sabato 28 luglio 2012

Warm Up: Optimus Primavera Sound: Un report a lungo rimandato

Porto è una città meravigliosa che mantiene una forte dualità come tutte le città che si affacciano sul mare. Mi ha ricordato molto Genova, arroccata sulle colline con i suoi saliscendi di angusti passaggi tra case che in cima quasi si toccano, lame di cielo a illuminarti scalinate che non sai dove ti portano. Ci siamo persi più di una volta, anche se in fondo non è perdersi se stai girando a caso. Porto è anche una città in sfacelo, palazzi popolari che cadono a pezzi lasciando spazio ad una vegetazione invadente. Neppure le zone storiche e artistiche si salvano, c'è un velo di polvere su tutta la città. Affascinante più che mai, romanitca e decadente. Meravigliosa, l'ho già detto? La situazione politica ed economica è pessima, più che da altre parti. Eppure mantiene una vivibilità altissima, trasporti estremamente efficienti e infrastrutture turistiche ottime. Contraddizioni per mia esperienza sconosciute, da noi quando è merda è merda.


Porto ti accoglie con un aereoporto futuristico da cui prendi la metro e vai in centro, il biglietto della metro ha un chip RFID per cui basta passarlo accanto alla macchinetta per scaricare un viaggio, puoi caricarci quanti viaggi vuoi e puoi ricaricarlo ogni volta. Biglietti di carta addio, inquinamento ridotto virtualmente a zero, Trenitalia, impara qualcosa. Molli i bagagli all'ostello e ti fiondi al festival, la linea blu della metro ti molla a dieci minuti a piedi dal festival, i bus fermano anche più vicino. Arrivi al Parque da Cidade. Un attimo per riprendere il fiato. Ottantatrè ettari di verde con prati, boschetti e fiumiciattoli. L'Optimus Primavera Sound si tiene in una porzione di questo parco, porzione ridotta ma comunque gigante. Sufficientemente grande da volerci dieci minuti per capire dove andare. Ora che siamo in loco ci rimane sono una grande incognita. Chi cazzo andiamo a vedere? I programmi dei festival sono fatti in maniera tale da farti uscire matto per decidere cosa, come e quando. Yo la tengo, Tennis o War on Drugs? Santo cielo. The Flaming Lips, i Codeine o i Black Lips? Bio parco. Wilco, Shellac o Neon Indian? Pattana vacca. E così via per tutto in festival, bestemmie e scelte sofferte. Tutti i gruppi erano estremamente meritevoli e se avessi avuto il dono dell'obiquità come Gesù in Jesus Christ Vampire Hunter li avrei visti tutti ma, purtroppo, non sono un personaggio di fantastia e ho fatto le mie scelte. Nonostante tutto sono rimasto incredibilmente soddisfatto dagli intramontabili Yo La Tengo che hanno fatto uno live fantastico. Dallo show epocale dei Flaming Lips con palle giganti, mani laser, ballerine scosciate, the whole deal. Dalle scariche sad-metal-core degli Shellac, sotto palco a cantare parola per parola Paryer to God, con gente che ti abbraccia ubriaca. Questo è un festival!


Stessi problemi anche il secondo giorno, anzi. La pioggia la faceva da padrone sui problemi di scelta. Se venerdì distribuivano borsine che si trasformavano in pratici teli da prato, sabato i poveri volontari/addetti distribuivano impermeabili. Poveri perchè appena li vedevano la gente correva verso di loro come una folla con le forche e le torce corre verso una strega. Pessimi momenti per la storia della civiltà. Gomitate, capelli tirati, eccetera. Comunque. Le ardue scelte del sabato hanno visto vincitori gli Spiritualized, Afghan Wings, Kings of Convenience e Washed Out. La scelta più sofferta è stata quella delle ore 23:00. Kings of Convenience o Dirty Three? Porno divo, come si fanno a mettere due gruppi così assieme. Il buon Erlend Øye non ha mancato di lamentarsi scherzosamente mentre cercava di fare una canzone particolarmente intima nello stesso momento in cui il trio australiano stava tirando su un muro sonoro che si sentiva probabilemnte in tutta la città. "Non capisco perchè non possano avere un festival solo con noi, possiamo suonare anche in altri gruppi, sapete?" Bagnati fino al midollo siamo tornati mesti a casa sapendo che i festival sono belli perchè durano qualche giorno, che ci sono mille gruppi ma ne vedi pochi. Sapendo che è stata una delle cose più fiche che abbia mai visto, sapendo che portare così tanta gente in una città, in un paese in difficoltà economiche vuole dire molto (tutti gli ostelli, residence, appartamenti erano occupati). Sapendo di aver fatto una scorta di musica di qualità incredibile nonostante mi sia perso il primo e l'ultimo giorno a causa di ferie scarse e aerei che non tengono conto delle mie esigenze musicali. Infine. Sapendo che tornerò di sicuro anche l'anno prossimo. A presto Porto.

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