lunedì 20 maggio 2013

Brioscine appena sfornate: Caffiero

Della band di Fano ne avevamo già parlato tempo fa in occasione dell'uscita del loro album d'esordio. Questa settimana abbiamo avuto l'onore di intervistarli, e cosa poteva venirne fuori se non una piacevolissima chiacchierata? Loro sono i Caffiero e questo è tutto ciò che bisogna sapere su una delle band più interessanti del panorama musicale nostrano. A voi!


Partiamo dalle origini. Quando avete mosso i primi passi nell'ambiente musicale? Suonavate già qualche strumento da piccoli? E soprattutto, come vi siete conosciuti e come avete iniziato a fare musica assieme? 
Andrea suona il basso da quando era piccolo, per un breve periodo ha imbracciato la chitarra (mirando a diventare un menestrello :D ) poi ha iniziato a suonare il contrabbasso ed ha continuato col basso. Anche Alessandro ha iniziato molto presto, in un primo momento con la chitarra poi è passato alla batteria, solo all'età di sedici anni però ha iniziato a suonare con continuità. Mattia ha suonato il basso per tre anni alle scuole medie, poi ha comprato un sintetizzatore e negli ultimi anni si è dedicato all'elettronica homemade. Ci siamo conosciuti sui campi da pallacanestro, giocavamo tutti nella squadra di Fano, circa 20 anni fa…abbiamo continuato a frequentarci fuori dal campo e a quindici/sedici anni abbiamo iniziato a suonare assieme. Con il primo gruppo che abbiamo avuto suonavamo black metal, qualche brano originale e un po' di cover (Dimmu Borgir, Cradle of Filth…). Musicalmente poi abbiamo preso strade diverse, solo tre anni fa ci siamo riuniti per questo progetto.

Negli ultimi anni si parla tanto di Do It Yourself, slogan del fai da te e fenomeno in continua espansione. Pensate che la scelta di autoprodursi  precluda la possibilità di usufruire di particolari vantaggi e qualsiasi ipotesi realistica di sviluppo? O l’aver il totale controllo del proprio prodotto favorisce il benessere del gruppo, in quanto liberi da condizionamenti da parte di terzi? 
Abbiamo scelto la via del DIY perché volevamo libertà assoluta a livello tecnico, tempistico e compositivo; ovviamente vi sono dei risvolti negativi, non abbiamo potuto contare, ad esempio, sui canali di promozione e distribuzione che una valida etichetta può offrire.

Avete deciso di mettere in free download, su bandcamp, il vostro album, e avete creato un packaging speciale per la versione fisica. Come mai siete ricaduti su questa scelta? Adesso che il supporto fisico è un’opzione,  credete che il file sharing sia un ottimo modo per aumentare la popolarità, e quindi la diffusione  del lavoro di un artista o band indipendente che dir si voglia?
Siamo molto legati ai supporti fisici,  è una forma di comunicazione più calda rispetto al download digitale che riteniamo semplicemente un modo per farsi conoscere. A noi piace acquistare dischi, piace come "suonano" e siamo convinti che una volta ascoltata la musica di una band è sempre bello avere qualcosa di fisico se si rimane catturati dal prodotto.

L’album prende il via con il brano intitolato A Damn Fine Cup Of Coffee. Tutti gli appassionati di Twin Peaks sanno bene si tratti di una delle citazioni più celebri  della serie televisiva statunitense. A mio avviso, uno tra i pezzi migliori del disco. È un brano dal mood a tratti quasi onirico, con un humus sonoro cesellato da finiture dubstep e microfrequenze glitch. Giusto per togliermi una curiosità, di cosa parla esattamente il brano? Quando dite no one cares a chi vi riferite? 
Il brano era nato come strumentale poi Mattia prendendo spunto dalle sonorità del pezzo ha scritto la voce ispirandosi a Twin Peaks. Nel testo l'agente Cooper parla in prima persona del suo cambiamento (vedi ultimo episodio di Twin Peaks). Con No one cares volevamo comunicare l'impotenza, l'ineluttabilità della sua discesa verso il male… non importa più che Dale Cooper sia un agente del FBI, niente lo può salvare. In definitiva abbiamo provato a riportare nella canzone il fantastico clima pesante ed onirico che tanto abbiamo amato in Twin Peaks.


