lunedì 3 giugno 2013

Brioscine appena sfornate: C+C=Maxigross

Ohibò ohibò! Attendo che il sole decida d'onorarci della sua presenza, questo primo lunedì di giugno i C+C=Maxigross ci preparano ad accoglierlo con quest'intervista intinta del loro caloroso e saltellante spirito folcloristico da montanari che si rispettino. Buona lettura!


Ciao ragazzi. Per presentarvi inizierei con una domanda circa la vostra identità pensando alle caratteristiche che vi rappresentano. Dal folk montanaro, alla coralità degli alpini, al rock psichedelico, sposate un'ideologia sensibilmente alternativa ad una prassi. Mi piacerebbe spiegasse l'importanza della vostra cultura, intesa come "educazione" e dunque come "valore", perché personalmente ho percepito forti le vostre radici.
Un musicista è in primo luogo ciò che ascolta. Che lo si voglia o no l'ascolto è come uno studio propedeutico alla realizzazione compositiva. Noi abbiamo voluto (anzi è capitato così!) mettere dentro anche ciò che più ci piace e affascina della cultura delle nostre terre. Dai dialetti dimenticati, alla cucina tipica e tutte le altre sane tradizioni di cui la terra che calpestiamo è ricolma. Sano ricordo e illuminante ricerca sulle nostre origini. Con tanta voglia di riprenderci queste perle e riscattarle anche da un immaginario talvolta monopolizzato, banalizzato e letteralmente "stuprato" da alcune forze politiche in particolare.

V'ispirate al rock psichedelico anni '60, al folk rock un po' alla Crosby, Stills, Nash and Young, a tratti si colgono perfino influenze tropicalia stile Os Mutantes. Considerando questa propensione a spaziare e incastrare generi, e contando le vostre cinque teste, in che modo procedete alla composizione di un brano musicale?
Scriviamo musica in due modi differenti: o uno di noi propone un pezzo, più o meno abbozzato e poi tutti ci si lavora, oppure si compone tutti insieme, durante jam o sessioni dedicate esclusivamente all'esplorazione di nuovi suoni, melodie e armonie. Ovviamente noi preferiamo di gran lunga la seconda via! Per quanto riguarda le sonorità e le influenze che poi colorano i nostri brani, gli artisti e i movimenti che citi tu, sono all'incirca quello che ci piace definire il nostro "gusto comune"; è il filo conduttore di Ruvain! Psichedelia anni '60, approccio colorato in stile brasileiro e coralità predominante alle CNE&Y. Il resto è frutto di ascolti, energie e stati d'animo che coinvolgono cinque persone molto differenti tra loro.

Il vostro ultimo album Ruvain, rumoreggiare in lingua cimbra, è uscito dopo due anni dal vostro ep Singar, ossia cantare. La parola rumoreggiare ha diverse accezioni: fare rumore a lungo, insistentemente; manifestare dissenso con rumori ostili ... Voi quale accezione date al vostro rumoreggiare? Cos'è cambiato dal cantare al far rumore?
Ruvain è un ossimoro di armonia e caos. É il rumore della natura, privo di coscienza ma sottostante alle leggi della terra. É quindi un rumore solo all'apparenza caotico. Dopo Singar abbiamo imparato ad ascoltare questo caos trovandone un ordine che abbiamo fatto nostro. Cantare, Singar, inteso come cantare corale, simboleggia il lavoro del gruppo che decide di scrivere canzoni e cantarle con semplicità e naturalezza. Con Ruvain questa spontaneità si è resa consapevole. Spontaneità consapevole ... Se ci passi il termine!


