venerdì 27 maggio 2011

Cappuccino fumante: Fallo Dischi

Questa settimana spostiamo il faretto su Napoli e il suo fermento. La Fallo dischi in pochi mesi di attività è arrivata al quinto disco, rigorosamente fatto a mano, con La via degli astronauti. Ennesima ottima uscita dopo Culture Wars, L'amo, Nasov e nientemeno che un disco di early sessions di Rella the Woodcutter. Insomma. Mica cazzi.

Carissimi, parlateci della Fallo Dischi, chi siete, cosa fate nella vita? Come nasce l'idea di una etichetta piccola e curata come questa?
Siamo Alessio e Mario, Mario studia e Alessio va per mare. Alessio e Mario ci mettono i soldi, quindi sono prinicipalmente Alessio e Mario però la Fallodischi non sono solo Alessio e Mario: ci sono diversi esseri umani a girarci attorno, ognuno con mansioni diverse. C'è chi ci mette la casa per ospitare i gruppi che vengono da fuori, chi ci mette il terrazzo per verniciare i dischi, chi cose che pubblicamente non si dicono. Siamo una gang, ci vestiamo tutti uguali, fischiamo le donne, derubiamo in autogrill. L'idea di fondo non c'è, per questo si chiama Fallo, perché vorremmo fare piuttosto che pensare. Una sera eravamo seduti su d'un terrazzo e pensammo, forse complice la birra e quelle cose di cui pubblicamente non si dice, che i dischi da fare c'erano, i concerti pure e quindi facciamolo. Ecco.



Art originali, produzione casalinga, tirature limitate e la costanza del free download, funziona come metodo? O ci siete già sotto? In questo mondo che gira sempre intorno ai soldi sembra difficile produrre qualcosa di bello senza rimetterci. O no?
No. Noi eravamo convinti di perderci e non poco, tanto da pensare di dover smettere di fumare, sarebbe stato un buon metodo. Invece no, siamo in attivo, ci sono soldi per fare nuove uscite e le faremo - al netto della nostra napoletanissima accidia. Non sappiamo come funziona esattamente, però per il momento va bene. Ci divertiamo, facciamo dischi, siamo anche un po' orgogliosi del contenuto dei dischi che facciamo.

Come venite in contatto con gli artisti? Tutti che orbitano attorno a Napoli e alla vostra zona d'azione? Mi par di no, se non ricordo male addirittura i Nasov son di Londra!!
La gente con la quale facciamo cose sono, prima di tutto, nostri amici. Se non sono nostri amici sono persone con le quali pensiamo di poter diventare amici. I Nasov suonano a Londra, ma Franco, quello che canta e suona la chitarra, cantava e suonava la chitarra nei napoletanissimi Le Trou Societe che sono non solo il gruppo Pop più figo che sia mai esistito, ma la ragione per la quale la Fallodischi esiste. Cioè, noi vogliamo fargli la Discography, poi si va tutti a nanna. Comunque, non tutti napoletani. Rella The Woodcutter è di Milano, i Culture Wars sono montanari - ancora non abbiamo capito se di Benevento, Avellino o Salerno - e non siamo così stronzi: se qualcuno ci manda qualcosa lo ascoltiamo e se è bello bello facciamo in modo da diventar amici.


C'è un progetto dietro alla Fallo Dischi? Oppure fate e basta, senza preoccuparvi del futuro? Ci sono sorprese in serbo?
I progetti si fanno per costruire i palazzi. Noi siamo più come la compagna di classe del liceo, carina, con la quale non ti sai approcciare e che però capisce che sei un nerd e ti passa la versione di latino perché in fondo pure tu un po' piaci a lei. Ecco, ovviamente noi siamo quella carina, mentre quelli che suonano nei dischi che facciamo sono i nerd timidi e incapaci. Una mano gli va data.

Vi occupate anche dei live? Sempre difficile coniugare l'attività di booking con tutto il resto? Si riesce a uscire fuori regione? Che soluzioni potrebbero esserci? Gemellaggi con piccole etichette/booking di altre regioni sarebbero praticabili?
Qui a Napoli organizziamo concerti, forse fin troppi e la regola è sempre quella di far suonare gli amici, chi ci piace, chi non russa e non puzza. A Napoli è un bel periodo, si suona, c'è sempre un po' di gente e gente attenta, pronta a comprarsi qualcosa, a partecipare col piglio giusto, che sia martedì o domenica. Tutti quelli che vengono a suonare qui se ne vanno entusiasti, convinti d'aver suonato davanti a gente che un minimo se ne fotte e ci fa piacere per la città e per i nostri ospiti.
Sì, si riesce ad uscire fuori regione e no, non attraverso agenzie di booking. Snobbiamo con tutto il cuore chi si propone di far qualcosa all'interno del suonare cercando d'esser professionale, ritenendo d'esser professionale, ricercando la professionalità altrui e, quindi, di monetizzare. Sono dei poveracci e li compatiamo. Lo spirito è che se ho bisogno di soldi vado a lavorare, mi trovo un lavoro che sia un lavoro, perché il suonare è fatto per dimenticare il lavoro e le stronzate della vita normale. Soprattutto non mi metto a fabbricare spilli per inculare le mosche. Certo non andarci sotto perché qua nessuno è fesso, ma nemmeno lucrarci. Noi scambiamo date, è una cosa naturale: ospiti qualcuno qui, ci diventi amico, poi è naturale che quel qualcuno voglia ricambiare il piacere.

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