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martedì 12 aprile 2016

Zeus! - Motomonotono - 2015 [Streaming]

I Zeus! sono un martello, picchiano tanto e sembra che al terzo disco non siano per niente stanchi. Stessa ricetta violenta con basso e batteria per un suono devastante, che sussulta, scalpita e urla. Motomonotono presenta maggiore unità nella composizione, forse meno sorprese devastanti ma è un disco che picchia dalla prima all'ultima nota con sfuriate psichedeliche che suonano ora tribali ora come un prog nervoso e articolato. Grazie ai riff giusti ed una batteria che spacca letteralmente posso dire che Motomonotono è stato confezionato a dovere, un disco che vi distruggerà letteralmente.


Zeus!
Motomonotono
2015
Three One G Recordings
Tannen Records / Sangue Dischi

Tracklist:
1. Enemy e Core
2. Colon Hell
3. Forza Bruta Ram Attack
4. San Leather
5. Krakatoa
6. Panta Reich
7. All You Grind Is Love
8. Rococock Fight
9. Shitfing
10. Phase Terminale



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venerdì 8 gennaio 2016

Last Minute to Jaffna - Promo - 2006

Arriva da Torino la potente proposta dei Last Minute to Jaffna, con il loro growl dalle sonorità metallare. Potenza sonora ed energia pura in due tracce per un totale ventiquattro minuti di (slow) headbanging garantito. In fri daunlò. (Marzo 2011)


Last Minute to Jaffna
Promo
2006

Tracklist:
1. Dawn
2. Heating The Blood



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martedì 22 dicembre 2015

Marnero - L'Ubriaco e il Cieco


L'Ubriaco e il Cieco è il nuovo galattico singolo dei Marnero (Dopo Il Pendolo) estratto da La Malora. Il disco, prodotto con lo sforzo congiunto di 179 fan(s), esce a Gennaio in cd e vinile col supporto di Sangue Dischi, To Lose La Track, Shove, Fallo ed Escape from Today. Tempesta di urla e disperazione che va a braccetto con il romanzo edito da BéBert scritto dallo stesso J. D. Raudo del quale potete leggere un estratto su Bastonate, qui. Ordinalo qui altrimentitenepenti.



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mercoledì 16 dicembre 2015

Cayman The Animal - Apple-Linder - 2015

Il nuovo disco dei Caymany ha proprio tutto; ti frulla le budella con una tempesta di chitarroni epic metal, ti prende in contropiede con uno strimpellio emo-depre e ti fa urlare parole che non sai. Le bastonate che i cinque rettili prendono nel video di Easy English, vengono ampiamente restituite alle vostre gaudenti orecchie in dodici brani, comodamente raccolti su cd e vinile da Escape From Today Records, Sonatine Produzioni, To Lose la Track e Mother Ship. Oppure nel pregiatissimo formato ZIP dal loro Bandcamp.



Cayman The Animal
Apple-Linder
2015
Escape From Today Records / Sonatine Produzioni
To Lose la Track
/ Mother Ship

Tracklist:
1. No Mics No
2. Easy English
3. Bad Religion - Italian Dictionary
4. I promise To Keep Your Comics With Me
5. You Debored Me
6. We Don't Care
7. Time Tail
8. San Diego Coletti, CA
9. Call My Name, Bastian, Please!
10. Rainy Rain
11. I Work So I Can Say I Work
12. This Goes On Fat Wreck



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domenica 30 agosto 2015

Marnero - Il Sopravvissuto - 2013

Otto canzoni, otto come i mitici Sette Mari più il Marnero. Otto frammenti dal diario del Sopravissuto che, sballottato dall'oceano impazzito e assassino, segue la rotta del fallimento. Sopratutto perchè Il Sopravissuto fa parte, assieme al precedente e altrettanto ottimo Naufragio universale, della trilogia del Fallimento. Appunto.
Camei e apparizioni. Di viola e violini di Michele Boldrin, brividoni la prima e la seconda e la terza volta che ascolti (Come infatti non c'è). Di Francesco Zocca dei Lleroy. Della meravigliosa voce di Lili Refrain. Di Ravelio Fisik e di Alessandro Casolari. Insomma un album dalle mille sfaccettature, potente e violento. Che vorresti poter ascoltare mille volte per la prima volta. Scaricate come se non ci fosse domani. (Giugno 2013)


Marnero
Il Sopravvissuto
2013
Sanguedischi / Escape from today / Dischi Bervisti 
Mothership / Fallodischi / V4V Records / To Lose La Track

Tracklist:
1. Come se non ci fosse un domani
2. (Come infatti non c'è)
3. Non sono più il ghepardo di una volta
4. (Che non sono mai stato)
5. Il porto delle illusioni
6. Prologologia
7. Rotta Irreparabile
8. Zonguldak



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Marnero - Naufragio Universale - 2010

Già solo dall'intro si capisce la potenza di questo album. Una caterva di pugni nello stomaco e nelle orecchie. Non mettere a posto a parole ciò che può esser risolto con un lanciafiamme. Ascoltatelo e ne uscirete persone migliori. Sarebbe meglio comprarsi l'ellepi superfigo ma c'è anche il free download dal bandcamp. Marnero über alles. (Settembre 2010)


Marnero
Naufragio Universale
2010
Donnabavosa / Sanguedischi / Escape from today
Trips und traume / InLimine / NoJoy


Tracklist:
1. Il Diluvio Universale secondo l'ipotesi Ryan-Pitman
2. Zoster (la parte sbagliata / i farmaci giusti)
3. Tanto ride tanto piagne
4. L'isola dei serpenti
5. Ovunque naufragio



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giovedì 16 ottobre 2014

Si Non Sedes Is - Father of all lies - 2014

Dopo un split nel 2009 con i Marnero e uno nel 2010 con gli Ivs Primae Noctis i Si Non Sedes Is arrivano al loro primo full-legth. Father of all lies ha sei tracce ma sembrano 666, è uscito giusto ieri per Sangue Dischi, Fallo Dischi e Escape From Today e già lo scaricate qui. Per i fan delle robe pese e belle.
17 Ottobre @ Dal verme, Roma w/ Hyperwülff
18 Ottobre @ George Best Music & Football, Napoli w/ Hyperwülff
24 Ottobre @ Cox18, Milano w/ XironX, et al.


