lunedì 10 marzo 2014

Brioscine appena sfornate: Be Forest

I Be Forest (classe dal 91 all'89) sbarcano al Controsenso il 7 Febbraio per dare inizio al tour che li porterà a suonare in diverse parti dell'Europa. Inizialmente, il gruppo era composto d tre membri: Costanza Delle Rose (voce e basso), Erica Terenzi (voce e batteria) e Nicola Lampredi (chitarra). In vista del secondo e ultimo (per ora) album, Earthbeat, si è aggiunto Lorenzo Badioli (synth/atmosfera). Prima del live, mi dirigo verso il Controsenso per intervistarli: ci accomodiamo in una sala prove, per terra, in cerchio, e cominciamo a chiacchierare. "Oltre a dedicarci alla Musica, frequentiamo l'Università, e non è semplice riuscire a far combaciare tutto", mi dice Costanza. "Io sono fuori corso, l'Università un po' ne ha subito. Sarà anche il fatto che non mi piaccia tanto il corso che ho scelto, quello di Lettere Moderne. Non era proprio quello che mi aspettavo, e di conseguenza non è diventato neanche la mia priorità, cosa che invece è la Musica".
(Foto di Angelica Gallorini)


Quattro anni di Be Forest: quali sono stati i cambiamenti?
Erica: Intanto siamo diventati in quattro! Siamo maggiorenni, ci conosciamo meglio.
Costanza: Siamo cresciuti. È naturale che dopo un lungo periodo le cose cambino, insieme ai gusti e gli ascolti, quindi automaticamente anche il tuo modo di fare musica subisce una trasformazione, ben venga.
Nicola: Poi sono successe delle cose che ci han cambiato la vita, tipo incidenti strani, come quello bello grosso che ho fatto tornando da una data a Padova con i Brothers in Law, un po' mi ha segnato. Stavamo attraversando una fase di distrazione in quel momento preciso lì.

Come anticipato già da Erica, alla formazione si è aggiunto un quarto componente, Lorenzo Badioli: com'è successo?
Nicola: Qualche anno fa, uno o due, Lorenzo ci ha fatto un remix di Florence, singolo tratto da Cold, che abbiamo apprezzato molto: è stato il remix che ci è piaciuto di più. Lo conoscevamo già, ci piaceva...
Erica: ...Ha la sala prove accanto alla nostra, l'abbiamo preso proprio al volo!
Nicola: Poi comunque avevamo bisogno di cambiare alcuni aspetti nel nostro sound e ci sembrava giusto chiamarlo visto che si è subito offerto positivamente ed è stato presente fin dall'inizio.
Costanza: Abbiamo poi riarrangiato con Lorenzo i pezzi vecchi - non tutti, abbiamo fatto una cernita - che suoniamo adesso in concerto, riadattandoli allo stile del nuovo album senza però stravolgerli.


Quella di stasera è la prima di tante dare del vostro tour che vi porterà a suonare, Italia a parte, in Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Francia e Slovacchia. Emozionati? Siete pronti per questa nuova esperienza? Cosa vi aspettate?

Costanza: Eh, siamo un po' agitati, però è un agitato buono, sì.
Nicola: Aspettare, non ci aspettiamo niente: chi vivrà vedrà! Speriamo che vadano bene le date, speriamo che vada bene tutto!
Costanza: Abbiamo fatto due tipologie di tour: nella prima parte eravamo da soli e ce la siamo vissuta in maniera un pochino grezza, e sì, è stato bello. Nella seconda parte, invece, seguivamo i Japandroids, facendo loro da gruppo spalla, ed era completamente differente: i locali in primis lo erano, come le persone. Adesso che dobbiamo riaffrontare il tutto da soli, speriamo che vada bene e che ci sia risposta anche dall'Estero.

Dite che "Pesaro non è una città per giovani, i locale dove suonare sono sempre meno, soprattutto in inverno". Quale città/realtà immaginate sia più proficua sotto questo aspetto?Nicola: Forse a livello di locali, così a freddo, mi viene da dire Bologna, l'Emilia Romagna in generale, col Covo, il Lokomotiv e il Mattatoio; poi ci sono un sacco di festival e di iniziative.


Se Cold è attraversato da venti del Nord e sonorità sì profonde ma graffianti, con Earthbeat l'atmosfera si fa più morbida, fluida, sognante, esotica. Com'è nato questo vostro ultimo album?
Costanza: Prima di iniziare un lavoro ci focalizziamo su un'idea e un'immagine. Quello che volevamo dire con Cold è stato creato dal nostro focalizzarci su un luogo freddo e un po' mistico, e da qui sono cominciate a nascere le canzoni. Con questo album ci siamo incentrati su un altro territorio, quello nativo americano, molto attaccato alla terra, ai rituali, caratterizzato da climi caldi e toni tribali. Prendendo in considerazione questi elementi, si sono sviluppati in seguito i pezzi.

