lunedì 14 ottobre 2013

Brioscine appena sfornate: After Crash

Abbiamo imparato a conoscerli sin dal loro esordio con The Westbourne Terrace Ep, ci siamo affezionati subito alla loro musica e ad apprezzarli per la loro capacità di rinnovarsi ogni volta, senza mai tradire le proprie radici. Questo lunedì a chiacchierare con noi una tra le band più giovani e interessanti dello scenario elettronico italiano. Loro sono Nicola e Cesco, aka After Crash, e l'intervista qui di seguito è un'occasione per approfondire ulteriormente la loro conoscenza. E allora, servitevene pure!



Partiamo dalla fine, avete recentemente pubblicato il vostro terzo Ep. Scenes from an ideal marriage è composto da soli due brani, sufficienti tuttavia a capire che rispetto ai lavori precedenti c’è stato un cambio di rotta; l’introduzione della voce femminile in primis e una compostezza melodica più incisiva e sicura poi. È stato un rinnovamento premeditato oppure è avvenuto tutto in maniera naturale e spontanea?
Cesco: È una domanda che ci hanno posto già diverse volte. Lo so che può suonare scontato o prevedibile, ma non c’è mai niente di premeditato quando iniziamo a comporre, e soprattutto ad arrangiare la canzone, ovvero quando si dà al pezzo la veste che le fa assumere un determinato carattere. Avviene tutto durante il processo intero di gestazione, mai prima. Non ho ricordi di fasi di produzione o pre-produzione dove io e Nico ci diciamo "bene, questo è un pezzo alla ‘pinco pallino’ quindi cerchiamo di farlo suonare cosi", avviene sempre tutto nella maniera più spontanea e naturale possibile. Mi sembra chiaro ad ogni modo, che riversiamo nel nostro “modus operandi” tutte le influenze e le idee di cui ci nutriamo giornalmente, a volte in maniera inconscia, altre volte sicuramente in maniera più consapevole.
In molti ci hanno fatto notare il “cambio di direzione” dell’ultimo lavoro, solo che per noi il processo è stato così naturale e così assolutamente non pre-pianificato, che ci suona sempre molto strano da sentire! E’ normale per un artista essere sempre in continuo movimento nello sviluppare pensieri e idee da riversare nella propria musica: se ora dovessimo ri-arrangiare quegli stessi due pezzi, li faremmo sicuramente diversi. Per noi sarebbe estremamente inconcepibile il contrario.

Suonate insieme oramai da diversi anni, ed è chiaro che alla base ci sia una sintonia , oserei dire, quasi magica. Da quanto vi conoscete e cosa avete imparato l’uno dall'altro in tutto questo tempo?
Nico: Ci siamo conosciuti in prima liceo (era il lontano 2003…), io ero compagno di classe della sue ex fidanzata e un giorno, durante l'intervallo, lei ci presentò. Abbiamo iniziato a suonare assieme nel 2005. Cesco abitava vicino alla stazione di Bologna e possedeva una cantina insonorizzata con tutta la roba per suonare. Trascorrevamo pomeriggi interi suonando io con il basso e lui con la batteria: quella diciamo fu la genesi di After Crash. Sicuramente la convivenza in Inghilterra dopo il 2008 è servita e ha contribuito soprattutto nel conoscersi meglio: le frasi da non dire, le domande da non chiedere in situazioni non opportune e comprendere quando lasciarsi stare.