Si Non Sedes Is
Father of all lies
2014
Sangue Dischi / Fallo Dischi / Escape From Today

Tracklist:
1. Il Drago
2. La quinta musicale, il calore e il colore verde
3. Dog without a name
4. Il vento
5. Chambaud
6. Father of all lies



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mercoledì 6 agosto 2014

OssO - Fister


I tre messaggeri di Morkobot si avventurano su nuovi pianeti assieme ad Eraldo Bernocchi. La nuova missione spaziale prende il nome di OssO e mescola delirante improvvisazione e scariche elettriche. Scintille sul metallo. La prima traccia tratta dall'album in uscita a Novembre per Subsound Record si intitola Fister e la ascoltare qui sotto.



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giovedì 26 giugno 2014

Die Abete - Tutto o Niente - 2014

Due batterie, due chitarre e tanta diabolica violenza. Eugenio Della Mora, Marco Tortorelli, Lukas Bergmann e Michele Perla sono i Die Abete, quartetto di pazzia hardcore estrema proveniente da Terni. Il loro primo album si intitola Tutto o Niente ed è composto da otto pungi in faccia. Se a mezzanotte riproducete il disco al contrario a volume massimo compare Satana e vi dice di abbassare il volume che domani deve lavorare.


Die Abete
Tutto o Niente
2014
V4V Records / Fallo Dischi

Tracklist:
1. Where are my Keys
2. Per un Pugno di Pugni
3. Al Giorno la Resa
4. Tommy was Superman
5. Lo scrittore
6. Ragazzo di Strada
7. Mosquitos Threat
8. UT



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giovedì 19 giugno 2014

Agatha - Gravis Atque Gravior - 2014

Questa mattina vi svegliate e c'è la guerra, pura violenza sonora uscirà dalle vostre casse non appena cliccherete play. Non sono gli alieni, non sono i bombardieri, sono le Agatha. Tornano più incazzate che mai le due metal goddess Pamela e Claudia con sette brani tra sludge e noise in un disco dal titolo Gravis Atque Gravior. Con testi che sono proclami, con riff da perdere la testa, con colpi di cassa che sono granate. Il disco lo scaricate gratis dal loro Bandcamp oppure lo potete acquistare in vinile, cassetta e cd dalla cordata di etichette che l'anno prodotto. Lunga vita.


Agatha
Gravis Atque Gravior
2014
Wallace Records / Sangue Dischi / Il verso del Cinghiale
Panda Banda Records / Cheap Satanism

Tracklist:
1. 1981
2. Right Not Right
3. Black Owl
4. A Song For The Different
5. Planets Conspiracy
6. Not About Who Rules
7. Keep Breathing Please



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lunedì 3 marzo 2014

Brioscine appena sfornate: OvO

"Sono maiali. Noi non abbiamo suonato UNA nota di quel pezzo! Molti mi hanno addirittura chiesto "Ma come hai fatto a far quella voce?", ma io non c'entro proprio niente! Sono stati catturati i suoni nel momento in cui i maiali ricevono del cibo per nutrirsi. In teoria, è felicità. In pratica, viene percepito tutto il contrario, che trasmette un forte senso di devastazione."
La Stefania Pedretti - strumento vocale con chitarra degli OvO - che mi regala questa curiosità su Fame, undicesima e ultima traccia del nuovo album Abisso, è la stessa che, dopo un'oretta circa, sale sul palco del Controsenso accompagnata dal colossale Bruno Dorella alla batteria, pronta per affrontare - col sorriso stampato in faccia e una voglia assurda di suonare - quello che si rivelerà essere un live carichissimo e sentito. Prima del concerto di Venerdì 17 Gennaio, ho passato una piacevole oretta chiacchierando con loro in una sala prove del locale, uscendone poi contenta e soddisfatta. Le mie domande e le tante parole di risposta che fluttuavano nell'aria sono state riportate per iscritto per l'intervista che state per leggere. Cominciamo! (Foto di Angelica Gallorini)


OvO: cos'è, perché.
Stefania
: OvO è un po' un gioco linguistico, di parole: sarebbe semplicemente la parola "Nuovo", tagliata, con risultato "Ovo". L'abbiamo scelta quando io e Bruno avevamo deciso di fare un gruppo. Soprattutto per i nostri primi album eravamo soliti scegliere i titoli delle canzoni, o altro, a volte guardandoci intorno, nella stanza, prendendo spunto da libri vari. In quel caso, mentre discutevamo sulla scelta del nome, mi è caduto l'occhio sulla scritta "Nuovo", e quindi ho pensato a "Ovo". Pur trattandosi di tre lettere semplicissime, le sfumature che esse possono acquisire sono tante. "Ovo" sembra quasi la traduzione di "Uovo" in Portoghese, in Spagnolo, inoltre un Inglese riesce a pronunciarlo senza storpiarlo. Attira l'attenzione, ti rimane in testa, e si tratta di un nome palindromo, ovvero che può essere letto sia da sinistra verso destra, che da destra verso sinistra. In più, nel tempo ha avuto anche uno sviluppo estetico, grafico.
Bruno: Sì: col passare degli anni, nei vari volantini che ci hanno fatto, è diventato una faccia, un gufo, due persone che si tengono per mano, una bicicletta. Può trasformarsi in tante cose.

