lunedì 17 marzo 2014

Broscine appena sfornate: The Volume Setting Folder

Terzultimo lunedì di Marzo, i primi sentori di brezza primaverile sulla pelle e una lunga intervista che narra il percorso di The Volume Setting Folder, progetto ambient-drone-post-rock del veneto Filippo Bordigato. Parole esaustive sulla necessità di sperimentare, comunicare sensazioni ambientali e pensieri personali servendosi, solo e soltanto, di virtualità sonore. Buona lettura e buona settimana!

Il progetto The Volume Setting Folder nasce nel 2011, considerando il tuo rapporto con la chitarra, iniziata a suonare di 16 anni e, considerando anche la musica che ascoltavi e quella che ascolti adesso, la cartella del volume su che tonalità è impostata?
Si orienta mio malgrado su tonalità sempre varianti e variabili, poichè non posso che ammettere che tutto ciò che ascolto mi influenza, e ciò che ascolto è vario, pur rimanendo in categorie musicali classificabili da molti come "strane", di nicchia, senza dare connotati pomposi al termine. Vero è il fatto che una grossa fetta di ascolti ed influenze è arrivata con il post rock. Dall'altro lato non posso nemmeno escludere che nel 2009 ci sia stato un altro punto di svolta; quando ancora molti mi potevano considerare un "metalhead", l'aver acquistato alla libreria Feltrinelli di Padova la mia prima copia di "Wire" (magazine britannico di musica contemporanea sperimentale in ogni accezione) ha allargato immensamente i miei orizzonti. O ristretto, dipende dai punti di vista, certo. E questo solo perché i Sunn O))) vi comparivano sulla copertina, destavano in me grande curiosità all'epoca, poiché avevo scoperto quelle sonorità da poco. A quella rivista, di cui consiglierei l'abbonamento a chiunque, devo un'apertura di orizzonti cui magari pochi riescono ad accedere, e solo con studi accademici, artistici o di conservatorio.


Quanto ha influenzato musicalmente per The Volume Setting Folder il progetto precedente Dӧrt, collettivo di sei amici musicisti e artisti? Per la serie, se non ci fosse stato non sarei ciò che  sono?
È stata un'esperienza molto importante soprattutto per la tempistica, poiché è arrivata al momento giusto, personalmente parlando. Probabilmente aver perso quel treno non mi avrebbe portato a perseverare nel cercare la mia strada di espressione in musica più tardi. Come molti, quasi tutti qui in Italia purtroppo, io ho suonato canzoni di altri per anni. Il problema è staccarsi dall'appagamento immediato ma effimero che da suonare un successo già consolidato, e provare ad esprimersi originalmente. Da questo punto di vista il progetto dört ha catapultato tutti noi in qualcosa di nuovo, costruire musica propria. E penso che sia ancora valido per tutti noi sei del gruppo iniziale, ma in maniera particolare per me ed Enrico, il quale ora da Berlino dirige la sua netlabel Ekar, assieme a Rita, su corde diverse dalle mie ma sempre alla ricerca dell'originalità.

Tenendo conto della cura estetica  fruibile nel packaging e nell'artwork dei tuoi lavori, quanto è importante l'aspetto visivo, l'immagine della tua musica?
L'estetica è forse l'unico "valore" che un uditore esterno può trovare nella mia musica, poiché per quanto io mi sforzi di cercare un concetto di fondo per ogni album, ogni uscita, questo è valido per me ma non necessariamente per un altro fruitore. Attraverso l'estetica dei pacchetti fisici (o anche solo delle copertine per gli album unicamente digitali) cerco di concretizzare ciò che alla fine è solo la mia sensazione, la mia percezione di quella musica. Inoltre cercare di interpretare in maniera originale anche il confezionamento stesso dei miei CDr è sempre una sfida ed un compromesso tra gusto, materiali e budget molto limitato; proprio per questo preferisco lavorare molto con le mie mani piuttosto che far produrre i supporti in modi più convenzionali.


Le ispirazioni creative sono molteplici: letterarie, puramente visive ed esperienziali. Registrazioni e pubblicazioni di Ep o Lp sono assidue piuttosto che rare (non lo leggo come approccio negativo). Sembra tu sia perennemente ispirato e non abbia paura di palesare ciò che fai. Cosa ti spinge a produrre e poi avere il coraggio di far ascoltare ? Quanto di tutto ciò è improvvisato?
Molte volte ed ancora oggi, dopo tre anni, mettermi ad improvvisare nella mia camera (dove fondamentalmente nasce tutto) è essenziale ma non fondativo di un album. Giusto in questi giorni ho letto un'intervista (forse proprio a Tom Yorke ma non vorrei attribuirgli cose non dette) in cui si parlava del superamento del formato "album" come obbligata uscita musicale. A me invece serve ancora il formato, per poter dare una coerenza a ciò che ci metto dentro, si tratti di left-over come per Sketches from Afar o album che hanno un "concept" più tradizionale. La coerenza serve unicamente a me per avere il coraggio, la forza di presentarlo degnamente a chi dal 2011 mi segue e possibilmente anche a chi ascolta per la prima volta la mia musica. Produco molto perché lo faccio appena posso, registro qualsiasi cosa e metto da parte. L'elaborazione del "Leitmotiv" avviene a metà strada e solitamente per strampalate epifanie personali; mi permette di unire cose già fatte con qualcosa che elaboro successivamente, a partire dal concetto stesso.

