lunedì 23 settembre 2013

Brioscine appena sfornate: Federico Fiumani dei Diaframma

Un piacere, un onore, una bella esperienza che rifarei anche tre o quattro volte. Si tratta dell'intervista a Federico Fiumani, leader dei Diaframma, di Venerdì 13 Settembre, data di apertura del Controsenso. E sì, i Diaframma inaugurano questo bel giorno con la loro Musica che, come sempre, non delude. È stato assolutamente piacevole parlare con Federico, un Signore, disponibilissimo a fare due chiacchere con me, svelando curiosità sul gruppo, sul suo modo di pensare, apprezzare tutto ciò che riguarda la Musica e chi la ascolta.


Un diaframma può essere più cose del tutto diverse fra loro, e tra queste c'è anche il tuo gruppo. Chi erano i primi Diaframma e in che contesto emersero negli anni 80?
Tutto iniziò sulla scia della musica Punk, nata soprattutto a Londra nel 1977. All'epoca avevo 17 anni e amavo questo genere, così immediato, urgente; si tratta di un'attitudine in cui mi rispecchiavo veramente tanto. Alla fine degli anni 70, con degli amici del liceo, decidemmo di mettere su un gruppo, per vincere anche un po' la noia, la morte che sentivamo intorno a noi: non c'era niente di stimolante, non trovavamo niente che ci interessasse veramente. Nel 1980, a Settignano, vicino Firenze, venne aperto un locale, la Rokkoteca Brighton, dove la Musica Rock veniva un po' assunta a quella da ballo: era un tentativo nuovo per Firenze, atto ad avvicinare i ragazzi ad una Musica diversa, innovativa, non convenzionale. Andavamo lì anche per ascoltare gruppi come i Joy Division, che apprezzavamo moltissimo: non si trattava della solita discoteca. A noi tre precedenti Diaframma interessava il disc jockey di questo locale, Nicola Vannini, un tipo carismatico, a cui chiedemmo di diventare il cantante. I componenti del gruppo aumentarono quindi a quattro, registrammo le prime canzoni in Italiano, facemmo un 45 giri con l'Italia Records, che uscì l'anno seguente, nel 1981, e che piacque abbastanza nel circuito Underground. Cominciammo così a suonare fuori Firenze e ad avere una certa credibilità nella nostra città, dove, parallelamente a noi, stava nascendo una scena musicale interessante che abbracciava gruppi come i Litfiba, i Neon, i Pankow, e tantissimi altri.


Sono curiosa anche di sapere il perché di questo nome.
Ci piaceva molto la fotografia, il giocare con i chiaroscuri, sfumature che ci proponevamo di poter ricreare nella nostra Musica.

L'unico componente della formazione originale rimasto sei proprio te. Com'è stato lavorare, avere a che fare, con più musicisti? È servito ad arricchire le tue conoscenze, i tuoi gusti, qualsiasi altro aspetto legato alla Musica?
Verso i 24/25 anni cominciammo un po' a decidere cosa fare nella vita. La Musica è un mestiere molto precario, ed è molto difficile pensare di poterci vivere: per riuscirci devi essere tanto fortunato quanto motivato. Io lo ero, avevo delle motivazioni più forti rispetto agli altri, che probabilmente avevano progetti diversi per il futuro. È per questo che col passare del tempo sono rimasto solo io: non c'erano prospettive tali da poter pensare di trasformare questa Musica in un mestiere. Ed è anche per questo che i musicisti, nel corso degli anni, se ne andavano. Ne ho cambiati circa un centinaio: ognuno di loro ha sia lasciato qualcosa di bello, stimolante, che portato un genere diverso all'interno del gruppo.

Non è così scontato scrivere canzoni, e diventa ancora più difficile (o forse no?) dopo 30 anni di carriera. Hai una specie di trucco, oppure ti resta semplicemente spontaneo? Quali sono le tue fonti di ispirazione?
In realtà, questo è un mestiere che vive dell'approvazione degli altri: piccolo o grande, un po' di successo devi averlo. Il vero stimolo per continuare a suonare in tutti questi anni è stato l'avere un pubblico, il sapere che comunque a qualcuno ti rivolgevi, qualcuno ti ascoltava. Ho sempre avuto la percezione che per qualcuno quello che facevo era importante, e questo mi ha sempre stimolato perché, al di là della passione, se davvero ti accorgi di non avere successo, i locali dove suoni sono vuoti, allora ti fermi, smetti, la voglia dopo un po' va via. Bene o male, noi abbiamo sempre avuto un nostro pubblico, la cui approvazione è sempre stata il mio stimolo, il mio supporto, fondamentale.



L'età del pubblico spazia molto: c'è chi appartiene alla tua generazione, ma c'è anche chi potrebbe essere tuo figlio (come me!), o nipote. Che effetto fa?
È molto gratificante. Non ho mai cercato di piacere ai giovani, ho sempre fatto la Musica che piaceva a me. Probabilmente grazie al fatto che nelle canzoni parlo di aspetti quotidiani che diventano universali, come per esempio l'amore per una donna, permetto alle persone di rispecchiarsi nei testi che scrivo. Se trattassi di Politica, beh, forse sarebbe diverso.