Quando e in che modo vi siete avvicinati alla Musica?
Bruno: Molto diversamente, apparteniamo a mondi del tutto differenti! Per quanto riguarda me, a dodici anni avevo già deciso che avrei fatto il musicista nella vita. Ancora prima, mio cugino mi regalò una chitarra e una cassetta degli U2: la Musica era diventata l'unica cosa che potevo pensare di saper fare. Ho avuto tanti gruppi a partire già da quando ero ragazzino.
Stefania: Per me è nata prima la passione per la Musica, nel senso che ero un'ascoltatrice in primis e soprattutto una grande amante dei concerti, per poter vivere tutto live, fisicamente. La musicista che è in me è invece nata in seguito, negli anni Novanta, quando avevo venti anni. Ho iniziato a suonare con un gruppo di altre tre ragazze con le quali gestivo un centro sociale: avevamo sempre gli strumenti a portata di mano, e abbiamo deciso così di cominciare a suonare. Poi ho iniziato con gli OvO, e con i miei progetti da solista.


Come nascono i vostri pezzi? Cosa ricercate e privilegiate maggiormente nel suono? 
Bruno: Suoniamo insieme da quattordici anni, e musicalmente ci conosciamo molto bene a vicenda: quando uno inizia a suonare qualcosa, l'altro lo segue quasi a ruota. Spesso si parte da un ritmo, da un tempo, piuttosto che da un riff, anche perché abbiamo entrambi la caratteristica di ascoltare un po' di tutto, con la consapevolezza che poi questo "tutto", una volta passato per il frullatore OvO, diventi un qualcosa di più. Che so, facciamo un pezzo Stoner-Rock: io penso al Rock, Stefania ci applica il suo stile, ed ecco che il "tutto" si trasforma personalizzandosi. A volte partiamo anche da dei canovacci ritmici semplici, quasi standard, che però risultano completamente diversi quando siamo noi a risuonarli. Di solito, il "tutto" nasce da un pattern ritmico su cui Stefania poi suona e canta. Il suo aspetto eccezionale è l'improvvisazione iniziale su un pezzo che poi però rimane sempre tale e quale. Quando disegna, vede già l'immagine sul foglio bianco. Quando suona, sente un ritmo, crea di conseguenza una melodia e, senza registrarla, è capace di riprodurla anche dopo sei mesi in modo identico.

In che lingua canti, Stefania?
Stefania: Nella mia, fatta di suoni. Non uso parole, uso note. Per ricreare i pezzi, devo riascoltarmi i dischi, dall'inizio alla fine, e capire cosa ho fatto. Come una persona che deve tradurre un testo che non conosce. La mia voce è come se fosse un vero e proprio strumento: in automatico, si accorda con la tonalità del suono che percepisce. Fa strano a dirsi, ma è proprio così! Ha un'identità sua. Ora riesco a domarla un po' di più, ma alcune volte ha lei la meglio: se la stanza suona diversa, con sfumature più brillanti o no, l'intonazione cambia.


Definitemi Abisso.
Bruno: È la condizione in cui ci siamo trovati senza saperlo prima. Ce ne siamo resi conto quando eravamo già sprofondati (ride). No, è vero. Con questo album abbiamo sì sperimentato più ricchezza nel suono, approfondito più cose, messo fine alla fase minimale, però ad un certo punto ho vissuto l'esperienza Abisso come sprofondamento verticale in basso, ma potevamo interpretarlo anche come baratro dall'alto. Ci siamo ritrovati a lavorare su del materiale che ci stava sfuggendo di mano in un certo senso, ma in un modo che a noi piaceva. Avevamo capito che stava vedendo fuori una cosa che o ci avrebbe distrutto, o portato ad un altro livello. Mi rendo conto che sia un po' difficile da spiegare, però mi sono sentito davvero così. Mi ricordo benissimo il momento in cui in macchina, tornando dalla registrazione delle demo, parlavo con Stefania "Questo disco qua è un Abisso. Ci stiamo infognando in qualcosa di bello, anche se adesso non sappiamo se, e come ne usciremo". È una sensazione molto precisa.
Stefania: Ci ha proprio rivoluzionati. A volte ha preso un po' le redini anche lui. Fa strano, normalmente i musicisti non parlando del disco come se fosse un essere esterno. Ci chiedevamo "Ma noi riusciremo a portarla dal vivo questa roba?". È un concetto molto astratto da spiegare, anche perché adesso che ascolto il disco è tutto easy. Quando le persone percepiscono la nostra Musica vedono le tenebre e l'oscuro come una cosa negativa, ma non è così, non sono negative. È fare altro, sperimentare. Non credo nella luce, non credo nelle tenebre, penso all'oscuro in positivo. Andare nell'Abisso, avere una conoscenza più profonda di noi. A noi piace metterci in discussione, metterci alla prova. Questo disco è Oceano. Ecco, Abisso è Oceano con i suoi mille significati.

