lunedì 27 febbraio 2012

Brioscine appena sfornate: Lo Stato Sociale

La settimana parte in sprint con l'intrvista a Bebo de Lo Stato Sociale per fare quattro chicchere col gruppo che ha partorito il disco con i migliori tormentoni della mia estate a venire, tormentoni nel senso buono. Ci facciamo raccontare qualcosa riguardo Turisti della democrazia dai diretti interessati. A voi Lo Stato Sociale

Piccola lezione di storia. Cos'è Lo Stato Sociale, come e quando si è formato?
Lo Stato Sociale sono 5 giovanotti bolognesi un po' baffuti e un po' no che si conoscono da molti anni. Tre di questi cinque un pomeriggio, per gioco e per noia, si sono chiusi in una sala prove\garage\rifugio con molte birre e della strumentazione improvvisata. Da lì siamo pian piano peggiorati fino ad ora.


Qual'è il senso del nome e del progetto? O meglio, dove nasce quel filo neanche troppo sotterraneo di contestazione (pur cantata con spensieratezza) che percorre le canzoni?
In principio fu Thomas Doll, l'unico giocatore della Germania Est a militare anche nella nazionale unificata. Ci piaceva questa fenomenologia come metafora extra-calcistica, però avevamo la nostra prima canzone "giro di vite" (che esiste registrata solo in un live veramente accazzodicane, se la trovate siete bravi noi non la suoniamo più) che recitava "fidati di noi, stato sociale" e poi qualcosa che aveva a che fare con ammortizzatori, paracaduti e gelati. Insomma, ci prendeva bene questa cosa dello stato sociale, in Italia manca, siamo arrivati noi. Fossimo stati in Francia ci saremmo chiamati bidet. La contestazione è vita quotidiana di chi scrive, principalmente io lodo e albi. Non ci sediamo attorno ad un tavolo e facciamo il politburo: "oggi si parla di"; molto spesso le canzoni nascono su pezzi di carta, notti insonni, rottura di cazzo molto forte, ci giriamo i testi, a volte li aggiustiamo un po', mettiamo la cassa four to the floor, il basso funk e i synth urlanti. Onestamente: il nostro percorso creativo è frutto della botta. Mi sa si sente.

I personaggi protagonisti nelle vostre canzoni sono reali o incarnano più generalmente il disappunto nei confronti della propria generazione, profondamente inadeguata al momento e costantemente distratta da frivolezze?
I personaggi nelle nostre canzoni sono personaggi reali, siamo noi. Parliamo di cosa viviamo in prima persona, sono nostri pensieri sugli argomenti che sentite trattati nelle canzoni. Il disappunto, lo scogliono e una certa qual amarezza la viviamo, siamo però fortunati perchè non finiamo travolti da noi stessi, crediamo che il cinismo non sia parte del nostro immaginario e quindi speriamo e lavoriamo perchè questo disappunto un giorno se ne vada. Non penso -io, bebo- che la nostra generazione sia inadeguata o distratta, tutte le generazioni lo sono state almeno in parte, non so individuarti una generazione che non abbia fatto la sua dose di bordello. Di certo posso dirti che a volte ci si sente un po' vittime del bordello di chi è arrivato prima di te, che si sente ancora padrone in una casa che vorresti fosse tua e non solo, ma di tutti, pari e libera. Questo si. Ma puntare il dito contro qualcuno o qualcosa che in fin dei conti, che lo voglia o no che se ne accorga o meno, vive una vita simile alla mia proprio no.


Avete avuto il coraggio di dissacrare il mondo indie bolognese in maniera lucida e puntuale. Queste critiche non risparmiano neanche voi? Vi siete già fatti dei "nemici"? E soprattutto, secondo voi da dove bisognerebbe ripartire?
Guarda, quando ho scritto quel testo parlavo di me. Sai perchè? Perchè non saprei mai descrivere con così tanta leggerezza qualcun'altro, non me la sentirei. Nel mio armadio c'è una maglietta a righe, porto gli occhialoni grossi da quando sono bimbo (perchè ho effettivamente un difetto di vista), mi piacciono i crookers e suonavo i loro primi ep 6 anni fa alle feste, andavo spessissimo al covo e di fatto ero quello che descrivo. C'è qualcosa di male? Non penso sia una critica, anzi, è una lista della spesa, è una di quelle cose tipo "noi che negli '90" e minchiate simili che leggi su internet. Se te la prendi per una cosa del genere, guardati bene attorno perchè potresti morire di rabbia per faccende ben più importanti. Se ci ridi su e pensi "certo che anche io": bingo. Ho vinto io, hai vinto tu.
Di fatto è una raccolta delle frasi che più ci piacevano, perchè sul palco cambio sempre il testo -perchè non ho memoria, perchè è una canzone che parla di me, come ti dicevo- e quindi in questo tour parlerà di chissà cosa. Ho visto di recente gli Ex-Otago dal vivo, il Pernazza è tanto caro e spacca, mi ha illuminato il suo modo di porsi nello sfogare la propria verbosità. Ah, ultimissima cosa: Napo e Max Collini fanno altro, fanno cose indubbiamente più belle, chi li tira in mezzo fa un torto selvaggio a loro (che stimo parecchio, peraltro).

La noia, la superficialità, la solitudine nelle relazioni: la leggerezza e l’ironia sono un modo per salvarsi?
La Leggerezza è il capitolo uno di "Lezioni Americane" di Calvino. Ci si fida? Io mi fido. Applicarla anche al di fuori della scrittura è una boccata d'aria. L'ironia è come la verdura: fa bene ed è buona. Anche se dietro la parola "ironia" molto spesso si nasconde solo acidità o -per inverso- stupidità. Ironia è una parola molto abusata ultimamente, ripensandoci, molto spesso si parla di ironia quando basterebbe dire "stronzi".

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