufficio stampa (Indie Press). Ci siamo divertiti, facendoci anche notare. Per essere solo all'inizio di questo nostro sogno, siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto fino ad ora. Tutto è iniziato aprendo il concerto dei Cut Your Hair, gruppo spagnolo, e come prima volta non c'è male. Siamo cambiati, e questo lo abbiamo avvertito nei giorni dopo il primo EP, quando abbiamo subito ricominciato a scrivere pezzi.


A questo punto c'è una piccola pausa, tra chi deve andare a prendere un'altra bevuta, e chi, invece, di bevute forse ne ha prese già abbastanza da andare a liberarsene in bagno. Ne approfitto per parlare un po' con Marta, la roadie/babysitter che segue da sempre i ragazzi a tutti i loro concerti.

"Io e Yuri siamo migliori amici da una vita, abitiamo anche vicino di casa, nello stesso paese. Siamo sempre stati insieme, condividendo i soliti interessi, in particolare la Musica. Il Mugello, dove appunto abitiamo Juri ed io, è un posto molto ristretto, sia di mentalità che di persone, e non c'è mai niente di interessante da fare. Insieme anche ad Alessio ci siamo spostati un po' più verso Firenze, per cercare di cambiare aria, poi abbiamo fatto gruppo con gli altri ragazzi, ed io sono diventata una specie di "mamma" per loro."

Un impegno per niente indifferente. Pausa finita: ecco che i ragazzi ritornano.

  

Parliamo un po' delle vostre canzoni: come nascono, chi si occupa della parte strumentale, chi dei testi.
I pezzi nascono con Juri che arriva in sala prove e propone quello che gli è venuto in mente, e da lì entriamo in gioco tutti, anche perché in generale gli arrangiamenti li scriviamo tutti insieme.


Domanda quindi per Yuri: di cosa parlano i brani? Hai delle fonti di ispirazione in particolare? Sono sincero e schietto: i miei testi nascono per stare bene con la Musica, e succede tutto in modo molto spontaneo, a parte il testo sentimentalone di Desirée che si può definire "studiato" perché parla specificatamente di una ragazza. Ispirazioni? Julian Casablancas, e me. Una parte di me sono io, l'altra è Julian Casablancas ("Questo scrivilo eh").

How you make me feel è il vostro primo video ufficiale: mi raccontate com'è nato il tutto?Il video è nato grazie alla mente di Mattia Franceschi, un ragazzo di Prato, che ha pensato a tutto, dall'idea in sé per sé a quella di inserire la proiezione di alcune scene di un film francese in bianco e nero.

Di palchi ne avete calcati: qual è stato i concerti che non dimenticherete mai?Sono tre: al primo posto, il Sereno a Milano, al secondo la finale del Marea Festival a Fucecchio, quando abbiamo suonato sullo stesso palco di Elio e le Storie Tese, e abbiamo anche discusso pesantemente tra di noi. Abbiamo quasi toccato il fondo, per poi fortunatamente riprenderci e uscirne più forti di prima. Al terzo posto, il concerto al Rock'n'Roll di Milano. A parte queste tre esperienze, ci siamo divertiti molto anche al Cavern Club di Livorno.


Dove suonerete prossimamente? Progetti per il futuro?Ci saranno grandi novità in arrivo ("Big news"), e cambiamenti. La prossima settimana suoneremo al Tender a Firenze, di seguito ci fermiamo un po'.

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giovedì 19 settembre 2013

Kalweit and The Spokes - Hank's Hour [Video]

Hank's Hour è il primo estratto da Mulch secondo album dei Kalweit and the Spokes che uscirà il prossimo 8 ottobre per IRMA Records ed è stato scritto ispirandosi ad una persona cara a Georgeanne Kalweit che sotto l'effetto dell'alcool si trasformava completamente, facendo emergere un lato di sé molto seducente agli occhi degli altri ma combinando sempre un sacco di guai. Il brano parla quindi anche dei ruoli, dei costumi e delle "regole" socialmente imposte su ciò che è considerato "giusto o sbagliato", su ciò che dovrebbe essere "maschio o femmina" e su come, magari, alcool e droghe permettano di trasgredire e far uscire ciò che abbiamo intrappolato dentro di noi. Il video è stato girato a Stoccolma in quattro giorni. Buon ascolto!