Cosa vi ha portato ad affrontare il cambiamento estetico nel togliere le maschere, dopo tredici anni? C'è stato un motivo in particolare? 
Bruno: Ci abbiamo messo un anno a decidere, non è stato per niente semplice, e non lo è tuttora. L'idea era partita da me: a volte ero a disagio con la maschera perché sentivo che, con questo nuovo disco, si stava verificando un cambiamento a livello compositivo. Avevo capito che molte persone si fermavano all'impatto dello spettacolo live: "Vado a vedere gli OvO perché la Musica sarà altissima, spaccherà, sarà un delirio, e poi ci son questi con le maschere". Volevo staccarmi da questo aspetto perché la gente ascoltasse solo la Musica, senza porre attenzione ad altro. All'inizio Stefania non era d'accordo (conta che sull'aspetto estetico l'ultima parola è la sua), ma piano piano siamo riusciti a trovare delle motivazioni comuni. Adesso che le abbiamo tolte sono io - proprio io che avevo proposto il cambiamento - a rendermi conto di essere in difficoltà! Stefania, invece, sta benissimo, ed ha anche guadagnato molto a livello estetico. Live, quando non sono tranquillo, di solito tengo la maschera e la tolgo dopo il primo pezzo, per attutire il tutto. Queste maschere ci hanno accompagnati per tredici anni, fanno parte della nostra storia.
Stefania: Portare una maschera può significare tante cose. Quando sali sul palco e sei in una situazione di disagio, la maschera ti permette di nasconderti dagli sguardi delle persone, ponendo un distacco.


L'estetica, l'aspetto scenografico, le atmosfere che vi caratterizzano come gruppo si sposano perfettamente con la Musica che suonate: questa vostra idea di sperimentare è nata istintivamente al progetto oppure ha visto la luce in un secondo tempo, dopo qualche live?
Stefania: È nata insieme al progetto. L'esperienza a 360 gradi del live è un percorso, come accade nel teatro giapponese: prima del concerto c'è chi scrive le scalette, noi ci incontriamo, ci cambiamo e già in quel momento inizia l'avventura; entriamo nel nostro mondo, focalizzandoci solo sul concerto. Tutto il resto scompare. Nel corso degli anni, il gruppo ha vissuto più "realtà": all'inizio OvO era completamente improvvisato, e Bruno ed io, durante il primo tour, suonavamo entrambi la chitarra, non c'era batteria. Ogni concerto vedeva noi due alla "base" con altre persone che suonavano con noi. Anarchia totale da gruppo aperto, e ogni sera si creava qualcosa di diverso e irripetibile. Dal 2002 abbiamo optato per il duo only ed è cambiato tutto.

Oltre al progetto OvO, ne portate avanti altri individualmente (Bruno Dorella con i Bachi da Pietra, e Stefania Pedretti con Allun e ?Alos. Questi mondi si influenzano anche minimamente oppure sono distaccati l'uno dall'altro?
 Bruno: Per quanto mi riguarda, si influenzano per contrasto: la cosa che più è importante per me è che tutti i progetti siano molto diversi fra loro. Cerco addirittura di suonare strumenti diversi: nei Ronin suono la chitarra, per esempio. Prima i Bachi da Pietra erano una cosa molto, molto diversa dagli OvO, con l'ultimo disco, più Rock, il mio modo di suonare la batteria si era avvicinato troppo per i miei gusti a quello degli OvO, nonostante fosse comunque piuttosto diverso. Per questo motivo, con l'ultimo disco degli OvO ho voluto creare un nuovo set, passando anche un po' all'Elettronica. Non accetto di avere gruppi che siano anche lontanamente simili, e non sopporto i musicisti che si ripropongono in eterno con più pseudonimi per poi fare sempre le stesse identiche cose. Diciamo che l'unica influenza comune è quella di cercare di non fare quello che faccio con gli altri gruppi.
Stefania: Con le Allun era proprio un'altra storia, un mondo a sé: non penso che possa esistere un gruppo simile. Le origini di ?Alos, invece, sono molto diverse da quelle degli OvO: cucinavo. Nei primi live che facevo cucinavo sul palco. Nell'ultimo periodo di ?Alos possono esserci più punti in comune con gli OvO. La fondamentale differenza di questo mio progetto è che parte da un concetto che sto sviluppando, con un approccio più artistico. Ho un immaginario che voglio sviluppare a livello sociale, che tocca altri aspetti. Quando sono da sola, in me si scatena il lato "selvaggio" che Bruno tiene a freno. Il mio modo di suonare, a differenza del suo, è molto più istintivo. Siamo complementari.


Stefania, mi incuriosisce tanto il tuo enorme plettro di vetro. Come ti è venuta in mente questa idea?

Stefania: Reminiscenze dalle Allun, quando usavo tantissimi oggetti per suonare la chitarra. Il plettro di vetro, che uso ormai da quattro o cinque anni, è introvabile in Italia: è un qualcosa che utilizzano nelle scuole a Berlino (venduto ovunque in Germania) e che assomiglia a una squadra, che però serve a misurare le parabole. Ecco sì, uso proprio lui. E ogni volta che vado in Germania faccio la scorta!

