mercoledì 9 novembre 2011

Suonare il paese prima che cada – Intervista ad Andrea Scarabelli

Nell’Italia che rischia quotidianamente di colare a picco, vi è una nuova generazione di musicisti, povera di mezzi, ma ricca di determinazione e di talento musicale e poetico, che non ha aspettato tempi migliori per evitare di sporcarsi le mani. Non si sono trasferiti all’estero. Hanno continuato con ogni forza a suonare il paese prima che cada. Andrea Scarabelli ha scelto di dare la parola proprio a loro. Io l'ho incontrato per fargli qualche domanda…


Dove ti trovavi quando è nata l’idea del libro? Mi sembra di aver capito che non fosse preventivato,ma che, per una serie di circostanze, l’argomento si è imposto alla tua attenzione.. Ci vuoi raccontare? Sì, tendenzialmente mi occupo di narrativa, anche all’interno della stessa Agenzia X , però dal 2009 organizzo insieme a Marco Philopat il festival Slam X, che mette in relazione musicisti e scrittori, tentando contaminazioni... (a proposito, la prossima edizione sarà sabato 26 novembre in Cox 18, save the date!). Ho quindi pensato che qualcosa di simile potesse funzionare anche in un libro. Ma il vero detonatore del progetto è stata l’intervista che ho fatto a Enrico Gabrielli per Carmilla, in occasione dell’uscita di Der Maurer: si è trasformata in un vero e proprio racconto, in cui si toccavano tanti argomenti interessanti... talmente interessanti da spingermi a realizzarne altre!

Parlaci della scelta del titolo Suonare il paese prima che cada.
Mentre sto scrivendo, l’Ansa telegrafa la lentissima e putrescente agonia berlusconiana, che di certo non ci libererà del berlusconismo né ci salverà, ma in qualche modo mi sembra un buon aggancio per spiegarmi: il paese, il nostro, sembra sempre a un passo dal baratro, e il nostro presente in procinto di precipitare. Eppure, la caduta vera non arriva mai. Oppure, se si vuole, si sta cadendo ma nel vuoto cosmico, non c’è schianto. E suonare il paese vuol dire sia (in senso retrò) dargli un po’ di botte, di colpi ben assestati, sia portare la propria musica in lungo e in largo, di provincia in provincia. E farlo subito, senza aspettare tempi migliori.


Anche se ne parli ripetutamente, qual è, a tuo parere, la differenza più eclatante tra gli anni 90 e gli anni Zero, anche in virtù di quello che personalmente hai vissuto? Il mio vissuto conta poco, perché per motivi anagrafici (sono del 1983) negli anni novanta andavo a vedere pochi concerti e i miei ascolti erano più esterofili... Le novità principali del decennio 00 sono, in ordine sparso: ruolo massiccio di internet, crollo delle major, live come unica forma di sussistenza per gli artisti, maggior accesso all’autoproduzione e all’autopromozione, effetto shuffle da iPad e una sbornia musicale quotidiana fatta di infiniti streaming e dowload di musica che poi ascoltiamo pochissimo. Altro? Forse minor distanza tra pubblico e artista, recupero di stili e linguaggi precedenti, pubblico più trasversale (es. chi va a vedere Dente magari ascolta anche il Teatro degli Orrori e gli Aucan). E un uso della lingua italiana meno astratta.

C’è qualcuna delle storie che vengono raccontate che ti ha appassionato particolarmente? C’è qualcuno degli artisti a cui ti senti più vicino (e non solo musicalmente)?
Tutte mi hanno stupito per la loro ricchezza e sincerità, davvero. Forse sento vicina l’attitudine di cui parla Massimo Pupillo all’indipendenza “che si paga in lavoro” di Agenzia X...


Ad oggi... cosa vorresti aggiungere alla tua prima edizione? In molti mi hanno chiesto perché mancassero i Verdena. Osservazione pertinente, dato che ho scelto i musicisti in base all’impatto che hanno avuto sull’immaginario dell’ultimo decennio, e i Verdena l’hanno certamente segnato a fondo. Purtroppo, mentre realizzavo il libro, non avevo idea che stessero per pubblicare Wow – a dire il vero, con grande ignoranza, pensavo fossero proprio fermi – quindi non li ho contattati.

C’è qualche altro/a musicista che avresti voluto nel libro, ma proprio non è stato possibile?
A parte quanto detto per i Verdena, non ho ricevuto neanche un rifiuto: chi ho contattato ha partecipato.


Cosa serve perchè i musicisti risollevino il paese prima che cada? Purtroppo dubito che i soli musicisti possano risollevarlo. Però è importante che l’azione creativa e artistica si faccia politica (in senso letterale), e che questa azione sia inclusiva e non esclusiva. Se non basta per evitare crolli, sono ottimi presupposti per tentare ricostruzioni.

A quale lettore hai pensato mentre scrivevi? Sembrerà banale, ma proprio a un lettore qualsiasi, non necessariamente appassionato di musica. Credo infatti che questo sia un libro sul cercare una propria strada, prima di tutto, e sui sacrifici necessari per intraprenderla, senza nemmeno sapere dove porterà.

La canzone che può meglio riassumere quello che scrivi... il declino di questo paese?


La canzone che può dare invece speranza a questo paese?


Le foto sono state scattate da Chiara Nicoli e si riferiscono alla presentazione del libro a giugno @ Santeria di Milano

Info e buy it!Fb Agenzia XSito Agenzia X

1 commento:

burro ha detto...

Finalmente i libri su Breakfast Jumpers!! Stiamo diventando un centro culturale, a quando il riconoscimento di Cavalieri del Lavoro Musicale?? :-P