Regia di Marco Balletti
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martedì 9 luglio 2013

Huge Molasses Tank Explodes - Bicephalous - 2012

Gli Huge Molasses Tank Explodes sono un terzetto milanese composto da Fabrizio De Felice, Luca Sacanna e Gabriele Arnolfo che si ispira fortemente agli anni d'oro dell'indie americano. Il progetto nasce verso la fine del 2011 e, dopo i primi live in Lombardia, i tre entrano in studio per registrare il primo album. Così nasce Bicephalous, nove tracce registrate in presa diretta dalla sapiente mano di Andrea Cajelli nello studio La Sauna di Varano Borghi, paese di duemila anime vicino a Varese. L'approccio completamente live preserva perfettamente potenza e la genuina ruvidità del suond di una band con tutte le carte in regola. Attendiamo evoluzioni. Sul loro bandcamp trovate lo streaming e il download gratuito del disco. Link in fondo!


Huge Molasses Tank Explodes
Bicephalous
2013

Tracklist:
1. Assurances
2. Foiled
3. A Maze
4. Enclosures
5. K.Y.C.
6. Realeyes
7. Wait For Today
8. Uneven
9. The Deceit


FBBandcamp

martedì 7 maggio 2013

Departure Ave. - All The Sunset In a Cup - 2013

E' una tiepida sera di fine Aprile e io sono a casa, nel mio studiolo. Basta affogare la testa nei libri, il mio cervello chiede pietà. Pausa. Come potersi rilassare, quindi viaggiare con la mente, riducendo lo sforzo al minimo? Music is the answer. L'universo parallelo dei Departure Ave. is the way. Ascolto All the Sunset in a Cup, album d'esordio del gruppo, e una sensazione di sollievo mi pervade permettendomi di staccare la spina per la durata delle nove tracce che seguono. Sì, è un bel mondo questo, e la sua colonna sonora lo è altrettanto. Lo spazio si dilata, la musica entra dolcemente nelle mie orecchie: immagino di essere sulla Route 66, al tramonto. Autostop numero uno: la chitarra, con i suoi virtuosismi che da caramellati riescono a prendere la rincorsa per diventare più dinamicamente indie rock, a momenti spagnoleggianti, poi riff trascinanti e influssi psichedelici. Autostop numero due: basso e batteria che cullano l'atmosfera tenendo un ritmo che calza alla perfezione, synth più che apprezzabili, voce piacevole e tiepidamente autunnale che sa quando entrare in scena. Un boom di melodie ricercate, e notevoli. Queste possono ritenersi conoscenze che vale la pena di fare. Per iniziare il viaggio non vi resta che cliccare Play. E fare il pieno di benzina.


Departure Ave.
All The Sunset In a Cup
2013

Tracklist:
1. And Revery
2. No Conclusion
3. 27b
4. Unhappy Emily
5. Amarillo, TX
6. How We Sang
7. Subway
8. Do You Remember The Sun?
9. Call Out The Doc


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giovedì 21 febbraio 2013

mercoledì 13 febbraio 2013

North - Differences - 2012

Cammino per strada con in bocca il sapore del mattino, gli occhi socchiusi e la mente nel mondo dei sogni. La brezza che giunge dal mare ha un sapore decisamente primaverile sebbene  faccia ancora molto freddo. Un scenario ricco di contrasti inestricabili al punto da non riuscire più a scorgerne le differenze. Le canzoni che scorrono in sottofondo sembrano essere in sintonia con il panorama circostante. Niente oggi suona meglio del nuovo Ep del quartetto marchigiano North, che dopo aver catturato l’attenzione con Around The Pier, torna a deliziarci i padiglioni auricolari con Differences. Un lavoro più maturo e complesso che segna un ulteriore passo in avanti  verso la definizione della propria identità musicale. Il tema che dà il titolo al disco si insinua con morbidezza nei versi dei brani, veicoli perfetti per concretizzare percorsi melodici affascinanti e di grande immediatezza. La voce di Pierfrancesco gira a meraviglia sul pulsare continuo delle basi ritmiche, viaggiando fianco a fianco con una totale compattezza d’assieme. È quasi impossibile resistere alla magia dei brani, che si sviluppa tramite oasi di vivaci situazioni ritmico timbriche e che riportano alla mente sensazioni e profumi familiari. Le coloratissime spinte della batteria interloquiscono con gli accattivanti riff di chitarra, con gusto e pregevole dinamicità, restando pur sempre su un piano di indiscutibile leggerezza; il basso di Andrea picchietta in un esperanto di suoni coesi e lineari, che arricchisce l’intelaiatura sonora complessiva. Sette brani che passano in rassegna tutti i variegati aspetti della personalità della band con melodie che, rispetto al passato, si arricchiscono di sfumature più sporche e grunge. Il passare del tempo sembra aver accentuato la componente nostalgica, spesso immersa in storie intimiste, ricche di suggestioni  di sconfinata dolcezza. Non c’è motivo di opporre resistenza ad un lavoro che sprigiona così tanta energia e positività; d’altronde la bravura dei ragazzi è indiscutibile, e lo dimostra ancora una volta, la capacità di dare vita a canzoni in grado di essere ascoltate centinaia di volte senza mai stancarsi. Il risultato finale è sorprendente e a me non resta da fare altro che consigliarvelo fortemente.