Ho già posto tempo da ad un altro gruppo la domanda che sto per farvi, in questo caso mi ripeto perché mi farebbe piacere sapere qual è la vostra opinione a riguardo. Ho sempre creduto che la Musica non bisogna saperla, bensì viverla: ben venga l'apprendimento e il perfezionamento, ma il punto fondamentale è riuscire a sentirla dentro di sé, come se fosse un qualcosa di innato. Cosa ne pensate?
 Bruno: Per essere così, deve essere così: devi avere la fortuna di averla veramente dentro, la Musica. Tutti devono avere il diritto di suonare: è bello che ci siano gruppi che non sanno fare niente e suonano lo stesso, com'è altrettanto bello che ci sia il super esecutore galattico che sa fare qualsiasi cosa. Il talento innato è fondamentale: se lo possiedi, sei fortunato, però lo si può anche acquisire, tramite l'esperienza e lo studio. Quando il talento è reale, e si è liberi di esprimere quello che si vuole comunicare senza rientrare negli schemi, è una grande bella cosa.
Stefania: Nei bambini questa pratica è innatissima e con la costruzione della propria conoscenza, con la scuola e tutto il resto, può essere raffinata (se desideri davvero suonare), oppure allontanata, spesso e volentieri - non a caso in Italia il problema è che l'Arte non ti dà da mangiare, e questo vale sia per la Musica che per il Disegno, doti che probabilmente avrebbero più persone se solo non venissero rimosse per un motivo o per un altro.



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venerdì 6 dicembre 2013

Il Capro - Le Notti del Maligno vol​.​III: Mefistofelica - 2013

Con Mefistofelica si chiude infine la trilogia horror de Il Capro che con la serie Le Notti del Maligno mi ha fatto piacevolmente gelare il sangue nelle vene più di una volta. In questo ultimo capitolo il quartetto stoner/doom umbro ha re-interpretato le colonne sonore di altri due epici film, Dracula e Zombi di quei due geni sociopatici di Bram Stoker e George Andrew Romero. In arrivo anche un nuovo video di Federico Sfascia che accompagna con orrorifici clip i lavori della band umbra. Il primo lo potete vedere qui.


Il Capro
Le Notti del Maligno vol​.​III: Mefistofelica
2013
Black Vagina Records

Tracklist:
1. Dracula - The Beginning
2. Dracula - Main Theme
3. Zombi


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lunedì 25 novembre 2013

Brioscine appena sfornate: Quasiviri

La sala prove del Controsenso dove ho fatto l'intervista Venerdì 19 Ottobre si è trasformata in una navicella spaziale grazie alla presenza dei Quasiviri, trio composto da Roberto Rizzo al synth, Chet Martino al basso (di ben otto corde) e il Canadese André Arraiz Rivas (che se la cava benissimo con l'Italiano) alla batteria. Una Musica tutta da ascoltare la loro, caratterizzata da suoni galattici, tanto ritmo, immaginazione e interpretazione. Chiacchiere cosmiche (con tanto di anticipazioni) in tre, due, uno... (Foto di Angelica Gallorini)


Due Italiani e un Canadese: come vi siete conosciuti? Cosa vi ha spinto a formare i Quasiviri?
Chet: Ho conosciuto Roberto nel 1999, quando suonava nei R.U.N.I, mentre io nei Pin Pin Sugar, che si sono sciolti nel 2005. Da qui in poi le nostre storie si sono incrociate più volte: abbiamo fatto concerti insieme, e creato, unendo i due gruppi, una bestia, i Pin Pin R.U.N.I., con due batterie, due bassi, due chitarre, due cantanti, un sax, una tastiera. Nel 2005 ho conosciuto André, e all'inizio per me non era altro che "il fidanzato Canadese di una mia amica". Poi ho scoperto che suonava la batteria. E poi anche che in casa aveva dei dischi interessanti. A quel punto ho pensato che non fosse soltanto il fidanzato Canadese di una mia amica (ride); "Approfondiamo la cosa", mi sono detto. Nello stesso periodo (2006) volevo iniziare a fare un gruppo con Roby, un duo in cui lui suonava la batteria, mentre io un basso contemporaneamente ad una tastiera (che suonavo ovviamente con i piedi) da lui modificata. Dopo qualche prova "di ricerca", abbiamo preferito mettere il tutto in stand-by. Nel frattempo, volevo fare un duo anche con André, basso e batteria. Chissà come mai ad un certo punto mi è venuto in mente di metter su un VERO gruppo, di tre persone, con Roby alla tastiera (il suo strumento principale). Conoscendo entrambi sapevo che si sarebbero piaciuti. Li ho "assunti", e fatti conoscere direttamente in sala prove: abbiamo iniziato con dei provini che avevo registrato io e poi fatto loro sentire, ed è stato tutto SUPERsoddisfacente fin dalla prima prova.

E a scegliere questo nome, invece?
Chet: Dopo pochi mesi che avevamo iniziato a suonare insieme ci hanno chiamato a fare un concerto. E non avevamo ancora un nome, che appunto abbiamo dovuto decidere il giorno stesso. Si può dire che sia stata una decisione molto veloce. Volevamo un nome con la lettera Q perché vogliamo essere vicino ai Queen nei negozi di dischi. André: Il nome in Latino vuol dire "Come uomini". Come gruppo è sempre stata presente la ricerca dell'Epico: per l'appunto, nella Bibbia compare "quasi viri" (staccato) proprio durante una scena epica di persone, guerrieri, che scavalcano un muro combattendo. Chet: Tra l'altro, non è che abbiamo aperto la Bibbia e trovato il nome: prima lo abbiamo inventato, poi lo abbiamo cercato, e c'era, esisteva. "Quasi" in Latino vuol dire sia "quasi, un po' meno", ma può anche voler dire "di più". Come uomini, ma non uomini.