Immerso in un’atmosfera del tutto surreale, il video di Caffiero nei boschi secchi è mosso da un filo logico bizzarro, che si esaurisce nel procedere a ritroso nell’evoluzione della specie umana. Un'ironia che fa ridere di situazioni paradossali come può essere la lotta tra il subumano e il primitivo. Il risultato è perfetto. Di chi è stata l’idea? Chi vi ha aiutato nella realizzazione del video?
Partiamo con una premessa: siamo appassionati di b-movies, trash, sci-fi ed horror. L'intenzione era, quindi, sin dal principio di creare un video assurdo… una sorta di incontro fantascientifico tra esseri distanti nello spazio e nel tempo, e volevamo farlo con pochi mezzi come il cinema Exploitation insegna.
L'idea è nata casualmente, avevamo da tempo intenzione di collaborare con Andrea Eusebi, un amico che lavora nel campo degli effetti speciali, ma non ne avevamo avuto l'occasione. Un giorno Andrea (Gobbi), per fare uno scherzo, si è presentato alla porta con la maschera del primitivo, ne abbiamo immediatamente approfittato ed abbiamo iniziato a girare. Per quanto riguarda la realizzazione abbiamo filmato con un ipad e, per le riprese aeree,  un drone e lo abbiamo montato in casa. Oltre ad Andrea Eusebi, l'autore della maschera, altri amici hanno aiutato nelle riprese del video: Nicola Sbrozzi e Pietro Peccio Fornasini (voce in "Van Der Kraftcshe") che si è occupato di istruire il primitivo sulle movenze :)

Voi provenite da Fano. È senza dubbio un momento di grande fermento per la scena musicale marchigiana. Penso a band come i Be Forest, i Soviet Soviet, Karibean, Brothers in Law e tantissime altre. Citarle tutte potrebbe risultare prolisso, ma sono veramente tanti i gruppi validi dell’East Coast. Che rapporto avete con la vostra terra d’origine? Vi sentite parte di una scena che va oltre l’Italia? E a tal proposito, c’entra nulla con la scelta di cantare in inglese?
Ci son sempre state buone band in zona, magari meno esposte prima della diffusione di internet ma effettivamente questo è un periodo particolarmente vivace dal punto di vista musicale, deve essere l'ambiente :), scherzi a parte a Fano ci troviamo bene, è un posto piuttosto tranquillo, forse troppo e come in molte altre città suonare rappresenta una delle poche alternative alla noia. Quella che molti definiscono scena per noi è semplicemente un  gruppo di amici con cui usciamo sempre,  membri di band diverse spesso hanno progetti paralleli assieme, senza invidia e senza pestarsi i piedi, è una situazione molto fortunata. La scelta del' inglese è stata naturale, abbiamo sempre ascoltato musica straniera, ci piace il suono della lingua e crediamo sia pertinente alla nostra proposta musicale. Speriamo di riuscire un giorno ad uscire anche all'estero, forse a livello di genere musicale potremmo avere più riscontri fuori che in Italia.

La scelta del titolo. Mi piace immaginare che sia venuta così, spontaneamente, senza alcuna particolare ricerca. Tipo che una mattina vi siete svegliati di soprassalto, nel mezzo di un bel sogno, per sbarazzarvi della mosca che vi ronzava tra i capelli, ed Eureka!, vi si è accesa la lampadina. Perché non chiamare allora il disco Moscagrande?! Ma delirio mentale permettendo, ci parlereste del vero motivo che si cela dietro tale scelta?
In effetti è stato molto casuale, stavamo suonando in sala prove il giorno in cui è morto Germano Mosconi (il giornalista / bestemmiatore) probabilmente qualcuno aveva fatto una ricerca su internet e sullo schermo era rimasta a schermo intero un'immagine di una mosca… ed ecco il titolo. Cercavamo qualcosa che potesse descrivere la nostra musica e Moscagrande ci è subito sembrato adatto al nostro ronzio digitale ed ai nostri brani a tratti ossessivi e perché no anche fastidiosi come può esserlo una mosca!



Cosa mi dite dei vostri concerti. Come procede l’attività live? C'è un episodio particolarmente divertente legato al tour che merita d’essere raccontato?
L'attività live procede... lentamente, ma procede; proponiamo musica particolare ed abbiamo diversi progetti paralleli quindi facciamo un po' fatica ad organizzarci (il male del DIY ). Un paio di settimane fa siamo stati in Calabria per la prima volta ed è andata benissimo, ora, invece, siamo fermi per lavorare ad un nuovo video (3 By the gin) e per dedicarci all'allestimento di un nuovo live show che comprenda visual. Ci conosciamo da sempre e siamo molto affiatati quindi quando usciamo a suonare ci divertiamo parecchio… al momento, però, non ci viene in mente nessun episodio in particolare, perdonaci :).

Un’ultima domanda spassionata. Cosa state ascoltando in questo momento?
Mattia per lo più Scratch Acid e The December Sound. Alessandro, dopo un viaggio con un amico che aveva solo quel disco in auto, ascolta sempre Vic Chesnutt. Andrea gli Shellac.

E con questo è tutto, grazie mille per la chiacchierata ragazzi. A presto!
Un abbraccio Mara e grazie ancora per la bellissima chiacchierata. Baci

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