Tutti e tre gli Ep sono caratterizzati da toni dinamici e ritmi coinvolgenti. Quanto è difficile, se lo è, rendere dal vivo i vostri brani? Avete mai pensato di integrare le esibizioni con un live drummer?
Cesco: Partiamo dal presupposto che io e Nicola nasciamo rispettivamente come batterista e bassista. Il progetto After Crash nacque inizialmente dalla curiosità e dalla forte amicizia di due ragazzi liceali che oltre a militare in band della scuola dedite al punk e al crossover, a tempo perso, hanno iniziato a sperimentare con la musica elettronica. Il progetto è la somma di tanti fattori, quello principale forse la convivenza degli ultimi 6 anni. Questo lascia intendere chiaramente la dimensione “casalinga” che ha il nostro progetto. Proprio per questo – almeno per il momento – non siamo mai stati un gruppo che “fa le prove per il concerto” o ha un’ assidua attività live. Io e Nicola adoriamo sederci in studio, produrre, passare ore ed ore solo per trovare il suono giusto anche del minimo dettaglio, consumare sigarette su sigarette e filosofeggiare sul brano in sè. I nostri dischi quindi non nascono con l’ intento di essere riprodotti live, e questo penso lo si possa evincere ascoltando I brani. Ci piace definirci produttori (nel caso specifico di After Crash) ancor prima che “performers”. Questo ci ha comportato non pochi problemi quando ci siamo ritrovati con delle date a mano e poco tempo per preparare un live decente. Siccome siamo contro le band che solo perché hanno il pretesto di usare il computer nelle loro performance, schiacciano “play” e mandano tutto in playback, ci ritroviamo sempre a dover riarrangiare I pezzi in modo da essere riproducibili dal vivo da sole due persone, pur mantenendo una sorta di forte credibilità. Fare un live per noi non ti dico che è come riscrivere un disco, ma quasi. Ora stiamo seriamente valutando di integrare la batteria – il mio primo, vero e unico amore – nei prossimi live. Questo però comporterà l’assenza di una chitarra, e il conseguente ri-arrangiamento di tutto, per l’ ennesima volta! Ci sarà da diventar scemi!


Come si svolge di norma il vostro lavoro per la composizione dei brani? Si tratta di un processo individuale o collettivo?
Nico: Solitamente il processo compositivo parte da un giro di chitarra o di piano che viene poi sviluppato in maniera integrale assieme. Ci soffermiamo molto sulla fase di arrangiamento ed è il periodo al quale entrambi diamo più importanza. Facciamo provini su provini fino a che non si decide la struttura per noi più consona. Il mixaggio, la fase di post produzione e il fatto che il tutto venga pensato a due teste e non singolarmente, porta ad un risultato finale più complesso e non unilaterale, come sarebbe invece se fosse fatto da un singolo individuo.

Quali sono le sensazioni che il pubblico ha dopo le vostre performance visto che più volte avete ribadito l’importanza della comunicazione empatica nel rapporto tra artista e fan?
Cesco: Nei nostri live cerchiamo sempre di mescolare nella maniera più organica e fluida possibile vari generi di musica, che spaziano dal downtempo e dalla musica riflessiva, al più comunemente acclamato “4 to the floor” con pattern ritmici marcati e casse dritte. Ci piace pensare che la gente che viene a sentirci, in quei 40 minuti (durata soggetta a variazioni) possa trovarsi nel bel mezzo di un’ esperienza audio/visiva che conceda episodi emotivi, tanto quanto momenti più energetici dove tutto quello che conta è il ritmo e nient’ altro. Più di una volta a fine live, molta gente ci ha fatto notare con entusiasmo la propria reazione di piacevole sorpresa alla duplice natura dei nostri concerti. Questo per noi è il massimo, perché ci fa capire che tutto il duro lavoro, a volte, viene ripagato.
 

Avete entrambi dei progetti paralleli piuttosto ambiziosi. Potreste dirci qualcosa in più in merito?
Nico: Il mio progetto solista si chiama Everlasting Joy che a breve uscirà con un ep di 4 tracce per Museek Records, una coraggiosissima neo nata label di Modena fondata da Alberto Bello. È un progetto molto intimistico che tende a spaziare sia nella downtempo che nelle atmosfere soundscape tramite l'utilizzo di molti campionamenti di ambienti. Inoltre mi piace e mi diverte molto remixare brani di altri artisti e in cantiere ho dei RE-Work di Osc2x e What Contemporary Means.
Cesco: Il progetto che ho sempre portato avanti parallelamente a tutto quello che ho sempre fatto prende il nome di Comakid. Proprio perché è un progetto che concerne me medesimo e nessun’ altro, ho sempre sperimentato con esso qualsiasi singola idea senza nessun tipo di ostacolo concettuale o materiale. Oltre ai vari esperimenti o singoli pezzi / remix, ho fatto uscire una release sotto la mitica “Museek” di Alberto Bello composta da due singoli sullo stile downtempo e glitch e un concept album (autoprodotto) che racconta in musica con mia personale interpretazione, le inquietanti e dolci vicissitudini di un omicida giapponese. Sto al momento ultimando un secondo concept album prodotto solo ed esclusivamente con suoni campionati del mio corpo, più alcuni remix e collaborazioni.