La nascita del gruppo ha luogo in quel di Milano (Cernusco sul Naviglio, per essere precisi). Cosa pensate di questa città? Supporta adeguatamente la scena Underground e i gruppi che ne fanno parte?
Roberto: Adesso sta per partire il festival Hai paura del buio?, che è una grandissima stronzata. Milano mi fa schifo, passo la parola a loro (ridendosela).
Chet: Ci si lamenta spesso di Milano, è abbastanza facile e inevitabile, te la tira proprio fuori la lamentela. Io, ad esempio, se non fossi nato a Milano, non ci vivrei mai. È una specie di ricatto che subisco: non mi viene in mente un altro posto in cui stare diverso da Milano, quindi me la becco, anche se ha tutti i suoi difetti. Se chiedi se Milano supporta la scena indipendente, in realtà è il contrario: si tratta della scena indipendente che, a gomitate, si prende degli angoli di Milano, perché i milanesi hanno il difetto di avere un po' i culi pesanti; almeno che una cosa non sia organizzata sotto casa, o che non si tratti dell'evento del mese, tendono a non viversela più di tanto. Sbattendomi un attimino, mi sono reso conto che Milano è piena di piccole cose che succedono tutti i giorni. Ci sono concerti TUTTI i giorni. Se hai il culo pesante vai a vederti solo il concerto che ti interessa un sacco, e chiuso lì. Ho quel briciolo di disprezzo obbligatorio per Milano, anche se in realtà mi rendo conto che, rispetto ad altri posti in Italia, succedono tante cose. Però meno di quanto succedeva negli Anni 90.
Roberto: Sì. Milano ha avuto dei periodi più facili.
Chet: Una cosa che abbiamo notato è che ai concerti ci sono le stesse facce da sempre. C'è pochissimo ricambio generazionale. I giovani stanno andando da qualche altra parte. Dove, non lo so. Una cosa di cui ci siamo accorti è che ce ne sono di più in provincia: se andiamo a suonare a Lodi, o ad Arcore, per esempio, ci sono diciassettenni, e diciottenni. Di certo non dove siamo noi, ai concerti Underground. André: Magari quando c'è un concerto Underground, ma di un gruppo che proviene dagli Stati Uniti a quel punto sì, ci sono anche loro.

Se è dal 2006 che siete attivi, immagino che abbiate alle spalle tante date. Avete un posto del cuore dove tornereste a suonare più volte? Ci sono state sia situazioni piacevoli che non?Non si può dire che siamo stati un gruppo molto attivo: non abbiamo contato tutte le date, ma non sono poi così esageratissimo. Di posti fighi, comunque, ne abbiamo visti tanti, e ci abbiamo pure suonato. A Febbraio uscirà il nuovo disco - UDITE UDITE! - e ci piacerebbe fare la presentazione al Cox18 a Milano, che è fantastico. Tra l'altro, una delle due volte in cui abbiamo suonato insieme come Pin Pin R.U.N.I. è stata proprio qui, ed è stato anche il teatro del periodo dei concerti più fighi di Milano, dal 1999 al 2003, un posto occupato che ha sempre avuto una proposta musicale splendida. Nello stesso periodo c'era il Tunnel che in qualche modo esiste ancora, ma ai tempi aveva una tessera annuale che costava 15 mila lire e facevano concerti tutti i giorni, tranne magari il Lunedì. Cinque o sei concerti alla settimana. E pagavi solo al momento dell'acquisto della tessera. Capitava la volta in cui andavi e il gruppo ti faceva schifo, ma ti bevevi quelle due birre in più, che male non facevano. Capitava anche quella invece che ti permetteva di scoprire realtà musicali della madonna. Ovviamente, oltre tutto questo ci sono state anche delle situazioni spiacevoli, sì, che possiamo definire con un "Grazie lo stesso". L'ospite non deve rompere troppo i coglioni, ma comunque deve essere trattato da ospite. Ci sono delle situazioni in cui non c'è molto rapporto umano con chi ti ha invitato a suonare, e ti trovi un po' in imbarazzo. Non vogliamo essere serviti e riveriti: piuttosto che una situazione tecnica perfetta, impeccabile, preferiamo avere a che fare con persone accoglienti. Sembra buffo dirlo, ma a volte proprio non succede. Una situazione davvero piacevole si è verificata al SOMS, Società Operaia di Mutuo Soccorso, di Corridonia, in provincia di Maserata. Abbiamo suonato durante una specie di aperitivo, intorno alle 21, su un palco alto massimo dieci centimetri. Non si tratta del Live Club della vita, però l'accoglienza è stata meravigliosa: ci ricorderemo sempre quella sera.
Chet: Un esempio di posto che mi piace molto, anche se il gestore dice che facciamo schifo, è il DalVerme a Roma. A Tony non manca mai l'occasione di dire che gli facciamo cagare. Nonostante questo, è sicuro che se abitassi in zona sarei lì tutte le sere.


Qual è il vostro background musicale? Avete ascolti in comune oppure provenite da universi differenti?
Gli universi sono abbastanza "dissonanti": tre insiemi che si sovrappongono giusto un minimo.
André: Io ho suonato Musica Classica per un sacco di tempo, e come strumento il pianoforte. La mia infanzia è stata segnata soprattutto da questo, e magari da ascolti un po' più Prog, insieme al Metal che suonavano i miei cugini. Poi c'è il Jazz, che ho studiato molto e che ha cambiato il mio approccio di suonare. Adesso ascolto solo Hip Hop.
Roberto: Le cose che continuano ad affascinarmi sono legate alla Dance. A me piace tutto quello che mi fa ballare. Dalla Dance Italiana degli Anni 90 alle cose più matte. L'importante è che ci sia ritmo. Chet: Musica Classica direi zero, Jazz qualcosa. Se dobbiamo trovare un genere in comune, quello è la Techno. L'avresti mai detto? Insieme a tanta Elettronica. Ho ascoltato molto Hip Hop, da piccolo rappavo anche.

