lunedì 13 gennaio 2014

Brioscine appena sfornate: Sadside Project

Gianluca, o Gian, ha iniziato a suonare la chitarra da autodidatta a 18/19 anni e, accademicamente parlando, non ne sa assolutamente niente, delle sue note e di tutti i suoi accordi possibili e immaginabili: è la passione, insieme a una bravura innata, ad averlo formato. Domenico, o Dodo, ha studiato basso all'Università della Musica di Roma, per poi abbandonare e passare alla batteria, con la quale è amico da ben 11 anni, 10 mesi e 3 giorni, anche lui autodidatta. "Gianluca registrava con il suo primissimo gruppo del liceo quando io già suonavo la batteria, e me lo sono rubato" "Sì, è stato un po' un colpo di fulmine" Ecco i Sadside Project, il simpatico duo romano con la Musica nel sangue. Venerdì 20 Dicembre, in quel del Controsenso, ho avuto l'occasione di fare loro un po' di domande tra una chiacchiera e l'altra prima del live - che ci è piaciuto veramente tanto. Grazie a Domenico per le sue bacchettate possenti di batteria (se la mangia a colazione), grazie a Gianluca, ai suoi giri di chitarra più rock e a quelli più romantici, e anche al suo mandolino dal quale sembrava non si volesse più staccare. Grazie ai Sadside Project per averci regalato una bellissima serata. (Foto di Angelica Gallorini)


Vi rivedo (e questa volta ho anche il piacere di intervistarvi) dopo un po' di tempo: 9 Maggio, data dell'evento Univercity a Prato. Come stanno andando i live?
Gianluca: In realtà bene: abbiamo suonato fino a Ottobre per supportare l'uscita del nuovo disco. Ci siamo fermati fino a ieri, adesso siamo ripartiti in tour che durerà fino al 27 Dicembre, senza contare il giorno di Natale. Abbiamo suonato un sacco e siamo contenti di aver avuto la possibilità di girare un po' per tutta l'Italia. È del tutto positivo portare il disco in tour: ti fa capire se è suonato bene, se ti diverti a suonarlo, se c'è un riscontro da parte del pubblico. In più, stiamo registrando il disco nuovo e la nostra formazione conta ora quattro membri, tutti impegnati nello scrivere le canzoni. Oltre a Claudio, che ormai è diventato il nostro bassista, c'è anche un violinista. Facciamo concerti un po' in due, in tre, un po' in quattro. Ci stiamo divertendo.

E la vita da musicista, come va?
Domenico: Se ti piace stare due ore e mezzo nel traffico di Roma, fare altre sei ore di viaggio per arrivare a soli 300 kilometri da casa per suonare…
Gianluca: Ci sono delle parti veramente molto molto belle, perché è quello che ci piace fare. Però è un lavoro a tutti gli effetti, non retribuito come dovrebbe essere, e quindi è difficile riuscire a sostenere questo ritmo. Entrambi abbiamo un altro impegno: Domenico è un illustratore, io sto studiando per finire la specialistica all'Università. Con l'Arte è difficile portare i soldi a casa, e pagarci il mutuo. È complicato, ma di certo appagante in altri modi. Ci sono più pro che contro, altrimenti non saremmo qui.


Non vi conoscevo e, live, vi ho apprezzato subito: la prima volta che vi ho visto è stata quando avete aperto ai Verdena al Viper di Firenze il 18 Marzo 2011. Per me è stata una serata indimenticabile. Per voi?
Domenico: Ah lì brutto, non m'è piaciuto per nulla (viva Domenico e il suo sarcasmo imbattibile)
Gianluca: È stato uno dei concerti più belli che ci ricordiamo, e il primo con un sold-out. A parte il soundcheck è stata una serata bellissima: i Verdena sono uno dei nostri gruppi preferiti del panorama più grande italiano, quasi mainstream, e poi è sempre un'emozione suonare in un posto come il Viper, pieno di gente. È stato difficile aprire a un gruppo come i Verdena, perché le persone quella sera erano lì esclusivamente per loro. La paura dell'apertura è stata "Ommioddio, adesso vi rompo i coglioni mezz'ora, quando voi volete sentire il gruppo per il quale siete qui stasera". Invece ci siamo accorti che il pubblico era interessato, e per noi è stato molto importante.
Domenico: Mezza bottiglia di Vodka prima di salire sul palco non ce l'ha tolta nessuno.

