venerdì 29 giugno 2012

Brioscine appena sfornate: f〇fㄚ

Doppio appuntamento questa settimana con le brioscine, non ho potuto resistere dato che questo venerdì esce il nuovo lavoro del genovese Davide Cedolin (sotto il moniker di f〇fㄚ) che si intitola Bioluminescence. Suoni meravigliosi che mi sono fatto raccontare qui sotto.

Ciao Davide, raccontaci cosa fai nella tua vita precaria e dicci come la musica si incastra in essa. Conosciamo già il progetto dei Japanese Gum, come si differenzia questa tua esperienza solista?
Ciao a te e ai lettori. La mia vita, per quanto in realtà non sia al momento recaria in senso assoluto, lo è per quanto riguarda la fattibilità delle mie aspirazioni, che posso garantirti, non sono pazzesche. Sono sempre stato abituato a credere che il mondo in generale sia un insieme di pensieri e desideri, parole e azioni che, anche se spesso in modo intelligibile ed apparentemente inconsapevole, si legano a vicenda in maniera univoca per poi dare nuovamente spazio ad altre miriadi di possibilità, scelte e conseguenze. Come dire, prendere un miliardo di biglie, gettarle in una rete fine, e dopo che hanno smesso di muoversi e si sono posizionate, vedere che iniziano a trapassare i piccoli spiragli della rete per ricomporsi, in uno strato successivo in un nuovo e differente motivo. Quindi, in concreto, non ho mai sentito la musica come un elemento che dovesse incastrarsi nelle mia vita, ma come qualcosa che facesse parte effettiva di essa, e quindi non divisibile o identificabile. Sono accademicamente grafico, disciplina nella quale impronto anche buona parte della mia esperienza musicale, ma per necessità spesso faccio anche lavori meno edificanti. f〇fㄚ è nato come esigenza estemporanea, qualcosa che potesse fissare un determinato momento creativo in modo molto veloce, ma lentamente sta acquistando una forma ed una sostanza diversa, forse più riflessiva, pur non perdendo la spontaneità e la rapidità di produzione-esecuzione che coi Japanese Gum non è fisiologicamente possibile.


Il genere con cui ti esprimi è più o meno sempre l'idm, è un incasellamento voluto, senti di esprimerti al meglio o cerchi e pensi anche di esplorare, in un futuro più o meno prossimo, terreni vicini?
In realtà, il genere o l'incasellamento come tu hai scritto, è un qualcosa che riesco a capire e comprendere in una fase successiva alla composizione dei pezzi, e spesso non è neppure detto che ci riesca. Quindi di voluto non c'è quasi nulla in questo senso. Ascolto (quasi) di tutto, vedo un sacco di serie tv e film, sono per deformazione professionale informato di arte contemporanea, quindi di conseguenza credo che sia un insieme molto ampio di elementi a "influenzarmi" o comunque a dettarmi certe coordinate.
Sono appassionato della natura, appena posso passo giornate in un posto nell'entroterra varazzino nei pressi di un torrente quasi magico, coltivo anche un piccolo orto sul terrazzo di casa con la mia ragazza, e credo che siano queste cose di tutti i giorni a toccare maggiormente le mie corde espressive, più di un genere od un altro. Aggiungo che, un film come Drive, a partire dalla fotografia, per arrivare ad una prevalente assenza di dialoghi ed alla colonna sonora che è perfetta, abbia giocato un ruolo importante per lo sviluppo di certe idee, anche se poi nei fatti non penso ci sia moltissimo in comune tra la musica che faccio e la sua soundtrack.
Non ho quindi aspirazioni a coprire un genere piuttosto che un altro, ma semplicemente ricerco, in quello che faccio, una gamma di suoni che possano rappresentare al meglio la mia espressività, e sicuramente in futuro posso garantire al 1000% che non farò mai un disco uguale ad un altro, discorso che vale anche per i Japanese Gum. Per me resta più importante trovare gli strumenti e i codici espressivi più appropriati per poter raccontare o astrarre un concetto piuttosto che consolidare uno status quo di genere o stile, che giudico personalmente uno stratagemma per nascondere un'aridità o una pigrizia di idee.

Come mai Bioluminescence? L'accostamento medusoide a questa musica è più che mai azzeccato ma io davvero non lo saprei spiegare. Come nasce in specifico questo disco?
La bioluminescenza è un'altra mia fissa. Credo di avere guardato in passato tonnellate di documentari a riguardo, sono sempre stato attratto/affascinato dalle profondità dei mari e dalle creature che le popolano. Creature in grado di generare luce dal proprio corpo autonomamente... forse lo troverai infantile, ma in un certo senso credo che anche questo sia magia. Durante la composizione dell' EP, mi sono reso conto che un certo tipo di mood vinceva sugli altri, ed era una sorta di pacifica danza silente, un qualcosa che fosse di movimento ma allo stesso tempo quasi statico. Un qualcosa che mi trasmetteva una sorta di luce attraverso un insieme di scenari più cupi e non definiti. Quindi è stato naturale per me associare alle canzoni un titolo del genere.