North
Differences
2012

Tracklist:

1. New Life
2. Differences 
3. Waste Your Time 
4. A Song For Your Boyfriend 
5. No Way Out 
6. Free As You 
7. Another Garbage


► Recensione (Osservatori Esterni) ▼ FB
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lunedì 4 febbraio 2013

Brioscine appena sfornate: Ants Army Project

Panorami espressivi di estrema bellezza sonora trapelano da Wooden Days, album d'esordio per il quintetto emiliano Ants Army Project. Noi di The Breakfast Jumpers ci abbiamo fatto due chiacchiere e questa  intervista ne è il risultato. Buona lettura e buon ascolto!

Fotografie di Andrés Maloberti

A beneficio di chi ancora non dovesse conoscervi, iniziamo con una domanda semplice. Raccontateci un po’ come vi siete conosciuti e come avete messo in piedi il gruppo.
Inizio premettendo che 4 elementi su 5 provengono dallo stesso paese sulle colline della Val Trebbia. Ci conosciamo da una vita ma soltanto io e Davide suonavamo già insieme da tempo. Quando abbiamo sciolto la nostra band precedente ci siamo presi un periodo di pausa per valutare che strada intraprendere, e una volta decisi sul progetto che avevamo in mente abbiamo iniziato a lavorarci dal 2008, è così che abbiamo trovato Michele e successivamente Silvio. Un anno fa invece, dopo aver finito la nostra ultima fatica discografica Wooden Days, ci siamo accorti che ci mancava qualcosa, avevamo difficoltà a ricreare le atmosfere dell’album nella versione che preferiamo, quella live. Quindi è arrivato Federico in nostro soccorso che si è subito integrato alla perfezione con noi.

Avete un nome che inequivocabilmente rimanda al titolo di una canzone di Tom Waits. Viene facile pensare dunque che siete grandi fan dell’artista. È così? O esiste qualche altra ragione?
Certo, siamo fan di Tom Waits, come di molti altri. Il nostro nome viene appunto da un suo brano.  La verità è che l’unica cosa di cui eravamo sicuri mentre pensavamo ad un nome, era che volevamo che contenesse la parola “project”, appunto perché all’inizio la nostra idea di quello che avremmo suonato non era molto chiara. Non ci siamo mai posti limiti su quello che possiamo comporre, non ci precludiamo scelte stilistiche o quant’altro. Il nostro sound esce nella maniera più istintiva possibile.

Ad ascoltare le vostre canzoni sembra siate venuti su a pane e America. Quanto è stata importante l’eredità musicale che vi ha trasmesso questa terra nell’elaborazione di Wooden Days?
È indubbio che molti artisti americani che amiamo profondamente ricompaiano poi nei nostri pezzi. Siamo cresciuto tutti ascoltando un certo tipo di musica, la musica nera dal blues del delta al funky anni ‘70, gente come Neil Young, Dylan i Creedence Clearwater Revival, gli Mc5 e molti altri sono stati fondamentali per noi. La nostra formazione musicale la dobbiamo a questi artisti, alla loro musica e all’immaginario che evocano. Ma è anche vero che non siamo così elitari, ci sono anche tanti artisti inglesi che amiamo come gli Stones, i Kinks ed Eric Burdon…  solo per citarne alcuni, e che sono altrettanto importanti per noi.

Fotografie di Andrés Maloberti

Solitamente qual è il vostro percorso compositivo. Chi è il principale responsabile del sound del gruppo e più in generale dei brani? Nella creazione di una canzone, ha più importanza il testo o la musica?
Il nostro processo compositivo è abbastanza semplice. Di solito è Michele che arriva con un giro di chitarra che ha in testa e magari una melodia vocale. Noi cerchiamo di completare il suo lavoro, ci confrontiamo apertamente e decidiamo che strada deve prendere la canzone. Dopodiché passiamo all’arrangiamento e per ultimo arriva il testo, che solitamente scrivo io. È un percorso creativo molto istintivo per noi.
Consideriamo la musica più importante rispetto al testo, semplicemente perché siamo un gruppo italiano che canta in inglese e quindi una persona che ci ascolta per la prima volta rimane più colpita dall’aspetto musicale rispetto a quello lirico. Questo naturalmente non significa che ci accontentiamo di testi banali, il nostro impegno è costante e massiccio sia per la parte musicale che per quella lirica.