Che poi è buffo: anni fa eravate il loro gruppo di spalla, ora invece potete vantare della collaborazione della Roberta (Sammarelli, bassista dei Verdena) nel vostro secondo album.
Domenico: Beh, siamo tuttora il gruppo di spalla!
Gianluca: Ovviamente per noi è stato molto bello, perché di Roberta siamo prima di tutto fan, poi anche amici. Si è rivelata una persona molto disponibile sia dal punto di vista artistico che, soprattutto, da quello umano: è molto importante trovarsi bene con una persona durante le registrazioni. Molte volte te ne può piacere tanto una stilisticamente, ma non ti ci trovi umanamente, ed è complesso. Con Roberta c'è stata alchimia fin da subito, siamo stati molto fortunati. Poi non c'è bisogno di dirti quanto lei sia brava a suonare il suo strumento.


Cosa vi ha spinto a scegliere proprio lei, e gli altri artisti che ne hanno preso parte? Ricordiamo per esempio Adriano Viterbini dei Bud Spencer Explosion e Alberto Mariotti/Samuel Katarro dei King of the Opera.
Domenico: È nato tutto così, da solo. Siamo stati in tour con Roberta che metteva i dischi dopo di noi, per Demons at Play. Gianluca: Ovvero il suo progetto per dj-set quando non suonava con i Verdena. Grazie alla nostra vecchia etichetta, la Jestrai, in mano di Marco Nicoli, ci è stato possibile girare insieme a lei, e da lì è nato questo nostro rapporto di amicizia.
Domenico: Voleva suonare il basso anche quando faceva dj-set.
Gianluca: Sì, non ce la faceva a stare ferma! "Dai, mi fate fare un pezzo con voi?" CAZZO, CERTO! Per quanto riguarda gli altri artisti, ti dico che ci è sempre piaciuta l'idea di coinvolgere i nostri amici e persone che apprezziamo artisticamente all'interno del nostro lavoro per fare una sorta di lavoro collettivo.
Domenico: Eravamo veramente in tanti, una festa, e le registrazioni erano del tutto in armonia tra di loro.

Fairy Tales è il nome del vostro debutto che, non per captatio benevolentiae, mi è piaciuto tantissimo. Diretto, giovane, fresco, variegato, rilascia un'energia del tutto positiva senza annoiare nemmeno per un secondo: si passa dalla ballata acustica al pezzo più Country, Folk, a quello Rock bello incazzato. Non è da tutti, e questo lo rende sorprendente secondo me. Con Winter Whales War non avete tradito il vostro stile, bensì raffinato, cercando insomma di guardare avanti, e crescere sempre un po'. Com'è nato questo secondo lavoro?
Domenico: Siamo cresciuti veramente. È da cinque anni ormai che suoniamo insieme.
Gianluca: Sì, e Fairy Tales risulta più diretto, meno pensato, perché si tratta delle prime cose che facevamo. Il secondo disco ha più arrangiamenti dietro, e il terzo ne avrà ancora di più. Non si finisce mai di imparare quando si ha a che fare con la Musica. Winter Whales War è nato esattamente come il primo disco, solo con diversi strumenti in più. Siamo riusciti a assimilare più cose suonando e ascoltando concerti e dischi, prendendo spunto da gruppi della scena Underground romana, italiana, e internazionale. Pian piano sintetizzi quello che ti piace facendone un minestrone.


Quali sono i vostri gruppi di riferimento?
Domenico: Secondo me si può fare una distinzione fra i gruppi di riferimento per il disco, ovvero per cose che abbiamo suonato e registrato, e quelli che ascoltiamo in generale. È una domanda difficile questa!
Gianluca: Il primo disco era molto più White Stripes, più Garage, Rock, due pezzi solo chitarra e batteria a diritto, il secondo è un po' più arrangiato, "orchestrato". Per quanto riguarda i gruppi di riferimento non saprei, ti dovrei fare mille nomi come nessuno: sono affezionato un sacco ai Beach Boys, perché sono stati i primi con cui ho iniziato ad ascoltare la Musica in generale, ai Beatles senza dubbio, e a Johnny Cash - per l'appunto io e Domenico ci siamo conosciuti facendo sue cover!

