lunedì 25 novembre 2013

Brioscine appena sfornate: Quasiviri

La sala prove del Controsenso dove ho fatto l'intervista Venerdì 19 Ottobre si è trasformata in una navicella spaziale grazie alla presenza dei Quasiviri, trio composto da Roberto Rizzo al synth, Chet Martino al basso (di ben otto corde) e il Canadese André Arraiz Rivas (che se la cava benissimo con l'Italiano) alla batteria. Una Musica tutta da ascoltare la loro, caratterizzata da suoni galattici, tanto ritmo, immaginazione e interpretazione. Chiacchiere cosmiche (con tanto di anticipazioni) in tre, due, uno... (Foto di Angelica Gallorini)


Due Italiani e un Canadese: come vi siete conosciuti? Cosa vi ha spinto a formare i Quasiviri?
Chet: Ho conosciuto Roberto nel 1999, quando suonava nei R.U.N.I, mentre io nei Pin Pin Sugar, che si sono sciolti nel 2005. Da qui in poi le nostre storie si sono incrociate più volte: abbiamo fatto concerti insieme, e creato, unendo i due gruppi, una bestia, i Pin Pin R.U.N.I., con due batterie, due bassi, due chitarre, due cantanti, un sax, una tastiera. Nel 2005 ho conosciuto André, e all'inizio per me non era altro che "il fidanzato Canadese di una mia amica". Poi ho scoperto che suonava la batteria. E poi anche che in casa aveva dei dischi interessanti. A quel punto ho pensato che non fosse soltanto il fidanzato Canadese di una mia amica (ride); "Approfondiamo la cosa", mi sono detto. Nello stesso periodo (2006) volevo iniziare a fare un gruppo con Roby, un duo in cui lui suonava la batteria, mentre io un basso contemporaneamente ad una tastiera (che suonavo ovviamente con i piedi) da lui modificata. Dopo qualche prova "di ricerca", abbiamo preferito mettere il tutto in stand-by. Nel frattempo, volevo fare un duo anche con André, basso e batteria. Chissà come mai ad un certo punto mi è venuto in mente di metter su un VERO gruppo, di tre persone, con Roby alla tastiera (il suo strumento principale). Conoscendo entrambi sapevo che si sarebbero piaciuti. Li ho "assunti", e fatti conoscere direttamente in sala prove: abbiamo iniziato con dei provini che avevo registrato io e poi fatto loro sentire, ed è stato tutto SUPERsoddisfacente fin dalla prima prova.

E a scegliere questo nome, invece?
Chet: Dopo pochi mesi che avevamo iniziato a suonare insieme ci hanno chiamato a fare un concerto. E non avevamo ancora un nome, che appunto abbiamo dovuto decidere il giorno stesso. Si può dire che sia stata una decisione molto veloce. Volevamo un nome con la lettera Q perché vogliamo essere vicino ai Queen nei negozi di dischi. André: Il nome in Latino vuol dire "Come uomini". Come gruppo è sempre stata presente la ricerca dell'Epico: per l'appunto, nella Bibbia compare "quasi viri" (staccato) proprio durante una scena epica di persone, guerrieri, che scavalcano un muro combattendo. Chet: Tra l'altro, non è che abbiamo aperto la Bibbia e trovato il nome: prima lo abbiamo inventato, poi lo abbiamo cercato, e c'era, esisteva. "Quasi" in Latino vuol dire sia "quasi, un po' meno", ma può anche voler dire "di più". Come uomini, ma non uomini.


La nascita del gruppo ha luogo in quel di Milano (Cernusco sul Naviglio, per essere precisi). Cosa pensate di questa città? Supporta adeguatamente la scena Underground e i gruppi che ne fanno parte?
Roberto: Adesso sta per partire il festival Hai paura del buio?, che è una grandissima stronzata. Milano mi fa schifo, passo la parola a loro (ridendosela).
Chet: Ci si lamenta spesso di Milano, è abbastanza facile e inevitabile, te la tira proprio fuori la lamentela. Io, ad esempio, se non fossi nato a Milano, non ci vivrei mai. È una specie di ricatto che subisco: non mi viene in mente un altro posto in cui stare diverso da Milano, quindi me la becco, anche se ha tutti i suoi difetti. Se chiedi se Milano supporta la scena indipendente, in realtà è il contrario: si tratta della scena indipendente che, a gomitate, si prende degli angoli di Milano, perché i milanesi hanno il difetto di avere un po' i culi pesanti; almeno che una cosa non sia organizzata sotto casa, o che non si tratti dell'evento del mese, tendono a non viversela più di tanto. Sbattendomi un attimino, mi sono reso conto che Milano è piena di piccole cose che succedono tutti i giorni. Ci sono concerti TUTTI i giorni. Se hai il culo pesante vai a vederti solo il concerto che ti interessa un sacco, e chiuso lì. Ho quel briciolo di disprezzo obbligatorio per Milano, anche se in realtà mi rendo conto che, rispetto ad altri posti in Italia, succedono tante cose. Però meno di quanto succedeva negli Anni 90.
Roberto: Sì. Milano ha avuto dei periodi più facili.
Chet: Una cosa che abbiamo notato è che ai concerti ci sono le stesse facce da sempre. C'è pochissimo ricambio generazionale. I giovani stanno andando da qualche altra parte. Dove, non lo so. Una cosa di cui ci siamo accorti è che ce ne sono di più in provincia: se andiamo a suonare a Lodi, o ad Arcore, per esempio, ci sono diciassettenni, e diciottenni. Di certo non dove siamo noi, ai concerti Underground. André: Magari quando c'è un concerto Underground, ma di un gruppo che proviene dagli Stati Uniti a quel punto sì, ci sono anche loro.

