martedì 22 marzo 2011

Live Report: Beatrice Antolini @ Vinile45, Brescia


Digitalizzare le emozioni che può portare un concerto non è sempre facile. Soprattutto quando sono tante da lasciarti spiazzato.
L'artefice di ciò è Beatrice Antolini, classe '82, in tour per la penisola dopo l'uscita di Bioy. Bell'album Bioy,  molto piacevole, ma niente a che vedere con il live. Dal vivo è tutto diverso,  non sono quei 30 Db , sono quei chilogrammi di passione, di energia e di “tirarla per le lunghe”. Il cd benchè sia ben concepito, molto curato, non mi ha cambiato la vita, sarò sincero. Il live mi ha lasciato con la bocca aperta.


Mi ingoio un paio di sanbuche perchè ho capito che i concerti si gustano meglio con in corpo alcol. Mi aggiro per il locale, sempre quello, il Vinile45 di Brescia, che mi offre ogni sabato sera ottimi concerti. Sembra vuoto, gente sparsa dentro e fuori, e mi dico: non capite un cazzo, viene in questa squallida città una musicista coi controcazzi e non c'è nessuno; vengono gruppi col nome che ha uno spessore maggiore, ma che musicalmente sono dicutibili e...non ci si sta. Bah. Meglio così, penso, non dovrò restare tutto il concerto con gente che mi spinge, mi urla nelle orecchie e senza dover intrufolarmi per scattare qualche foto (mi sembra di essere un pensionato che guarda i lavori in corso...). Siamo alla (...ehm non ricordo il numero) sambuca e l'atarassia ha preso il sopravvento sulla misantropia. Si fa quasi mezzanotte e, sicuro che l'attesa stia per terminare, mi appropinquo sotto il palco. E come non detto la nostra cara Antolini sale sul palco, subito seguita da quattro loschi figuri, al secolo i musicisti.
Inizia come il cd con Piece of moon seguita dalla title track Bioy. Beatrice è alle percussioni con tanto di berretta bianca. Le prime file che si erano timidamente distanziate dal palco, iniziano ad ondeggiare a ritmo di We're gonna live. Divagazioni dance-funky misto all'elettropop, ritmiche percussioni mescolate a momenti più riflessivi e malinconici, canzoni tirate per le lunghe con ampi spazi di calcolata improvvisazione. Venetian Hautboy, Mutantsonic, Eastern sun fanno continuare con l'alternanza di ritmi e colori. Beatrice sembra sola, l'arancio della sua t-shirt la contraddistingue dagli ottimi musicisti che la accompagnano. A questo punto mi sentivo già sazio, satollo da cotanta mescolanza, con lo sguardo attonito della triglia che non si aspettava tutto ciò. Meschinamente partono le corte note di New room for a quet life, tromba messicana compresa, al limite con la bossanova. A questo punto un po' di calma non guasta Planet e Riule, quest'ultima ripescata da Big Saloon, esaudiscono le mie richieste. Doveri promozionali terminati (le canzoni precedenti fanno parte dell'ultimo album) possiamo passare a qualche vecchia chicca: con Funky show, Sugarize ritorniamo a muoverci, con Taiga continuano i ripescaggi da A due, esaltati dalle digressioni e dagli influssi funky. Quest'ultima che rispecchia la vena psichedelica e alienante che ci aveva regalato nelle improvvisazioni ripetute durante tutto il concerto. Con Double J è il momento dei saluti precedenti all'ormai consueto bis che inizia con la struggente Paranormal, terminata la quale parte un giro di basso a me noto. Ctrl+f nel mio cervello, ma prima di arrivare alla soluzione è Beatrice che mi offre la soluzione: nothing can stop me now... Quasi commosso dalla citazione mi fermo e ascolto la versione al femminile e velocizzata di Trent Reznor (NIN). Calda, suadente, magnifica, martellante. Parte l'ultima canzone, ma prima Beatrice risponde grintosamente ai tanti commenti positivi e neanche troppo raffinati, per lo più attinenti alla sua figura. Come se il messaggio non  fosse stato recepito dalla t-shirt recante scritta “see me in another light”. L'ultima canzone, Night SHD, forse una delle migliori, la ascolto a malapena, ancora stordito da Piggy, che continua a volarmi per il cervello sbattendo come una mosca contro la calotta cranica.


photo album
mr_n

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