Ho notato questa differenza anche nelle rispettive cover dei due album: la prima caratterizzata da colori freddi, la seconda si perde in un deserto di toni caldi (l'elemento che rimane, seppur cambiando, è una figura umana poco definita). Chi si è occupato del tutto?Costanza: È l'evoluzione, lo spostamento da un luogo a un altro.
Nicola: Per quanto riguarda il primo lavoro, siamo andati insieme a un nostro amico di Senigallia a fare delle foto in un parco a Pesaro, in compagnia di una nostra amica. A livello grafico ci ha pensato un altro ragazzo di Faenza, aggiungendo per esempio il dettaglio dei tre triangoli.
Costanza: Per Earthbeat eravamo alla ricerca di un'ispirazione per la futura copertina, e girando tra diversi siti di fotografia ci siamo imbattuti in questa foto qua che ci ha ricordato molto quella di Cold, solo in un contesto diverso. Abbiamo chiesto alla ragazza owner francese - di cui ora non mi ricordo il nome - di poterci prestare la foto e poi ci abbiamo lavorato su. Ci piace molto curare anche l'aspetto estetico.

Passiamo ora all'indianeggiante Captured Heart, primo singolo di Earthbeat: perché avete scelto proprio questa canzone?
Costanza: Tra tutte era quella che poteva fare da tramite tra il primo e il secondo album. C'è il cambiamento, ma mantiene ancora un qualcosa del precedente lavoro. Prima di stravolgere completamente l'ascolto, abbiamo cercato di focalizzarci sulla canzone che poteva fare da filo conduttore e riassunto dell'album.
Nicola: È stato anche il primo pezzo che abbiamo scritto. Ci sembrava giusto così.


E riguardo il piacevolissimo video che è stato girato cosa mi dite?
Costanza: È tutto merito di Erica e del bassista, nuovo elemento dei Brothers in Law! Lavoro di famiglia.
Erica: Sì! I ragazzi presenti nel video sono tutti di Pesaro, tranne una ragazza. L'idea era quella di fare un video che parlasse per immagini, quindi che non avesse una storia di fondo, senza voler dare una continuità forzata. Si tratta di un gruppo di amici che si ritrovano e passano del tempo insieme, giocano, è una cosa molto tranquilla. Se dai una storia è come se tu dessi un'altra canzone. O segui il filo della canzone, oppure dai un'idea generale.
Nicola: Era il video che doveva accompagnare il pezzo, non il contrario, quindi ci è sembrato giusto agire in questo modo, non raccontare una storia ma lavorare attraverso le immagini che stavano bene con la musica.

Ci sono dei momenti in particolare in cui siete più ispirati nel comporre oppure accade tutto all'improvviso, quando uno meno se lo aspetta?
Erica: Arrivi a un punto in cui ne senti la necessità di cambiare, di dire senza dire, perché alla fine parli col suono, presumendo che la Musica sia un linguaggio.
Nicola: A me succede dopo che sono stato via dall'Italia: quando torno da un viaggio sono sempre più ispirato. Probabilmente è il fatto che vedo, conosco nuovi posti, nuove realtà, che fanno scaturire in me idee su idee.
Costanza: Per me possono essere tantissimi i fattori scatenanti: un film che ho visto, un particolare, un dialogo, un libro, un quadro, una fotografia, un momento particolare della mia vita in cui sta succedendo qualcosa. Siccome alle volte non riesco ad esprimermi attraverso il normale linguaggio delle parole, cerco di buttare giù una canzone, una Musica che riesca ad esprimere i miei sentimenti.


Sei te, Costanza, ad occuparti dei testi quindi?
Costanza: In Earthbeat sì, me ne sono occupata io, in Cold eravamo io ed Erica a collaborare.

Chi eravate in una vita precedente? A quale realtà vi sarebbe piaciuto appartenere?
Nicola: Bella sta domanda!
Costanza: Sì, mi piace, tantissimo! Di solito mi faccio sempre un sacco di domande, ma questa qui non me l'ero mai posta, mannaggia!
Erica: Tu Costanza vorresti vivere nel mondo di Harry Potter.
Costanza: Sì, sarei stata una strega, sì. ("Spero Grifondoro", domando io "No, Serpeverde! Nel cuore", risponde). Forse mi sarebbe piaciuto vivere anche nella Londra nel periodo della Regina Elisabetta. Però mi sa che sarei stata fatta fuori. No scherzavo, niente vita da strega!
Nicola: A me è sempre piaciuto il Medioevo, forse per le favole, per i cavalieri, anche se non lo sarei mai stato visto il fisico gracilino che mi ritrovo.
Lorenzo: Hippie anni Settanta. A dodici anni ero un hippie, andavo in giro con le scarpe diverse. Vorrei vivermi Woodstock con le facoltà mentali giuste.
Erica: Io non lo so, sto bene nel 2014. Al massimo potrei essere nata cento anni prima con la consapevolezza che ho adesso, così farei un sacco di soldi con le scoperte!
Costanza: Trovato! Anni 20! ("A Parigi?" "Sì, a Parigi! Anni 20 a Parigi")


Sogni nel cassetto?
Nicola: A livello di gruppo penso che il sogno nel cassetto sia riuscire a campare con quello che facciamo.
Lorenzo: …Soddisfare il pubblico in primis.
Nicola: Sì, però anche se ci campi tanto male non è!
Erica: A livello individuale è essere felici con quello che si riesce ad avere, facendo quel che si sta facendo, e riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti.
Costanza: Sì, essere a posto con se stessi è la cosa fondamentale.

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