Considerando il tuo rapporto con l'improvvisazione, quanto valore  possiede la fase di editing e quindi di montaggio e costruzione accurata colma di sfumature nel risultato finale?
Dagli inizi è aumentata esponenzialmente, è innegabile. Da una parte perché ho inevitabilmente approfondito la conoscenza degli strumenti che uso nella mia produzione. E poi perché ho trovato nella "stagionatura" delle mie registrazioni un elemento di sorpresa che mi stimola nella distanza temporale tra l'incisione (intendiamoci, è tutto su supporto digitale) ed il riascolto. Molte volte capita che qualcosa che inizialmente avevo scartato o lasciato a metà si mostri sotto tutt'altra luce dopo mesi, e torni ad innamorarmene. Altre volte dalla più lunga sessione non ricavo che noia mortale, e mi rendo conto che accade quando mi impongo a forza di registrare qualcosa di valido. Il meglio viene sempre quando percepisco la stranezza in un passaggio o un errore, qualcosa che mi intriga. In quei momenti non si può pensare "ok, me ne ricorderò" ma è vitale registrare l'immediatezza, come è accaduto per Stanza in Folder #02.



Una componente molto importante percepibile dall'orecchio e sulla propria pelle è l'aspetto ambientale. Elemento d'ispirazione e suggestione, potente e presente stimolatore sensoriale. Attraverso quali modalità e perché la natura s'impone nella tua musica?  Che valore le assegni?
Le stagioni mi influenzano enormemente, come anche i luoghi, ma la ciclicità del clima durante l'anno è pesantemente centrale. A volte quasi penalizzante. Lo scorso anno mi sono imposto dei trimestri di produzione forzata con il progetto Year II: a Dogma; per ogni trimestre la musica veniva prodotta seguendo regole auto imposte a fine settembre 2012. Il terzo semestre coincideva col periodo aprile-giugno, e vi avevo assegnato una produzione esclusivamente acustica, che prevedevo si sarebbe adattata bene con il mio mood primaverile. Di fatto però tutti ricordiamo come lo scorso anno la primavera non si sia praticamente vista, con un inverno durato fino a maggio, almeno qui in Veneto. Dopo la depressione iniziale mi sono comunque deciso a sperimentare con qualcosa di diverso rispetto alle melodie "post-folk" che avevo preventivato, ed il risultato è stato molto più consono all'intero progetto di quanto io avessi immaginato inizialmente, forse anche con un po' di faciloneria. 

Quanto influisce l'esperienza strumentale con la chitarra nell'approccio al digitale e ai field recordings? I due approcci richiedono un coinvolgimento fisico (inteso letteralmente come movimento corporeo nel suonare) emotivo differente, il primo più passionale,  il secondo, forse, più elucubrato. Che ne pensi?
Nell'ultimo anno sono diventato sempre più un assiduo frequentatore di blog specializzati in "tecnologia per musicisti", come a me piace chiamarla; un nerd dell'ultima tendenza tecnologica musicale, in sostanza. Mi sono risvegliato da questa fase solo da pochi mesi, perché stava assopendo mortalmente la mia produttività. Soprattutto, spendere il mio tempo libero per blog non mi portava a registrare alcunché. Credo che partire da alcune basi certe, come è lo strumento chitarra per me, sia fondamentale, e sia anche sempre rivoluzionabile, nel senso che i limiti dello strumento sono solo apparenti. L'aiuto di software o altra tecnologia, siano sintetizzatori o altri strumenti di genere, è per me importante se posso usarlo alla mia maniera, anzi specialmente se riesco a trovare una mia maniera di utilizzo. Troppe volte guardando dimostrazioni di prodotti musicali on-line ho pensato "ottimo, così questa cosa che mi piace posso farla anch'io": emulare diventa la morte per me. 


Soffermandosi sui fields recordings, sono in qualche modo annessi al tuo attaccamento alla natura, all'ambiente che ti circonda? Pensi che siano utili e necessari a trasmettere una realtà potenziata oppure possiedono un altro valore e significato?
I field recordings sono un elemento che uso quando voglio marcare alcune sensazioni, imporre una visione a chi ascolta il brano. Imporre anche un paesaggio sonoro, o anche solo un dettaglio sonoro. Per quanto abbia attrezzatura valida per registrare, nella maggior parte dei casi modifico il registrato distorcendolo e degradandolo per usarlo nella mia musica. È una pratica prettamente personale, che mi da sensazioni più intime.

Con questa domanda concludo altrimenti non mi fermo più. Hai altri progetti nella testa? Progetti futuri o solo qui e ora?
Per il momento non ho che questo progetto, ma le collaborazioni con altri musicisti affini ci sono, ci sono anche le sperimentazioni legate al nome M. Beckmann, e questo è tutto quanto voglio continuare ad elaborare ora. Non vedo una meta né una fine, al momento. La mia priorità vera è portare la musica fuori casa, dal vivo. Per ora la sto relegando alla fine degli studi universitari. L'Italia forse non è il paese col pubblico più voglioso di ascoltare musica Ambient o sonorità sperimentali (a meno che uno non sia già affermato), ma sarebbe bello trovare qualche palco, o anche solo una stanza con poche persone, dove poter condividere qualche ora di sonorità dilatate. 

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