Se è dal 2006 che siete attivi, immagino che abbiate alle spalle tante date. Avete un posto del cuore dove tornereste a suonare più volte? Ci sono state sia situazioni piacevoli che non?Non si può dire che siamo stati un gruppo molto attivo: non abbiamo contato tutte le date, ma non sono poi così esageratissimo. Di posti fighi, comunque, ne abbiamo visti tanti, e ci abbiamo pure suonato. A Febbraio uscirà il nuovo disco - UDITE UDITE! - e ci piacerebbe fare la presentazione al Cox18 a Milano, che è fantastico. Tra l'altro, una delle due volte in cui abbiamo suonato insieme come Pin Pin R.U.N.I. è stata proprio qui, ed è stato anche il teatro del periodo dei concerti più fighi di Milano, dal 1999 al 2003, un posto occupato che ha sempre avuto una proposta musicale splendida. Nello stesso periodo c'era il Tunnel che in qualche modo esiste ancora, ma ai tempi aveva una tessera annuale che costava 15 mila lire e facevano concerti tutti i giorni, tranne magari il Lunedì. Cinque o sei concerti alla settimana. E pagavi solo al momento dell'acquisto della tessera. Capitava la volta in cui andavi e il gruppo ti faceva schifo, ma ti bevevi quelle due birre in più, che male non facevano. Capitava anche quella invece che ti permetteva di scoprire realtà musicali della madonna. Ovviamente, oltre tutto questo ci sono state anche delle situazioni spiacevoli, sì, che possiamo definire con un "Grazie lo stesso". L'ospite non deve rompere troppo i coglioni, ma comunque deve essere trattato da ospite. Ci sono delle situazioni in cui non c'è molto rapporto umano con chi ti ha invitato a suonare, e ti trovi un po' in imbarazzo. Non vogliamo essere serviti e riveriti: piuttosto che una situazione tecnica perfetta, impeccabile, preferiamo avere a che fare con persone accoglienti. Sembra buffo dirlo, ma a volte proprio non succede. Una situazione davvero piacevole si è verificata al SOMS, Società Operaia di Mutuo Soccorso, di Corridonia, in provincia di Maserata. Abbiamo suonato durante una specie di aperitivo, intorno alle 21, su un palco alto massimo dieci centimetri. Non si tratta del Live Club della vita, però l'accoglienza è stata meravigliosa: ci ricorderemo sempre quella sera.
Chet: Un esempio di posto che mi piace molto, anche se il gestore dice che facciamo schifo, è il DalVerme a Roma. A Tony non manca mai l'occasione di dire che gli facciamo cagare. Nonostante questo, è sicuro che se abitassi in zona sarei lì tutte le sere.


Qual è il vostro background musicale? Avete ascolti in comune oppure provenite da universi differenti?
Gli universi sono abbastanza "dissonanti": tre insiemi che si sovrappongono giusto un minimo.
André: Io ho suonato Musica Classica per un sacco di tempo, e come strumento il pianoforte. La mia infanzia è stata segnata soprattutto da questo, e magari da ascolti un po' più Prog, insieme al Metal che suonavano i miei cugini. Poi c'è il Jazz, che ho studiato molto e che ha cambiato il mio approccio di suonare. Adesso ascolto solo Hip Hop.
Roberto: Le cose che continuano ad affascinarmi sono legate alla Dance. A me piace tutto quello che mi fa ballare. Dalla Dance Italiana degli Anni 90 alle cose più matte. L'importante è che ci sia ritmo. Chet: Musica Classica direi zero, Jazz qualcosa. Se dobbiamo trovare un genere in comune, quello è la Techno. L'avresti mai detto? Insieme a tanta Elettronica. Ho ascoltato molto Hip Hop, da piccolo rappavo anche.

Scegliete le giuste parole (sostantivi, aggettivi, verbi o avverbi che siano) che descrivono al meglio la vostra Musica.
Chet: Può essere trippa? No eh? No.
André: Però trippa ci stava. Fegato?
Roberto: Bella questa domanda, brava.
Chet (dopo un po'): Imperatore. Però sembra che ce la meniamo.
Li vedo un po' in difficoltà, e alla fine la dico io per loro: EPICITÀ. Anche Roberto ci stava pensando("veramente!"), ma l'ho preceduto. Comunque sì, anche trippa, mi dicono dalla regia.