Scegliete le giuste parole (sostantivi, aggettivi, verbi o avverbi che siano) che descrivono al meglio la vostra Musica.
Chet: Può essere trippa? No eh? No.
André: Però trippa ci stava. Fegato?
Roberto: Bella questa domanda, brava.
Chet (dopo un po'): Imperatore. Però sembra che ce la meniamo.
Li vedo un po' in difficoltà, e alla fine la dico io per loro: EPICITÀ. Anche Roberto ci stava pensando("veramente!"), ma l'ho preceduto. Comunque sì, anche trippa, mi dicono dalla regia.


Avete mai pensato a una possibile collaborazione con qualcuno? E, azzardo pure, a uno split? Nel caso, chi scegliereste?
Roberto: Eh. Io con i Cheer-Accident, gruppo storico di Chicago che esiste da tanti, tanti anni. Li abbiamo visti un mese fa, concerto della madonna. Ci abbiamo anche suonato insieme all'Exfila di Firenze, nel 2009. Vorrei un casino fare uno split con loro, hanno fatto veramente dei bei dischi. Di collaborazioni mi piacerebbe farne una al giorno, anche con qualche musicista DJ, e proporre versioni diverse dei nostri pezzi.
Chet: Parlando di qualcosa realizzabile… No dai, no. Ok sì, lo dico. Roby fa anche da fonico per i Morkobot e abbiamo fatto dei concerti insieme. Non si tratta delle stesse cose, ma secondo me siamo due facce della stessa medaglia. È un accostamento che funziona. Poi ci sono i Garalya, un duo, che hanno fatto un remix di Freak of Nature, il nostro singolo. Abbiamo girato un video, dove ci siamo sia noi che loro, che un regista famoso sta montando. Diamo questa anticipazione, è ufficiale.

Ad ascoltare L'ultima Foresta Pluviale da The Mutant Affair (primo cd del 2009) mi è sembrato veramente di essere in un ambiente del genere, e sono riuscita ad immaginarmi uno scenario possibile: miriadi di insetti svolazzanti, uccelli che riposano, leopardi che vanno a caccia, scimpanzé sugli alberi che osservano il tutto. E l'atmosfera spaziale (caratteristica della vostra Musica) di certo non manca. La mia domanda è: capita anche a voi, durante la composizione/registrazione di uno o più pezzi, di catapultarvi mentalmente nei paesaggi e nelle situazioni dove vi porta la Musica?Beh, se ci dici così abbiamo vinto, senza alcun dubbio. Abbiamo scelto il titolo dopo aver riascoltato il pezzo. Comunque sì, ci capita sempre. Anzi, se non succede è un guaio.
André: Il testo che ho scritto di Freak of Nature è un po' ispirato a un film di Lars von Tier, The Kingdom, che si svolge in un ospedale posseduto dai fatti accaduti sul posto. Mi immaginavo delle creature che Chet ha realizzato poi per il video. Il pezzo, come il testo, è nato durante l'improvvisazione. Chet: Il paesaggio, l'ambientazione si è formata istantaneamente, ed è una cosa che succede praticamente sempre quando improvvisiamo. E durante le prove improvvisiamo tantissimo: registriamo anche tanto di quello che improvvisiamo e dopo del tempo riascoltiamo il tutto per vedere se c'è qualcosa che può diventare un pezzo. Non pensiamo mai all'improvvisazione come un punto di arrivo, però è un modo di ispirarci a noi stessi: conserviamo il suo aspetto urgente per poi darle una forma più composta.
André: Per quanto riguarda Parto Lombardo, per esempio, è un travaglio, nel vero senso della parola: alla fine esce un bambino. Dai primi dolori alla liberazione, viene raccontato tutto. Non è stato pensato così, ma il titolo è uscito fuori per questa sensazione che il pezzo ci ha trasmesso.


Se Freak of the Night, ultimo vostro lavoro, dovesse raccontare una storia, quale sarebbe?
André: Una storia non saprei, non sono molto narrativo, bensì più concettuale. C'è sempre la questione dell'essere come si è veramente, vedere la propria vita e cercare di esserla allo stesso tempo; siamo noi che cerchiamo di suonare una Musica in cui ci immedesimiamo. Ci sentiamo un po' strani, un po', appunto, Freak of Nature. L'Ep racconta dei vari momenti di alienazione di una persona nella vita comune. A Cry in the Night rappresenta un po' la difficoltà di trovarsi nella società, No More Problems si riferisce più allo scavalcare il lato negativo, o accettarlo per farlo diventare il punto di forza. Bad Games incita a trovare nel male, il Bene. Rivoltare una situazione per cercare di andare avanti, cercare di crescere, riuscire a scavalcare gli ostacoli che ognuno di noi può trovare lungo il cammino.

La sua invece, di storia, qual è?Ci abbiamo messo dieci minuti a farlo. È stato registrato con cinque microfoni e una linea, nella nostra sala prove, dove abbiamo anche fatto le riprese per il video. Lo abbiamo suonato, registrato, mixato, masterizzato, abbiamo serigrafato le copertine, fatto la grafica, stampato le magliette. È difficile da realizzare il tutto, ma se viene fuori una bella cosa, ti fa sentire veramente bene. Altrimenti, non è semplice da mandar giù. Se ti impegni, viene il più possibile somigliante a quello che hai in mente: se qualcosa non è perfetta, te ne assumi la responsabilità, e ti ci riconosci di più, perché, appunto, ti somiglia.


