lunedì 25 febbraio 2013

Brioscine appena sfornate: Architecture of the Universe

Altro giro, altra intervista, questa volta in compagnia degli Architecture of the Universe, gruppo post-rock nato a Prato/Firenze nel 2010 composto da Francesco Colapietro, Andrea Guasti, Lorenzo Guazzini e Michelangelo Puglisi. Sono i quattro lati, i quattro angoli, i quattro punti cardinali della struttura atta a creare e produrre suoni inconfondibili. Se il buongiorno si vede dal mattino, la buona settimana si sente dal Lunedì. Buona lettura!


E' uscito a Ottobre dell'anno appena trascorso Il grande freddo, EP che segue quello del vostro debutto, Parallel Void, datato 2011. Siete soddisfatti del risultato ottenuto? Questa scelta musicale è dovuta alla vostra maturazione dal punto di vista strumentale e personale?
Per quanto vediamo Il grande freddo più come un punto di partenza che d'arrivo, ci consideriamo piuttosto soddisfatti di questo lavoro. Le sonorità che lo contraddistinguono sono sicuramente meno cupe rispetto a Parallel Void ma anche più strutturate e ciò è stata sicuramente una diretta conseguenza della nostra maturazione. Mentre lo componevamo noi stessi ci siamo accorti del passo avanti fatto; speriamo che ciò sia arrivato anche all'ascoltatore.

Scegliere il giusto titolo per una canzone è tanto importante quanto difficile. Si usa riprendere una frase, o una parola, molto frequente nel testo, per spiegarne o sintetizzarne il contenuto. Quando il pezzo è strumentale la strategia cambia. Come sono nati questi titoli?
Volevamo dare una “unione interpretativa” alla lettura dei pezzi attraverso i titoli. Più che altro una traccia che indicasse all'ascoltatore un punto di partenza per capire il singolo pezzo all'interno dell'EP. Per questo motivo, dopo aver tracciato delle linee guida, abbiamo steso una breve poesia che racchiudesse, al suo interno, i quattro titoli delle canzoni. Così facendo il nostro intento era quello di trasmettere, con il singolo titolo, il significato della canzone, mentre con l'intera poesia il significato dell'EP.


Come nascono i vostri pezzi? Quali emozioni scatenano in voi la voglia di comporre e suonare?
I nostri pezzi nascono prettamente in sala. Spesso il tutto parte come una “jam session”, qualcuno inizia a suonare e gli altri gli vanno dietro, quando esce fuori qualcosa di buono ce ne accorgiamo subito e il resto viene da sé. Questo nostro modo di comporre ci porta ad andare molto “a sentimento”, influisce tanto il nostro stato d'animo del momento in cui scriviamo. Per questo motivo non ci sono delle precise emozioni che scatenano la nostra voglia di comporre: sarebbero troppe da elencare.


Qual è il vostro background musicale?
Eh, bella domanda. Ognuno di noi ha un background completamente diverso: si parte dal metal, per andare al punk hc, passando dall'emo anni 90 per finire con il più classico punk-rock. Tutta queste differenze però ci aiutano, in fase compositiva, a creare un sound piuttosto personale.

E per finire, una domanda riguardo i vostri live. Il concerto ideale: come, dove, con chi.
Non amiamo i palchi, ci piace suonare per terra: più vicino è il pubblico, più ci carichiamo. Il “dove” è relativo, che sia ai piedi di una montagna o su una spiaggia al tramonto, ciò che conta è con chi... E non c'è miglior compagno di palco di qualunque altra band abbia voglia di farsi qualche birra e risata in compagnia a fine concerto.


RecensioneFBTW
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1 commento:

clockworkbanshee ha detto...

Ascoltati sabato scorso, un po' ad osservarli rapita un po' ad occhi chiusi a godermi le vibrazioni della loro musica.
Amore a prima sensazione.