Avete mai pensato a una possibile collaborazione con qualcuno? E, azzardo pure, a uno split? Nel caso, chi scegliereste?
Roberto: Eh. Io con i Cheer-Accident, gruppo storico di Chicago che esiste da tanti, tanti anni. Li abbiamo visti un mese fa, concerto della madonna. Ci abbiamo anche suonato insieme all'Exfila di Firenze, nel 2009. Vorrei un casino fare uno split con loro, hanno fatto veramente dei bei dischi. Di collaborazioni mi piacerebbe farne una al giorno, anche con qualche musicista DJ, e proporre versioni diverse dei nostri pezzi.
Chet: Parlando di qualcosa realizzabile… No dai, no. Ok sì, lo dico. Roby fa anche da fonico per i Morkobot e abbiamo fatto dei concerti insieme. Non si tratta delle stesse cose, ma secondo me siamo due facce della stessa medaglia. È un accostamento che funziona. Poi ci sono i Garalya, un duo, che hanno fatto un remix di Freak of Nature, il nostro singolo. Abbiamo girato un video, dove ci siamo sia noi che loro, che un regista famoso sta montando. Diamo questa anticipazione, è ufficiale.

Ad ascoltare L'ultima Foresta Pluviale da The Mutant Affair (primo cd del 2009) mi è sembrato veramente di essere in un ambiente del genere, e sono riuscita ad immaginarmi uno scenario possibile: miriadi di insetti svolazzanti, uccelli che riposano, leopardi che vanno a caccia, scimpanzé sugli alberi che osservano il tutto. E l'atmosfera spaziale (caratteristica della vostra Musica) di certo non manca. La mia domanda è: capita anche a voi, durante la composizione/registrazione di uno o più pezzi, di catapultarvi mentalmente nei paesaggi e nelle situazioni dove vi porta la Musica?Beh, se ci dici così abbiamo vinto, senza alcun dubbio. Abbiamo scelto il titolo dopo aver riascoltato il pezzo. Comunque sì, ci capita sempre. Anzi, se non succede è un guaio.
André: Il testo che ho scritto di Freak of Nature è un po' ispirato a un film di Lars von Tier, The Kingdom, che si svolge in un ospedale posseduto dai fatti accaduti sul posto. Mi immaginavo delle creature che Chet ha realizzato poi per il video. Il pezzo, come il testo, è nato durante l'improvvisazione. Chet: Il paesaggio, l'ambientazione si è formata istantaneamente, ed è una cosa che succede praticamente sempre quando improvvisiamo. E durante le prove improvvisiamo tantissimo: registriamo anche tanto di quello che improvvisiamo e dopo del tempo riascoltiamo il tutto per vedere se c'è qualcosa che può diventare un pezzo. Non pensiamo mai all'improvvisazione come un punto di arrivo, però è un modo di ispirarci a noi stessi: conserviamo il suo aspetto urgente per poi darle una forma più composta.
André: Per quanto riguarda Parto Lombardo, per esempio, è un travaglio, nel vero senso della parola: alla fine esce un bambino. Dai primi dolori alla liberazione, viene raccontato tutto. Non è stato pensato così, ma il titolo è uscito fuori per questa sensazione che il pezzo ci ha trasmesso.


Se Freak of the Night, ultimo vostro lavoro, dovesse raccontare una storia, quale sarebbe?
André: Una storia non saprei, non sono molto narrativo, bensì più concettuale. C'è sempre la questione dell'essere come si è veramente, vedere la propria vita e cercare di esserla allo stesso tempo; siamo noi che cerchiamo di suonare una Musica in cui ci immedesimiamo. Ci sentiamo un po' strani, un po', appunto, Freak of Nature. L'Ep racconta dei vari momenti di alienazione di una persona nella vita comune. A Cry in the Night rappresenta un po' la difficoltà di trovarsi nella società, No More Problems si riferisce più allo scavalcare il lato negativo, o accettarlo per farlo diventare il punto di forza. Bad Games incita a trovare nel male, il Bene. Rivoltare una situazione per cercare di andare avanti, cercare di crescere, riuscire a scavalcare gli ostacoli che ognuno di noi può trovare lungo il cammino.

La sua invece, di storia, qual è?Ci abbiamo messo dieci minuti a farlo. È stato registrato con cinque microfoni e una linea, nella nostra sala prove, dove abbiamo anche fatto le riprese per il video. Lo abbiamo suonato, registrato, mixato, masterizzato, abbiamo serigrafato le copertine, fatto la grafica, stampato le magliette. È difficile da realizzare il tutto, ma se viene fuori una bella cosa, ti fa sentire veramente bene. Altrimenti, non è semplice da mandar giù. Se ti impegni, viene il più possibile somigliante a quello che hai in mente: se qualcosa non è perfetta, te ne assumi la responsabilità, e ti ci riconosci di più, perché, appunto, ti somiglia.


Per concludere: sogni nel cassetto e progetti per il futuro.
Abbiamo registrato un album nuovo, che uscirà a Febbraio. E non è il caso di dire altro. Sei la prima a sapere il mese ufficiale! Faremo anche un tour.
André: Essendo Canadese, mi piacerebbe molto portare i Quasiviri in Canada e negli Stati Uniti, spero con il nuovo disco. E spero anche sia un sogno realizzabile.

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