Per concludere: sogni nel cassetto e progetti per il futuro.
Abbiamo registrato un album nuovo, che uscirà a Febbraio. E non è il caso di dire altro. Sei la prima a sapere il mese ufficiale! Faremo anche un tour.
André: Essendo Canadese, mi piacerebbe molto portare i Quasiviri in Canada e negli Stati Uniti, spero con il nuovo disco. E spero anche sia un sogno realizzabile.

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giovedì 24 ottobre 2013

Il Capro - Le Notti del Maligno vol. II: La Bella è la Bestia - 2013

Il nuovo terrorizzante capitolo musicale de Il Capro esce proprio oggi, 24 Ottobre e anticipa l'imminente completamento della trilogia, esattamente come predetto dai rotoli del Mar Morto (Tanto predicono tutto quelli, no?). The Breakfast Jumpers, Impatto Sonoro, Ossevatori Esterni e Shiver Webzine vi offrono questa anteprima come antipasto succulento e sanguinario e vi avvertono solennemente dell'uscita di un secondo cortometraggio, prosecuzione de Il Riflesso della Morte, che verrà proiettato in anteprima all'interno del festival Il Maligno (da cui il progetto tutto nasce e prende il nome) a cura dell'associazione culturale Black Sheep, che si terrà a Foligno il 31 ottobre. Lo stesso giorno sarà pubblicato anche il capitolo finale della trilogia de Le Notti del Maligno prodotto come questo e il precedente da Black Vagina Records, da Dario Argento e dai Maya. Siete avvertiti!


Il Capro
Le Notti del Maligno vol. II: La Bella è la Bestia
2013
Black Vagina Records

Tracklist:
1. Nightmare on Elm Street
2. Halloween
3. Shining – Dies irae



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mercoledì 9 ottobre 2013

Isaak - The Longer the Beard the Harder the Sound - 2013 [Streaming]

I Gandhi's Gunn cambiano moniker in Isaak, passano alla Small Stone Records e ripubblicano la loro seconda opera aggiungendo altri quattro brani. Un disco potente, sicuramente meno ispirato rispetto al debutto, ma compatto e travolgente. Le nuove tracce comprendono una cover di Pink Floyd e una degli Iron Maiden. Il marchio di fabbrica degli Isaak resta invariato: riff grassi e fuzzosi, voce potente e graffiante.


Isaak
The longer the beard the harderthe sound
2013
Small Stone Records

Tracklist:
1. Haywire
2. Under Siege
3. Breaking Balance
4. Flood
5. Red (The Colour Of God)
6. Rest Of The Sun
7. Adrift
8. Hypotesis
9. Fearless
10. Wrathchild
11. The Right Time
12. Isolation 2.0

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sabato 3 agosto 2013

Il Capro - Le Notti del Maligno Vol. 1: Il Riflesso della Morte [Video]


regia di Federico Sfascia
da Le Notti del Maligno Vol. 1: Il Riflesso della Morte
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lunedì 29 luglio 2013

Il Capro - Le Notti del Maligno Vol.1: Il Riflesso della Morte - 2013

Nascono nel 2008 a Foligno con il chiaro intento di terrorizzare le vostre notti, sono Il Capro. Flavio Spuntarelli alla chitarra, Alessandro Sforna alla batteria, Giulio Catarinelli al Basso e Luca Cascone alle tastiere riportano in vita i temi musicali più agghiaccianti della cinematografia con piglio doom metallico. Il loro primo album esce per Black Vagina Records ed è in free donwload, quindi scaricate come i pazzi. Da ascoltare di giorno a meno che non vogliate cagarvi addosso a causa di traumi irrisolti della vostra gioventù. (Io ad esempio il morto in mare ancora non lo riesco a fare).


Il Capro
Le Notti del Terrore Vol.1: Il Riflesso della Morte
2013
Black Vagina Records

Tracklist:
1. Psycho - The Murder
2. Psycho - Prelude
3. Jaws
4. Rosemary's baby


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martedì 4 dicembre 2012

In The Kennel Vol.2 - SpaccaMombu - 2012 [Streaming]

Tempo fa, nell'introdurvi al progetto In The Kennel, vi avevamo anticipato l'imminente uscita del secondo volume con protagonisti i SpaccaMombu, ovvero il chitarrista Paolo Spaccamonti accompagnato dai due Mombu Antonio Zitarelli (batteria e percussioni) e Luca T. Mai (sax e elettronica, che conoscerete sicuramente come membro dei più famosi Zu). I tre, che avevano già avuto occasione di rodare SpaccaMombu in una serie di concerti, hanno passato due giorni di marzo all'interno del Blue Records Studio di Mondovì, registrando cinque tracce che vanno dal doom dei Melvins più oscuri che limonano con i Black Sabbath (Antro), passando per il jazz roccioso stile ultimi Zu (Idemortos, Mountains Crashing Sound) per concludere coi tribalismi di The Altar of Iommi. Il tutto tenuto insieme da una sana dose di paura pubblicata in formato vinilico da 180g.
Insomma, appurato che il progetto In The Kennel si fa sempre più interessante, non possiamo che straconsigliarvi l'acquisto del vinile, da consumare nell'attesa della pubblicazione del terzo volume.


In The Kennel Vol.2
SpaccaMombu
2012
Goat Man Records / Noja Recordings

Tracklist:
1. Antro
2. Idemortos
3. Mountains Crashing Sound
4. Aussfais
5. The Altar Of Iommi

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