Ritenete che la scelta di trasferirsi a Londra abbia giovato ai brani, e più in generale al vostro sound? Quali sono i pro e i contro di vivere in una delle città dell'avanguardia musicale europea?
Nico: Sicuramente se non avessimo abitato in Inghilterra non avremmo mai scritto i nostri ultimi due Ep. Ascoltiamo quotidianamente tantissima musica e il fatto di vivere in una grande metropoli ci permette di ascoltare, a parte quello elettronico, moltissimi altri generi (il che alla fine dei conti può sembrare anche un po troppo dispersivo). Le esperienze, le persone intorno a noi e soprattutto il luogo ha fortemente influenzato il nostro approccio compositivo. In italia torniamo sempre molto volentieri perché rimarrà sempre casa nostra e perché stiamo sempre bene. Ritengo che la qualità della scena più indipendente nostrana non debba assolutamente invidiare quella degli altri paesi europei. Ho trascorso le ultime estati in Italia e ho assistito a delle belle esibizioni e concerti del nostro panorama musicale. A mio parere forse l'unico fattore negativo è che in Italia ci sia una troppa tendenza a lamentarsi e ciò si manifesta sia nella musica e che nei testi. Il tema politica diventa predominante con un utilizzo forse un po troppo sconsiderato e come strumento ultimo per attirare le masse. Tutto questo però ritengo sia giustificato perché nel bel paese si sta peggio rispetto a certi altri paesi europei e le persone ne soffrono. Il nostro cantautore italiano preferito di sempre è Lucio Battisti, artista criticatissimo perché non prendeva posizione di schieramento ma che volutamente scriveva canzoni che esploravano i luoghi dell'anima.



Artisti e band che attualmente vi ispirano maggiormente?
Nico, Cesco: Le nostre influenze spaziano molto fra I vari generi, ti citiamo le più significative del momento: Boards of Canada, Flying Lotus, Prefuse 73, James Holden, Vittorio Sgarbi, John Hopkins, Telefon Tel Aviv, Matthew Herbert, Ennio Mrricone, Bjork, Gigi Marzullo.



Credete che la scelta di rendere disponibile il free download di tutti gli Ep sia stata propedeutica alla promozione e alla diffusione degli stessi? Ci sarà la possibilità di vedervi presto in Italia? E in UK?
Cesco: Non essendo assolutamente una band dal vasto seguito, abbiamo pensato che mettere tutti I nostri lavori in free download potesse facilitare la diffusione della nostra musica. A questo solitamente va abbinato un lavoro di marketing e promozione degno di nota, che per il momento però, a causa di alcuni fattori, non ha ancora avuto luogo. 
Nicola: Per quanto riguarda I live, invece, abbiamo notato che è sempre più difficile riuscire a trovare delle date soprattutto quando torniamo in Italia, e questo secondo noi dipende molto spesso dai meccanismi (caratterizzati da una forte forma di clientelismo) che governano le agenzie booking nel nostro paese. 
Cesco: In un’epoca come questa, dove la facilità estrema con cui chiunque può accedere alla musica, e quindi anche al “fare musica”, scaturisce la conseguente quantità smisurata di artisti e prodotti sempre nuovi, è sempre più difficile riuscire ad emergere e farsi notare. Un aumento di domanda comporta l’ inevitabile aumento di qualità dell’ offerta. Noi cerchiamo di tenere sempre bene a mente questo, perché siamo convinti che davvero, l'unico modo per riuscire a farcela, sia migliorare costantemente e con assiduità, la qualità del prodotto che offri.

Grazie mille per la bella chiacchierata e a presto ragazzi!
Ciao!

RecensioneFBTW
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