Qual è il tuo rapporto con il pubblico?
Molto buono e stretto, specialmente con alcuni fan che vengono addirittura a vederci da tutta Italia, perché è come se fossimo amici. Ho sempre privilegiato questo rapporto: per un periodo ero io che pensavo a fare i dischi, per poi spedirli a chi me li chiedeva via posta. Ho sempre considerato la Musica come una vincita contro la solitudine.

Paragoniamo la scena musicale italiana dei tuoi anni con quella di ora: cosa trovi di diverso per te che hai vissuto questo cambiamento con il passare del tempo? Ci sono dei gruppi attuali che ti piacciono e con cui, magari, ti farebbe piacere collaborare?
Ci sono state molte collaborazioni con artisti che hanno cantato le mie canzoni ed io ho cantato le loro, come Vasco de Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, giusto per nominarne due. Ai miei tempi fare Musica era diverso, al contempo più facile e più difficile: quei pochi gruppi e locali che esistevano erano motivatissimi, a differenza di ora che la scena è molto più ampia, e i gruppi che suonano sono un'infinità. Internet ha facilitato molto il rapporto "ascoltatore-Musica": ai miei tempi se ti piaceva il Post Punk o la New Wave avevi la possibilità di conoscere e possedere interamente la scena di questi generi, con cd e giornali che compravi, come Rockerilla; adesso se ti piace un genere musicale non finisci mai di scoprirne nuove realtà, e forse penso sia fin troppo dispersivo. Il rischio di Internet e della Musica gratis a tutti i costi è che alla fine hai molto meno di quello che credi di avere, diventando così un ascoltatore molto distratto, perché è difficile approfondire tutto in modo adeguato.

Alti e bassi nella carriera del gruppo: quali sono stati i momenti più sereni e quali invece i più difficili.
I momenti migliori sono stati quelli di Siberia, primo album del 1984, che ebbe un bel successo e ci permise di suonare molto in Italia e all'Estero, con tour in Francia, Spagna, Olanda, Svizzera, insieme ai Litfiba. Questo sì che fu un bel periodo. Anche quando, nel 1989/1990, cominciai a cantare nei Diaframma, e poi incisi un disco con la Ricordi. In più, negli ultimi anni faccio un sacco di concerti e guadagno decentemente, cosa che non mi era mai successa prima. I periodi più difficili appartengono agli anni 90, quando era più complicato suonare anche perché era come se fossimo già vecchi, sorpassati, passati di moda, visto che venivamo dalla decade precedente.



Scegli almeno un album, o in alternativa un gruppo, di cui proprio non puoi fare a meno.
Sicuramente i Television, gruppo Punk-rock/Post-punk/New Wave di New York, con Marquee Moon del 1977.

Il dono. Artisti vari interpretano i Diaframma è un tributo che diversi artisti, come Zen Circus, Vasco Brondi, Dente, Tre Allegri Ragazzi Morti, Marlene Kuntz, vi hanno dedicato interpretando diciassette vostri brani. Hai apprezzato il gesto?
Molto, l'ho apprezzato davvero molto. All'inizio volevo fare una compilation Best of dei Diaframma, poi mi son detto "Che noia: chiediamo a un po' artisti che mi piacciono se vogliono fare una cover dei miei pezzi". Chiesi ai Baustelle, a Vasco Brondi, che ancora non aveva inciso il primo disco ma che mi bersagliava di messaggi e mi piacque subito. Da lì ci presi gusto, continuai a chiederlo anche ad altri gruppi, che mi risposero tutti ed ecco la nascita de Il dono.



Visto che ci siamo, svelami la cover che più preferisci.
Quella che forse mi piace di più è Verde rifatta da Dente.

Una piccola anticipazione di Preso nel Vortice, nuovo CD in uscita il 16 Novembre?
Sono quattordici canzoni nuove che mantengono il mio stile degli ultimi anni. Ci sono dei musicisti come Enrico Gabrielli e Gianluca de Rubertis, che hanno dato dei bei sapori alla Musica, cambiando un po' la minestra che sennò diventa noiosa; cantanti come Marcello Michelotti dei Neon e Alex Spalck dei Pankow. Non saprei, abbiamo fatto del nostro meglio, staremo a vedere come verrà accolto.

A Mezzanotte in punto ecco che Federico, insieme ai suoi Diaframma, sale sul palco e dà inizio al concerto con L'Odore delle Rose, per poi regalarci pezzi come Diamante GrezzoVerde, Elena, Io sto con te (ma amo un'altra). Ci catapulta da Amsterdam a Vaiano con un solo giro di chitarra, improvvisamente è Gennaio e siamo in Siberia, dove non fa per niente Caldo e dove c'è una ragazza triste, alla quale Federico canta Fiore non sentirti sola, chiudendo così le danze che andavano avanti da più di un'ora. Pensieri, speranze, paure, riflessioni, ricordi, sorrisi. Grazie Federico, grazie Diaframma, alla prossima.

► FBMyspace

1 commento:

fabriolo ha detto...

grande federico, lo seguo da siberia, quanti concerti, la felicità di vederlo ancora scrivere e cantare è immensa, perchè sta a dimostrare che si può fare la musica che credi tu e non quella che credono gli altri! fabrizio