lunedì 16 gennaio 2012

Brioscine appena sfornate: When The Clouds

Carissimi lettori, abbiamo fatto due chiacchiere con Francesco Galano, artista salernitano che, come altri artisti nostrani, ha fatto da sé un EP meraviglioso, puro post-rock strumentale da brividi.


Caro Francesco, parlaci un po' di te, cosa fai nella vita (oltre suonare) e quel che non hai scritto nella tua bio ufficiale...
Ciao Burro, dunque; la mia vita si divide tra il mio lavoro di graphic designer e la musica; il tempo non è mai troppo; anzi al contrario è davvero pochissimo per tutto ciò che vorrei fare, oltre alla musica, amo anche il disegno e la pittura ma purtroppo spesso mi trovo costretto a mettere da parte alcune cose per poter dedicarmi meglio ad altre. Nonostante tutto, fino ad oggi, dal giorno in cui a 13 anni ebbi in regalo una vecchia chitarra acustica da un mio zio, la musica, purtroppo o per fortuna, in questa lotta è sempre stata privilegiata.

Il tuo primo EP, uscito per la statunitense Drifting Falling è per me qualcosa di fantastico, per chi come me ama il post-rock strumentale e glitch. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
Indubbiamente nella mia musica si possono cogliere influenze e rimandi a band post-rock ma a dirla tutta, non è un genere di musica che prevale tra i miei ascolti e dunque tra le mie influenze.
Se nel mio background musicale, tra i diversi generi e le molte band che ascolto, trovano spazio anche i Mogwai, che si possono definire se non gli “inventori” quantomeno coloro che hanno dato maggiore notorietà a quel tipo di sound, devo anche dire che ascolto molto poco la maggior parte delle altre band nate dopo di loro e che, spesso a mio avviso, ripropongono, in modo spesso molto impersonale e quasi sempre senza la stessa efficacia e freschezza, delle strutture e delle soluzioni ormai abbastanza scontate.
I miei “punti di riferimento” o meglio le mie “ispirazioni”, più che in una band o in un genere piuttosto che in un’altro, sono rintracciabili in alcune atmosfere che chiamerei “dimensioni emotive” e che posso ritrovare nel rock come nell’elettronica, nella musica classica come nel jazz, nel folk o nel metal estremo.
Poi tutto questo cerco di trasporlo nella mia musica attraverso i mezzi che possiedo; se ad esempio ne avessi la possibilità, potrei comporre musica solo per archi ma l’intenzione e le modalità resterebbero le stesse di quando compongo le sequenze elettroniche, le parti di chitarra elettrica o di piano; il risultato formalmente sarebbe diverso, ma il contenuto emotivo resterebbe quello.

Com'è nato "The Longed For Season" e quanto tempo è passato dalla prima nota registrata alla pubblicazione con la Drifting Falling?
The Longed For Season è frutto di una lunga gestazione; il lavoro sui brani è stato molto lungo; composizione, registrazione, produzione, tutto ha richiesto molto tempo; facendo poi tutto da solo ed essendo io un po' maniaco della “perfezione” (senza poi alla fine raggiungerla mai), i tempi sono diventati biblici; questo però è l’unico modo in cui riesco a concepire il lavorare alla musica o all’arte in genere; la fretta, le deadline, credo che assieme all’approssimazione, non possano essere mai compatibili con la dimensione creativa.


Leggendo la tua bio, ho visto che hai aperto il live dei The Album Leaf, qual'è il tuo rapporto con il pubblico una volta salito sul palco? Farai altri set live in giro in questo 2012?
Aprire ad Album Leaf è stata una bellissima esperienza, la location era davvero suggestiva e la gente ci ha accolto molto bene.
Del set live ciò che trovo più affascinante è il trasportare la mia musica da una dimensione di totale solitudine ad una di collettività e pluralità. Già quello che c’è prima del palco e del pubblico ovvero la band (Gianmario Galano, Mario Izzo, Giovanni Botta e Diego Manzo) e dunque le prove, la saletta, il discutere e lo scherzare assieme; è un qualcosa a cui attribuisco un grosso valore in quanto momento di forte condivisione. 
Rispondendo nello specifico alla tua domanda sul rapporto con il pubblico una volta sul palco, per quanto mi riguarda mi affido esclusivamente alla musica perchè penso che non ci sia bisogno di troppe parole, aneddoti o altre forme di intrattenimento se non la musica stessa. L’emozione di suonare le proprie composizioni davanti ad un pubblico è sicuramente qualcosa di molto forte e se queste suscitano una risposta positiva in chi ascolta, tutto diventa anche molto gratificante.
Riguardo questo 2012 sicuramente faremo un pò di date in giro, e se si riesce sarebbe bello anche fare qualcosa oltre confine...

I nostri lettori ben conoscono i tuoi affini: La Biblioteca Deserta, gli Eimog, French Teen Idol, i Philadelphia Experiment, ma con quali artisti tu hai un rapporto di amicizia e hai pensato di collaborare?
Apprezzo molto le band che hai appena citato; l’idea di sperimentare delle collaborazioni musicali mi ha sempre intrigato però per ora non ho nulla del genere in programma; altro tipo di collaborazione, che in realtà trovo più stimolante e che ho già avuto modo di fare, è quella con artisti che operano in territori diversi come il video o il teatro. Trovo che misurarsi ed interfacciarsi con linguaggi diversi sia anche un’opportunità di crescita e di ulteriore ricerca nel proprio percorso artistico.

Scarichi e compri musica? Quali sono i tre album che si trovano più vicini al tuo impianto stereo e che consigli ai nostri lettori?
Scarico e compro, a seconda di quanto mi abbia conquistato o meno un album; in realtà negli ultimi tempi compro più cd perchè la mia auto ha lo stereo di serie che legge solo cd originali... Tra gli album che ho amato di più quest’anno c’è sicuramente l’ultimo di Bon Iver, lo trovo davvero un capolavoro, nella composizione, nell’arrangiamento e nella produzione, poi l’ultimo album di Nils Frahm, un giovane pianista tedesco che compone una musica di una semplicità ed al tempo stesso una intensità disarmanti, come terzo direi Heartland di Owen Pallet, il violinista degli Arcade Fire; una voce bellissima e brani raffinatissimi.

La tua città è conosciuta nel panorama indie soprattutto per dare i natali ai A Toys Orchestra, ci sono altri artisti del sottobosco salernitano che meriterebbero notorietà? E quali sono i locali per ascoltare buona musica e che trattino onestamente gli artisti che solcano i loro palchi?
Tra le città della Campania, a Salerno sembra che negli ultimi anni sembra che l’interesse verso la musica sia tornato a crescere e ci sono diverse band interessanti. Stanno aumentando anche locali dove si fa musica dal vivo ma questo più nella provincia che nella città stessa, che resta essenzialmente, e mi dispiace dirlo, una cittadina borghese dove, salvo qualche miracolosa eccezione, c’è molto poco interesse e curiosità verso ogni forma di arte che sia diversa da qualche costosissima luminaria natalizia.

Per chi come me ha amato il tuo lavoro fin dal primo ascolto cosa si deve aspettare dalla tua prossima uscita?
Nei nuovi brani ci sarà più silenzio e più composizione, di più non so dirti.

Ti ringraziamo e speriamo di vederti presto su qualche palco!
Grazie a voi!

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