Il tuo disco è il classico esempio di DIY e sicuramente puoi essere etichettato come un artista indipendente in quanto non legato ad una major. Ma cosa vuol dire per te indipendente e come si discosta la tua visione da quello che in Italia è chiamato così?
Fare il punto sull'essere indipendente come artista nel 2012 è una questione complessa a dir poco e risponderti in modo completo senza dimenticare dettagli pressoché impossibile. Ma è una tematica che mi è molto cara e cercherò di essere il più esauriente possibile.
Nella domanda parti dal presupposto che io abbia una visione che si discosta da quella italiana e salvo specifici casi sporadici, hai ragione. Non ho mai capito perché si debba parlare di DIY o di indie con tanta leggerezza e qualunquismo. Dietro una parola c'è sempre un significato e se è vero che luoghi comuni come "paese che vai usanza che trovi" non sono privi di fondamento è anche vero che quando le cose non funzionano come altrove, sarebbe bene cercare di imparare un certo tipo di elementi che potrebbero fare migliorare la propria situazione. Innanzi tutto bisogna fare delle differenziazioni di intenti: la gente mediamente tende a mescolare e rendere subalterne parole come indie e hipster. Storicamente indie significa affermazione di un'esigenza espressiva che non può esistere all'interno di un sistema mainstream. Ormai invece indie è spesso considerato più un genere musicale piuttosto che una condizione. E gli hipsters che esistono dagli anni '40 dello scorso secolo negli States, sono tutt'altro che persone che si affannano a fare gli strani o gli alternativi in modo ostentato, vestendo in un certo modo, ascoltando solo le demo dei gruppi e mangiando macrobiotico; sono individui che tentano di affermare una controcultura, non con intellettualismi gratuiti da wikipedia, ma con formazione personale e studi che giustificano certe scelte ed interpretazioni delle cose, individui che non scelgono un prodotto alimentare perché è diverso e basta, ma perché hanno una consapevolezza che li porta a credere che sia migliore. Non pensano che la demo di un gruppo sia meglio dei dischi successivi solo per poter dire di esserci arrivati prima, ma perché magari certe band, col passare del tempo, dopo i promettenti inizi si perdono in elaborazioni non spontanee e omologate del proprio suono che li porta a perdere di significato. E' ovvio che le degenerazioni modaiole dietro ad attitudini come queste siano facilissime. A mio parere in Italia molto di più che in altri paesi, si cerca di cavalcare l'onda, di assorbire il più possibile, senza essere in grado di metabolizzare in modo autonomo le cose. Ne sono esempio gruppi italiani che prima di ottenere riconoscimenti nello stivale devono andare oltre confine per suscitare interesse qui.
Poi, in Italia, paese della moda (e delle mode) per eccellenza, tutto si riduce a questo. Nei primi anni 2000 tutti a cantare in inglese perché si pensava fosse figo. Ora negli ultimi anni un sacco di gruppi che apprezzavo parecchio hanno invertito la tendenza, scegliendo l'italiano. So che non mi farò molti amici, ma personalmente credo che quest'ultima cosa sia esemplificativa: siamo un popolo barbaro, incapace di dedicare tempo alle cose, e quindi magari preferiamo ascoltare gente che canta in italiano per evitare di dover leggere i testi e tradurli. Non credo che nessuna persona dotata di un'intelligenza media pensi che la lingua italiana sia più funzionale di quella inglese ad un gruppo che suona come uno americano. L'italiano è una bellissima lingua, ma al di là di singolari casi in cui la lingua è utilizzata in modo differente da quello tradizionale (parlato come gli Offlaga Disco Pax, o screamo come i La Quiete i primi che mi vengono in mente) non è per niente armonica e sintetica come l'inglese, ha troppe sfaccettature, tempi verbali e strutture rigide per funzionare, che ne so, su un pezzo alla Pavement. Capitolo a parte sono i cantautori, dove c'è una scuola italiana enorme e bellissima, ma che prima ancora che in Dylan affonda le radici in Tenco.
Quindi, dovendo fare una sintesi conclusiva, reputo la nostra cultura indi(e)pendente indietro nella media e ancora troppo arroccata su posizioni conservatrici se vogliamo, anche se fortunatamente ci sono piccole realtà che vanno decisamente contro corrente, mettendo al primo posto le qualità ed i valori di una band piuttosto che l'impatto mediatico costruito a tavolino che essa ha. Una cosa positiva, è che finalmente anche in Italia l'età media delle nuove band si stia abbassando, ottenendo così maggior respiro e nuova linfa per un paese che ne ha davvero bisogno.

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