Parlando invece della fase di registrazione che è il cuore di ogni progetto, alcuni brani sono stati prodotti, registrati e remixati con un registratore analogico da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, e altri registrati e mixati nella vostra casa studio di montagna. Potreste spiegare questa scelta estetico musicale?
Stimiamo molto Marco sia come musicista che come fonico. Avevamo il desiderio di confrontarci con la registrazione su nastro e la presa diretta. Volevamo provare a incidere come facevano i nostri musicisti preferiti negli anni '60/'70. Quindi strumenti musicali e apparecchiature vintage, tanto presa diretta (e tanta pazienza!) e Marco al mixer. Con lui abbiamo inciso tre brani di Ruvain. Gli altri undici li abbiamo registrati nella nostra casa di montagna, dove avevamo registrato il nostro primo ep Singar. Questa volta però, arricchiti dall'esperienza in studio con Marco Fasolo abbiamo deciso di ricreare quello stesso spirito: quindi lunghe prese dirette per passare notte e giorno a registrare.

Raccontate che Ruvain è stato concepito nel corso di un "neverending tour" a bordo di un furgoncino Volkswagen, tra l'altro guardando il teaser dell'album viene voglia di saltare su quel furgoncino con voi. Ad ogni modo, vi chiedo se la dimensione di viaggio è in qualche modo propedeutica al processo di creazione.
Il viaggio è ispirazione prima di ogni arte ... É il modo più immediato per ampliare conoscenza e orizzonti. In viaggio si vivono sia momenti di condivisione che attimi di riflessione personale. Il viaggio quindi è in primo luogo una fucina d'ispirazione continua ... Crediamo anche che il nostro progetto sia come un lungo viaggio alla ricerca di nuovi "luoghi" sempre più stimolanti. Siamo continuamente alla ricerca di suoni e armonie nuove. Per noi il processo creativo non si ferma mai. Per dire abbiamo già scritto (e stiamo scrivendo) nuovi pezzi che già suoniamo nei live. Il viaggio è conoscenza e la conoscenza nutre l'uomo. Chi si ferma è perduto!


Mi piacerebbe mi parlaste della vostra etichetta, la Vaggimal Records, che poi è nata con voi. Mi sembra appartenere ad un filone d'etichette musicali italiane che ricerca un'intimità o comunque condivide valori più casalinghi, non intesi come low, ma piuttosto come approccio al fare musica.
La Vaggimal Records è un'etichetta il cui spirito si fonde perfettamente con la nostra idea di musica ... Musica che sia immediata e senza trucco. Tutto questo però senza tralasciare i dettagli: dalla scelta dei microfoni in fase di registrazione, alle scelte grafiche più adeguate in fase di definizione dell'artwork, fino all'impaginazione dei comunicati stampa: tutto in linea con lo "spirito Vaggimal". L'intimità casereccia deriva dalla passione con cui queste cose vengono fatte e scelte. Si seguono pochi progetti dopo averli valutati con attenzione, i quali una volta selezionati diventano oltre che musica dei veri e proprio manifesti del Vaggimal Pensiero.

Un'ultima domanda! Se penso alla tensione futuristica la associo all'idea di mega società spietata impegnata a sfruttare tutte le risorse. Qual'è la vostra tensione futuristica invece?
Per noi si sta toccando il fondo in tutto: dall'ambiente, alla società e ovviamente anche per quanto riguarda l'arte! Qui in Italia specialmente. Crediamo però che ci siano i presupposti per una risalita, per un altro Rinascimento Italiano. Bisogna solo capire quale sia la strada giusta per fare un passo indietro e ricominciare dalle cose vere: le cose fatte con le mani, semplici, ma pregne di una bellezza unica, concrete e dal valore reale. In Italia abbiamo tutte le carte in regola per fare ciò. Siamo stati a più riprese la culla della cultura e dell'arte. Quindi dobbiamo "solamente" prendere atto dei nostri errori e capire che non siamo fatti per produzione massiva, globalizzazione selvaggia e speculazione finanziaria. Abbandoniamo tutto ciò e torniamo a fare le cose vere che sappiamo fare bene sia in campo produttivo che in campo artistico. Perché è quello che ci piace fare che riusciamo a fare bene!

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