Atmosfere fiabesche, di cui fa parte anche - soprattutto - il mondo marinaresco, con balene, pirati, lupi di mare che si ritrovano tutti insieme appassionatamente su una nave per abbandonarsi a cori infiniti di voci divertite. Tutto questo sì, c'è, ma c'è anche la componente amorosa: 1959 (The Last Prom), di cui è uscito anche un gioiellino di video. Io mi presi immediatamente una cotta - che continua tuttora - per questa canzone. Potreste raccontarmi la sua storia?
Domenico: Colpa sua! (indica Gianluca)
Gianluca: Ritorno al futuro. C'è lui che fa il pezzo di Johnny B. Goode, lo improvvisa, fa un assolo e diventa quasi Hard Rock; poi dice "Voi non siete pronti per questo, però magari ai vostri figli piacerà": c'era tutto quell'immaginario un po' da Prom, ballo studentesco, fine anni Cinquanta. Ho pensato "Mi piace, voglio fare una canzone con quella sonorità lì". In più, in quel periodo ascoltavo molto Buddy Holly, Etta James e Aretha Franklin.
Domenico: Insomma, si presenta in sala con questa cosa..
Gianluca: E lui mi fa "Oh ma questa è una cover però, dai, c'è! È già sentito!"Domenico: Ci teneva, ci abbiamo lavorato un po' su e, alla fine, è venuta fuori una cosa bella, diversa. Gianluca: Ti fa pensare a una coppia di innamorati che ballano, stretti, finisce l'High School e devono separarsi.
Domenico: All'inizio in mente aveva soltanto lo standard del "Na na na na na na na" ripetuto per tipo cinque ore! Era anche difficile da concepire, perché "Qui ci mettiamo i violini, qua invece un assolo, ma deve essere d'epoca, tipo 'di papà'..": e infatti è stato proprio suo padre ad entrare in gioco in quel momento preciso dell'assolo. È la parte che preferisco del cd.

E.. Per quanto riguarda il video invece?
Gianluca: Stavo tornando dalle prove e ho chiamato Davide, il nostro "capo etichetta", dicendogli che "Nel video ci devono essere due - lui un commesso sfigato, lei supersonica - che si innamorano in un supermercato…"Domenico: Di la verità, di la verità! Ok la dico io: "Dobbiamo fare il video per 1959.. Vabè, serve necessariamente una bella sala gigantesca!". Ma avevamo a disposizione solo un supermercato! Gianluca: Sì, dei genitori di un nostro amico che hanno tenuto aperto appositamente una domenica per le riprese. Niccolò Senni è il protagonista, alla regia c'è Lorenzo Muto. Le comparse in realtà sono tutti nostri genitori, amici. Ci siamo divertiti, è stata una bella esperienza.


Ci sono gruppi che iniziano usufruendo della scelta dell'Inglese come lingua per poi passare all'Italiano. Voi continuerete con l'Inglese oppure "lo scopriremo solo vivendo"?
Gianluca: Probabilmente sì.. Non lo so, in realtà tocchi un tasto delicato perché sto scrivendo i testi in Italiano/Inglese in quest'ultimo periodo, stiamo ideando cose nuove. Non escludo che il prossimo disco sia in Italiano, o in Inglese.. Siamo proprio al 50 e 50. Domenico: Suonano bene sia in Inglese che in Italiano, quindi.. Vedremo.

Avere nostalgia di epoche passate e mai vissute: vi capita per quanto riguarda la Musica? Domenico: Io gli anni Sessanta me li sarei fatti. Ventenne anni Sessanta.
Gianluca: Io mi farei il Dopoguerra, con BuscaglioneSinatra, lo Swing. E poi anche il 1700, che figata il 1700, dai su! È una vita difficile, però magari muori a 30 anni e hai visto Mozart live!


Lo so che è come chiedere di scegliere tra la mamma e il babbo ma… C'è una vostra canzone a cui siete personalmente più affezionati?
Domenico: Per me Molly, che non è comunque affar mio, perché l'ha scritta Gianluca, per il suo cane. Gianluca: Sì, anche per me Molly. È una specie di requiem: parole che ho scritto dopo che è morta. Abbiamo passato insieme dodici anni e per me è stata come una sorella. Vorresti che non morissero mai, gli animali.

Prendete tutti i musicisti che volete del panorama mondiale, nazionale o underground che sia e formate un gruppo. Chi scegliereste? Io John Lennon lo vorrei con tutto il mio cuore.
Domenico: No, noi siamo più per Paul McCartney!
Gianluca: E George Harrison! Comunque, metterei alla chitarra Jack White… Ma romperebbe i coglioni, è fatto per suonare da solo!
Domenico: Ma è difficile! Perché non la smettete di fare domande difficili?
Gianluca: Alla voce due cose estreme, un maschio e una femmina: lei deve essere Regina Spektor. Domenico: No, Regina Spektor no perché io piango se canta mentre suono! Lascio il mio posto al batterista dei Vampire Weekend. E tengo la gonna a Regina Spektor per far sì che non tocchi per terra e si sporchi. 
Gianluca: Al batterista pazzo! Comunque, per la voce maschile prenderei Nick Cave, e al basso Mark Hoppus dei Blink 182. Questo è il nostro super gruppo!

Novità: ci regalate qualche nuova chicca in anteprima stasera? A quando il nuovo album?
Gianluca: Ancora non facciamo nuovi pezzi, ma ne stiamo scrivendo, e stiamo lavorando sull'album che verrà. Abbiamo nuove cose in cantiere, appena finiamo il tour ci chiudiamo a registrare, suonare e provare.


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