Sono passati diversi anni dalla pubblicazione del vostro primo ep intitolato Restless times, cosa è cambiato da allora all'interno della band e come si è evoluto il vostro modo di fare musica rispetto ad oggi?
Come già detto, rispetto all’inizio del nostro percorso abbiamo guadagnato un componente. Questo è stato fondamentale per la nostra crescita artistica e ci ha permesso di sperimentare e di approcciarci alla musica in maniera diversa rispetto a prima. La nostra idea di fondo, però, è sempre la stessa fin dall’inizio ed è rimasta invariata. Acquistando, anzi, nuova forza. Crediamo profondamente in quello che facciamo. E lo amiamo a tal punto che ogni volta che saliamo sul palco l’unica cosa che vogliamo è riuscire a trasmettere al pubblico la nostra passione.

Fotografie di Andrés Maloberti

Parliamo del video di Winter, Car Crash. Il brano tratta un tema delicato, una profonda riflessione sul tema della morte, o meglio sul tempo che intercorre tra l’attesa e il suo arrivo. Cosa potete dirci a proposito? A cosa pensavate quando avete scritto questo pezzo?
Una mattina d’inverno, stavo risalendo la valle per andare a lavoro. Nevicava e ad un certo punto la mia macchina ha perso il controllo sul ghiaccio, sono uscito di strada ed ho incominciato a rotolare giù in un burrone. La caduta è durata 40 metri e sono passati secondi interminabili per me. Non aspettavo altro che la morte, ero sicuro che sarebbe arrivata e credo anche di averla desiderata perché non ne potevo più. Poi la macchina si è fermata contro un albero, sono riuscito ad uscire sfondando la portiera a calci, ho abbracciato l’albero e la prima cosa che ho pensato è stata: “Ci scriverò una canzone”.

Ultima domanda. Avete uno stile già profondamente personale che  fa emergere con chiarezza il talento e la passione che ci mettere nel  fare musica. Detto questo e armati di buoni propositi, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? State già lavorando a qualcosa di nuovo?  
Bene, entreremo a brevissimo in studio. Ci hanno chiesto dei brani per alcune compilation nazionali. In più avremmo intenzione di registrare qualche pezzo nuovo. Non vogliamo svelare troppo perché non abbiamo ancora le idee chiare nemmeno noi. L’unica sicurezza che abbiamo è che registreremo materiale nuovo ma non sappiamo se e quando potrà uscire.

Grazie mille per la disponibilità e il tempo dedicato.
Grazie mille a te!
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Ants Army Project - Wooden Days - 2011 [Streaming]

Trascorro gran parte del tempo a passare in rassegna album musicali. Una confessione privata tra me e un paio di cuffie. La riconciliazione con il mondo esterno si palesa solo nel momento in cui, tra tutte, una tracklist cattura più di altre la mia attenzione. Una sorta di amore a primo ascolto, che solitamente poi si fortifica con il passare del tempo. È esattamente quello che è accaduto con Wooden Days, album d’esordio degli Ants Army Project, quintetto di Rivergaro, uscito quasi due anni fa per l’etichetta emiliana Tea Kettle Records. Una passione sconfinata per la tradizione musicale americana coadiuvata dall’amore per la propria terra d’origine, fa di quest’album un autentico serbatoio di panorami melodici di limpida eleganza. Lunghi intrecci chitarristici rivestono ogni brano, supportati da una vocalità personalissima che funge da conduttore armonico. L’atmosfera  intima e familiare è sottoposta ad un’attraente tensione, condita di cedimenti nostalgici e guizzi onirici, vividi al punto da sembrare reali. I testi affrontano temi classici come l’amore, la morte, sogni disillusi, rivestiti di sensazioni quanto mai attuali. Fin dall’iniziale crescendo della prima traccia, i ragazzi dimostrano sicurezza tecnica e una chiarezza di idee che lascia il segno. Le trame chitarristiche e i bisbigli della tastiera dispensano un insieme di suoni di disarmante naturalezza. Tutto è impregnato di vibrazioni avvolgenti che alternano momenti di stasi a vigorosi passaggi di ritmo e adrenalina. La musica sprizza con meravigliosa spontaneità regalandoci dieci brani di assoluto godimento per cuore e mente. La brillante conferma di un esordio promettente, di cui ora non possiamo fare altro che aspettare il seguito.


Ants Army Project
Wooden Days
2012
Tea Kettle Records

Tracklist:
1. Fake
2. Gin & Tonic Love
3. Today
4. Black Waves
5. From Mario To Marion
6. Master Of The World
7. Roots
8. Roots [reprise]
9. Winter, Car Crash
10. In Loving Memory


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